Venerdì 23 maggio i lavoratori e le lavoratrici della AMMANN Italy di Bussolengo hanno scioperato per l’intera giornata lavorativa e si sono riuniti in presidio davanti ai cancelli dell’azienda dalle 8 alle 11.30 per ricordare all’azienda che siamo in uno Stato di diritto, in uno Stato democratico, con una Costituzione che fonda la nostra Repubblica sul lavoro e sulla dignità e il rispetto di lavoratrici e lavoratori e non sul profitto e lo sfruttamento.
La multinazionale svizzera, chiamata ad un incontro organizzato con la Regione presso la provincia di Verona, ha rifiutato di incontrare i sindacati e, soprattutto, le Istituzioni ignorando ogni tipo di procedura conciliante. È evidente il totale disinteresse nei confronti sia delle lavoratrici che dei lavoratori sia della salvaguardia della produzione, nonostante l’azienda sia attiva sul territorio dal 1960, da circa 80 anni. L’azienda non è interessata ad alcun ragionamento che non sia la dismissione della produzione e del magazzino, con i conseguenti licenziamenti e la delocalizzazione dei due reparti in Turchia.
Al presidio di oggi erano presenti anche il vicesindaco di Bussolengo Massimo Girelli e alcuni membri della giunta comunale per portare solidarietà e sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici in lotta.
Tutti i lavoratori e le lavoratrici sono molto arrabbiati e preoccupati per la mancanza di lungimiranza dell’azienda e hanno partecipato in blocco allo sciopero e al presidio, inscenando anche il funerale del dipendente della AMMANN acconciando un manichino con la tuta di lavoro e sistemandolo in una bara preparata ad hoc. Gli operai hanno anche forgiato un tapiro da consegnare alla dirigenza in segno di disapprovazione per le scelte prese. Il futuro preoccupa ognuno dei 157 dipendenti dello stabilimento di Bussolengo, anche quelli non direttamente coinvolti con la procedura presentata lunedì, perché l’azienda dimostra una totale mancanza di rispetto nei confronti dei propri dipendenti e non c’è nessun tipo di chiarezza sul futuro dell’intero stabilimento.
“Siamo di fronte ad un’azienda che sta dichiarando 64 licenziamenti in maniera unilaterale, rifiutando ogni trattativa e ogni tipo di ragionamento alternativo. Come Fiom avevamo fatto la richiesta di andare in Regione all’Unità di Crisi per parlare e per evitare l’apertura della procedura di esuberi, ma l’azienda ha declinato l’invito, fatto saltare l’incontro e contestualmente ha presentato la procedura di esuberi. L’azienda non si vuole confrontare né con il sindacato né con le Istituzioni.” Ha dichiarato oggi Devis Bonomini della Fiom Veronese, continuando “Noi chiediamo che venga ritirata o perlomeno sospesa la procedura di licenziamento e che ci si possa incontrare in qualche sede istituzionale per avere un confronto più sereno e per poter trovare una soluzione che salvi i lavoratori, le lavoratrici e la tenuta occupazionale del territorio. Il fatto che vogliano velocemente i lavoratori fuori dall’azienda e che non vogliano parlare con le istituzioni dovrebbe preoccupare il governo regionale e anche il ministero, perché, di fatto, stanno dicendo che non vogliono avere a che fare con le istituzioni, che non le rispettano. Il governo che dice di voler difendere il Made in Italy dov’è? Questa azienda delocalizza in Turchia per mero profitto economico e senza tutelare le maestranze e il know-how italiani. Noi non accettiamo che si trattino i lavoratori e le lavoratrici come fossero schiavi da vendere o pezzi da buttare. Lotteremo per salvare questi posti di lavoro e difenderemo l’occupazione locale. Speriamo che anche le Istituzioni e il governo si rendano conto di quello che sta accadendo qui. Senza traccia di crisi, senza bilanci negativi, decidono di chiudere per pura strategia, solo per aumentare gli utili e i dividendi sulla pelle di operai, operaie, impiegate, impiegati e delle loro famiglie. Chiediamo al più presto un confronto serio e propositivo per trovare soluzioni e perché non vengano accettate supinamente delle decisioni scellerate.”



