La CGIL di Vicenza, la FLAI CGIL di Vicenza e la FLAI CGIL del Veneto promuovono per domani, venerdì 5 giugno alle ore 10.00 in Piazza del Risorgimento a Schiavon, un flash mob contro lo sfruttamento del lavoro e per restituire dignità a tutte le lavoratrici e i lavoratori vittime di abusi, ricatti, lavoro nero e caporalato.
L’iniziativa nasce dopo il gravissimo episodio avvenuto nelle campagne vicentine, dove un bracciante agricolo è rimasto gravemente ferito durante il lavoro ed è stato successivamente abbandonato invece di essere soccorso. Un fatto che ha profondamente colpito l’opinione pubblica e che richiama altre tragedie che negli ultimi anni hanno segnato il mondo del lavoro italiano.
Non si può restare inermi davanti alla disumanizzazione delle persone che diventano merce e allo sfruttamento che, in ogni sua forma, è diventato parte integrante di un modello economico e produttivo che troppo spesso mette il profitto davanti alla vita umana. Siamo di fronte alla negazione più brutale della dignità della persona e del valore del lavoro. Da Schiavon ad Amendolara, le recenti vicende di cronaca ci raccontano un sistema che continua a produrre vittime e che non può lasciarci indifferenti.
Con questa manifestazione pubblica nella piazza del paese, la CGIL e la FLAI vogliono denunciare ogni forma di sfruttamento e abuso, chiedere giustizia per le vittime e ribadire che nessuna attività economica può fondarsi sulla compressione dei diritti, sulla precarietà e sulla ricattabilità delle persone.
«Il Veneto è terra di legalità solo sulla carta: ogni giorno più di 6.000 lavoratori agricoli invisibili vengono gestiti dai caporali e smistati nelle campagne di tutta la regione, soprattutto in questo periodo di massima intensità lavorativa» dichiara Giosuè Mattei, segretario generale della FLAI CGIL Veneto «Ricordo a tutti che questi lavoratori arrivano in Italia con un visto regolare ma poi cadono nella rete dello sfruttamento perché il loro rapporto di lavoro non viene regolarizzato. Nel 2024 solo il 7% dei lavoratori arrivati per la raccolta stagionale è stato regolarizzato con un rapporto di lavoro e un permesso di soggiorno. Stiamo parlando di un sistema, quello dei flussi, che non funziona e che invece produce irregolarità, sfruttamento e caporalato. Sconfiggere questa piaga si può applicando le leggi esistenti, come la legge 199 del 2016, e abolendo la Legge Bossi-Fini, ma per fare questo occorre una scelta politica netta che questo Governo, finora, non ha voluto compiere».
«Questo episodio ci ricorda, ancora una volta, come nella nostra società la rincorsa al massimo profitto venga considerata l’obiettivo principale dell’impresa privata e finisca per permeare intere filiere produttive» afferma Stefano Menegazzo, segretario generale della FLAI CGIL Vicenza «Una logica che calpesta lo spirito dell’articolo 41 della Costituzione, secondo cui l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale né arrecare danno alla salute, alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. Per noi resta inaccettabile una rincorsa al profitto priva di etica, nella quale a pagare il prezzo più alto sono le persone e la loro salute».
«Quanto accaduto a Schiavon non è un episodio isolato, ma il sintomo di un sistema che continua a considerare alcuni lavoratori sacrificabili» dichiara Giancarlo Puggioni, segretario generale della CGIL di Vicenza «Quando una persona viene sfruttata, privata dei propri diritti e perfino abbandonata dopo un grave infortunio, viene messo in discussione il fondamento stesso della nostra convivenza civile. Per questo saremo in piazza: per dire che la dignità del lavoro non è negoziabile, che la vita delle persone viene prima di qualsiasi profitto e che servono più controlli, più ispettori, più tutele e una lotta senza quartiere contro lavoro nero, caporalato e sfruttamento. Il silenzio e l’indifferenza non sono più accettabili».
La manifestazione si concluderà con un momento di riflessione e di testimonianza dedicato a tutte le vittime dello sfruttamento lavorativo, affinché nessuna persona venga mai più trattata come una merce e perché sicurezza, legalità e dignità tornino ad essere principi inderogabili in ogni luogo di lavoro.



