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Borsetto: analisi del (non) voto

“Il voto di domenica e lunedì obbliga ad alcune riflessioni soprattutto sul non voto che in Veneto e il Polesine, realtà tradizionalmente ligie al dovere istituzionale, aumenta (prima volta dal dopoguerra) al 55% degli aventi diritto (1995 al 15%, 2020 al 38%).
Un dato che, se visto nel computo complessivo, assegna alla destra “appena” il 28.19 % dei votanti aventi diritto, con una vittoria  netta ma che si regge sul voto di un veneto su tre.
Condizionata inoltre da una perdita a destra di 650 mila voti sul 2020 e con un recupero a sinistra (unito attorno a Manildo), che sfiora il raddoppio dei voti sul 2020.
Il tema centrale post voto rimane tuttavia l’ineludibile “Partito” dell’astensionismo, forte di 2.379.117 di voti non espressi. Un fenomeno in crescita che preoccupa maggiormente in Polesine, dove il 59% è rimasto a casa.
Uno dei motivi sul non voto è probabilmente imputabile alla crescita del disagio sociale, alla perdita di forza lavoro che si somma al calo netto di residenti (15 mila in 15 anni: con una forte incidenza di emigrazione giovanile).
Quì si fa sentire maggiormente l’impotenza della politica locale, in una terra da sempre inguaiata per mille motivi (subsidenza, dismissione centrale Enel, recente crisi della pesca, mancanza di investimenti per lo sviluppo e l’occupazione) indebolita dalla crisi economica e alimentare (+25% rispetto al 2021), con molti anziani per i quali è diventato davvero un lusso accedere a cure sanitarie preventive.
In questo contesto aumentano le difficoltà per molte famiglie a basso reddito. Il tutto genera sfiducia, disillusione rispetto ad una politica del governo locale veneto che guarda più di buon occhio le possibili centrali a biogas (60 su 80 previste in Veneto) ma priva di  una visione futura: un sud del Veneto a tutti gli effetti.”
VANNI BORSETTO
FORUM dei CITTADINI
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