La penultima tappa della campagna itinerante “Operazione fiumi – Esplorare per custodire” torna ad attenzionare il Fratta Gorzone, che scorre in parte nel territorio ormai noto per la contaminazione da Pfas. L’iniziativa si propone di scattare una fotografia dello stato di salute dei fiumi veneti, attraverso campionamenti puntuali da analizzare sul fronte escherichia coli, glifosate e Pfas. In questa prima restituzione, che si è tenuta oggi a Cologna Veneta alla presenza dell’assessore regionale all’ambiente, Elisa Venturini, e di numerose autorità del territorio, ai quali Legambiente ha chiesto un tavolo di progettazione partecipata per la bonifica del Fratta Gorzone e l’istituzione di una struttura commissariale. Legambiente riporta segnali incoraggianti sul fronte della depurazione microbiologica, mentre permangono le storiche contaminazioni croniche da cromo e Pfas. “Operazione fiumi” vede anche quest’anno il supporto tecnico di Arpav, che ha svolto le analisi sui campioni raccolti dai volontari, nonché il contributo di COOP Alleanza 3.0 e BCC Veneta Credito Cooperativo, infine il patrocinio delle Autorità Distrettuali di Bacino del fiume Po e delle Alpi Orientali.
Nel mese di maggio infatti volontari e volontarie di tutto il Veneto hanno effettuato una serie di campionamenti alla ricerca di Escherichia coli (batteri fecali), glifosate e PFAS nelle acque dolci della regione, grazie alla preziosa collaborazione con Arpav che ha fornito le analisi sugli eventuali inquinanti riscontrati. Anche nel 2026 il Fratta Gorzone è stato mappato in tre punti: nel veronese a Cologna Veneta, nel padovano a Vighizzolo d’Este e infine a Cavarzere nel veneziano. Tali punti sono stati scelti da Legambiente per affiancare e integrare le indagini e i continui monitoraggi sui corsi d’acqua effettuati dall’Agenzia regionale per la prevenzione e protezione ambientale, che restituiscono ogni anno un quadro completo dello stato di salute dei bacini idrografici della regione in termini di sostanze inquinanti.
Con questa campagna, l’obiettivo principale di Legambiente è quello di accendere i riflettori sullo stato della depurazione dei fiumi del Veneto, attraverso rilevazioni della presenza del batterio Escherichia coli, la cui presenza in elevate concentrazioni è sintomo di contaminazione fecale dovuta ad insufficiente depurazione degli scarichi civili.
Nonostante nessun fiume in Veneto sia balneabile per decreto regionale e per ragioni che esulano dalla sola qualità microbiologica, consapevole che i 1000 MPN/100mL non corrisponde ad un limite di qualità legislativo, Legambiente ritiene importante indicare tale valore di qualità quale obiettivo a cui tendere per ogni corso d’acqua, in quanto requisito individuato dalla normativa cardine (D.Lgs. n. 116/2008, che recepisce la Direttiva europea 2006/7/CE) in materia sanitaria per indicare la qualità delle acque di balneazione, oltre che parametro definito dalla Regione del Veneto per indicare una qualità microbiologica delle acque superficiali coerente con la destinazione all’uso irriguo senza restrizioni.
Tabella di sintesi dei dati raccolti sul Fratta Gorzone per la campagna Operazione fiumi 2026
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FIUME |
LOCALITÀ – COMUNE |
PROV. |
Escherichia coli MPN/100ml |
T (°C) |
pH |
CONDUCIBILITÀ uS/cm |
|
FRATTA GORZONE |
Cologna Veneta |
VR |
131 |
16,4 |
7,95 |
652 |
|
FRATTA GORZONE |
Vighizzolo d’Este |
PD |
132 |
19,8 |
7,82 |
716 |
|
FRATTA GORZONE |
Cavarzere |
VE |
120 |
22,5 |
7,78 |
750 |
Nota: Si sottolinea che nonostante nessun fiume in Veneto sia balneabile per decreto regionale e per ragioni che esulano dalla sola qualità microbiologica, consapevole che i 1000 MPN/100mL non corrisponde a un limite di qualità legislativo, Legambiente ritiene importante indicare tale valore di qualità quale obiettivo a cui tendere per ogni corso d’acqua, in quanto requisito individuato dalla normativa cardine (D.Lgs. n. 116/2008, che recepisce la Direttiva europea 2006/7/CE) in materia sanitaria per indicare la qualità delle acque di balneazione, oltre che parametro definito dalla Regione del Veneto per indicare una qualità microbiologica delle acque superficiali coerente con la destinazione all’uso irriguo senza restrizioni.
