La sicurezza non è di destra ne’ di sinistra: è una responsabilità. Leggendo il duro sfogo della sindaca di Rovigo si coglie un sentimento autentico di preoccupazione. Il disagio c’è e la paura dei cittadini è reale. Nessuno, tantomeno chi amministra, può permettersi di ignorarlo.
Ma la politica – quella vera – deve andare oltre lo sfogo. Serve distinguere tra la legittima esigenza di sicurezza e la scorciatoia della demagogia. Una città non si governa con semplici proclami, si governa con lucidità, con pragmatismo, con rispetto delle istituzioni, delle persone e della complessità.
L’Italia è già abbastanza divisa e quindi non serve alimentare la rabbia con semplici slogan: non ha senso parlare di “invasori” e mettere sul banco degli imputati, indiscriminatamente, intere categorie. Evocare contrapposizioni tra “noi” e “loro” significa perdere lucidità.
La Giunta di Rovigo è di centrodestra come il nostro governo. Dopo un anno di amministrazione è il momento di passare dalle parole ai fatti. Chiedere più agenti, più risorse, maggior programmazione è sacrosanto. Ma a chi chiederlo se non a se stessi?
La sicurezza non è una bandiera politica, è un diritto di ogni cittadino ed è anche un dovere: quello di non trasformare il disagio in nemico, la complessità in slogan e la paura in odio. Chi delinque va perseguito, vanno accertate le responsabilità penali in ogni episodio di violenza senza ambiguità. Ma una città si salva rafforzando il senso di comunità senza gridare e governando meglio.