Entrando nel dettaglio, le analisi svolte da Arpav rilevano che in nessuno dei 3 punti monitorati da Legambiente lungo il fiume Fratta Gorzone sono state riscontrate concentrazioni elevate di batteri fecali, i valori rilevati sono tutti al di sotto del valore guida di riferimento.
Dalla scheda pubblicata dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale emerge che per la valutazione dello stato ecologico e dello stato chimico del bacino del sistema Fratta Gorzone, nel 2025, sono state monitorate: 37 stazioni per il monitoraggio della qualità chimica (non sempre monitorabili per assenza o scarsità di acqua); 5 stazioni per il monitoraggio della qualità biologica; 1 corpo idrico per la valutazione dello stato morfologico dei corpi idrici fluviali.
Nel bacino idrografico del sistema Fratta Gorzone lo stato chimico è risultato penalizzato dalla presenza diffusa di valori di PFOS lineare superiori ai limiti previsti dalla normativa.
I superamenti degli Standard di Qualità di PFOS lineare sono connessi al noto fenomeno di inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) delle acque superficiali e delle falde acquifere interessanti territori delle province di Vicenza, Verona e Padova e derivante dal sito contaminato ex Miteni SpA. Tra gli inquinanti specifici sono stati rilevati diversi superamenti di valori medi annui previsti dalla normativa inerenti i pesticidi: Metolaclor ESA, Disfenil Cloridazon, AMPA, Pesticidi totali, Dimetenamide, Metolaclor,
Glifosate. Si segnalano poi i seguenti superamenti di valori medi annui: 4 PFOA lineare e 3 di Cromo totale.
Complessivamente circa 84% delle stazioni di monitoraggio non raggiunge lo stato Buono dell’indice LIMeco (descrittore dello stato trofico). La valutazione complessiva degli EQB per i 5 corpi idrici monitorati (Scolo Lozzo, Scolo Lozzo – Masina, Canale Santa Caterina, Torrente Restena, Scolo Palù) è risultata inferiore a Buono.
Il monitoraggio morfologico, condotto negli anni precedenti al 2025, ha evidenziato in prevalenza condizioni in stato Scarso o Moderato. Nel 2025 è stato monitorato un tratto del Torrente Arpega risultato in stato elevato.
“Anche se i dati della nostra campagna, ad oggi limitati alla verifica dell’assenza di contaminazione fecale, sono positivi, è evidente che servono ancora importanti sforzi per arrivare a condizioni accettabili” – dichiara Giulia Bacchiega, portavoce della campagna “Operazione fiumi” di Legambiente Veneto – “sia dal punto di vista ambientale che della salute umana, in considerazione degli utilizzi delle acque del fiume. Il carico elevato di nutrienti, o valori insufficienti degli indicatori biologici e la presenza di cromo e Pfas residui dal settore conciario, ci dicono che la pressione industriale è ancora eccessiva e la depurazione non soddisfacente, considerata anche la vicenda della grave contaminazione da Pfas provocata dall’ex sito produttivo Miteni di Trissino”.
Fin da subito, Legambiente si è mossa su questa vicenda, anche sul piano legale, per chiedere l’accertamento delle responsabilità, ma soprattutto per richiamare alla necessità di agire subito, a prescindere dagli esiti giudiziari, mettendo in atto la bonifica urgente del sedime inquinato che ha provocato e continua a provocare una delle più estese contaminazioni acquifere con cui i veneti sono costretti a confrontarsi da decenni: dalle acque di falda – rese pericolose ai fini idropotabili e irrigui per un bacino di circa 350mila persone sparsi in un’area di più di 180 km quadrati – ai corsi d’acqua superficiali che attraversano quei territori (Fratta Gorzone, Bacchiglione, Retrone, Adige) esposti a una persistente presenza di questi forever chemicals, con conseguenze negative per l’ecosistema, la salute e per l’economia produttiva.
Il Fratta Gorzone rappresenta dunque una delle più importanti sfide ambientali del Veneto. La sua riqualificazione non riguarda soltanto la qualità delle acque, ma la tutela degli ecosistemi acquatici, la sicurezza delle produzioni agricole, la salute e la socialità dei cittadini, la biodiversità e la resilienza dei territori ai cambiamenti climatici. Secondo Legambiente serve un approccio multidisciplinare e multilivello che metta attorno allo stesso tavolo competenze scientifiche, responsabilità amministrative, esigenze produttive e interessi ecologici e ambientali. L’obiettivo deve essere quello di costruire una strategia condivisa e di lungo periodo che non si limiti alla gestione delle emergenze o allo spostamento delle criticità, ma affronti le cause profonde del degrado del fiume.
Così dichiara in proposito il presidente di Legambiente Veneto, Luigi Lazzaro: “Legambiente Veneto ritiene che per far fronte a problemi straordinari servano misure straordinarie, e per questo proponiamo di valutare l’avvio di una struttura commissariale e l’istituzione di un tavolo di progettazione partecipata per la bonifica del Fratta Gorzone, un luogo stabile di dialogo, confronto, programmazione e verifica che coinvolga tutti i soggetti interessati: amministrazioni locali, Regione Veneto, Ministeri competenti, Autorità di Bacino, ARPAV, Consorzi di bonifica, gestori del servizio idrico, università ed enti di ricerca, mondo produttivo, organizzazioni agricole, associazioni ambientaliste e rappresentanze delle comunità territoriali. Dopo decenni di interventi frammentati, è arrivato il momento di definire una vera agenda per il risanamento del Fratta Gorzone, con obiettivi misurabili, tempi certi e risorse adeguate. Solo così potremo restituire al fiume la funzione ecologica che gli è propria e garantire alle future generazioni un patrimonio ambientale finalmente coerente con gli standard e gli obiettivi che l’Europa ci chiede di raggiungere”.
Una concertazione, quella invocata da Legambiente, che riguarda anche altri aspetti dibattuti relativi al Fratta Gorzone, come il prolungamento del collettore Arica. Sul tema chiosa Piergiorgio Boscagin, presidente del circolo Legambiente Perla Blu: “Torniamo a ribadire le nostre perplessità in proposito del prolungamento del collettore Arica, oggetto di un finanziamento di circa 20 milioni da parte della Regione Veneto. Si tratta di un intervento molto dispendioso finanziato dai cittadini veneti che non elimina la fonte dell’inquinamento ma la sposta semplicemente più a valle, senza dare beneficio né alla comunità né al Fratta Gorzone stesso. Comunque ne prendiamo atto e vogliamo guardare avanti, per questo ribadiamo che lo spostamento del collettore può ritenersi accettabile solo se accompagnato dall’avvio della bonifica del fiume, partendo proprio da Cologna Veneta. Il fiume e i cittadini di questo territorio meritano un programma serio che renda nuovamente il corso d’acqua un ecosistema vivo e in buona salute”.
Proprio il collettore Arica è stato uno dei centri di interesse della mattinata odierna, in quanto oggetto di visita da parte dell’assessora all’ambiente della Regione Veneto, Elisa Venturini, del dirigente generale di Arpav, Loris Tomiato, e del direttore del dipartimento regionale qualità dell’ambiente di Arpav, Fabio Strazzabosco. La tavola rotonda “Quale futuro per il Fratta Gorzone”, coordinata da Enrico Fontana, direttore dell’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente, ha visto anche interventi, oltre che dell’assessora Venturini, da parte di diversi amministratori comunali presenti, del veronese e padovano.



