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Pieralberto Colombo della CGIL di Rovigo lancia l’allarme legalità nei luoghi di lavoro

Alcune vicende sorte in queste ultime settimane d’agosto, ci convincono come Cgil che vi sia sempre più nella nostra Provincia un tema urgente e “caldo” da affrontare, tanto quanto il clima di questa estate.

Solo dalla fine di luglio ad oggi abbiamo infatti incrociato non meno di una trentina di lavoratrici e lavoratori – stranieri ed italiani – che si sono a noi rivolti perché costretti a lavorare in situazioni di mancato rispetto dei loro diritti, di un corretto salario o di lavoro a volte “grigio”. Solo per fare qualche esempio: contratti part time che nascondevano in realtà un tempo pieno nei fatti; partite iva imposte dal committente ma che celavano un rapporto chiaramente di lavoro subordinato; mancato pagamento della retribuzione legata al lavoro straordinario o supplementare o applicazione in alcuni appalti o sub appalti di contratti collettivi cosiddetti “pirata” o non corretti per l’attività svolta dall’impresa al solo scopo di abbassare furbescamente il costo del lavoro, penalizzando però le persone che lavorano. La quasi totalità di queste persone lavora in settori molto frammentati, spesso precari ed in cui il parziale o totale sfruttamento di chi lavora è più frequente: terziario “povero”, mondo dei sub appalti, parte di agricoltura e piccole aziende del settore tessile.

Tutti fenomeni che non solo da oggi sono presenti anche nel nostro Territorio ma che appaiono però, in un confronto anche con le nostre Categorie e con il nostro Ufficio Legale, in preoccupante aumento come frequenza. Come sempre in questi casi, ci siamo prontamente attivati con tutti gli strumenti sindacali, di contrattazione e legali consentiti a tutela di queste lavoratrici e lavoratori, rivolgendoci ove necessario anche agli Enti preposti, così come da tempo stiamo cercando anche attraverso quanto consentito dalla nostra Costituzione di modificare alcune norme sul lavoro che finiscono per alimentare tali fenomeni a scapito delle lavoratrici e dei lavoratori. Si pensi ai 4 passati referendum sul lavoro o all’attuale raccolta firme in corso sulle due proposte di legge su sanità pubblica e, su tali temi, sugli appalti per un lavoro più dignitoso e sicuro, con l’obiettivo di “stesso lavoro, stessi diritti”.

La questione è però ancora più profonda ed attiene anche all’idea ed all’approccio culturale che si continua ad avere rispetto al lavoro, nella nostra Provincia purtroppo più che altrove. Troppo spesso infatti, in particolare in alcuni settori, il lavoro e chi lavora viene visto ancora come una variabile di costo al pari della “merce”su cui risparmiare in ogni modo per stare sul “mercato” e non come una risorsa fondamentale ed un valore per la crescita anche della stessa azienda, oltre che delle nostre comunità. Tale aspetto assume un’importanza ancora maggiore se, come si dice da tempo, vogliamo davvero rendere nuovamente il nostro Territorio attrattivo per chi voglia rimanere qui o voglia venire a vivere qui, a partire dai nostri giovani.

Per questo abbiamo la necessità non più rinviabile, oltre alle azioni che si possono mettere in atto sindacalmente o legalmente, di una sorta di “patto preventivo” tra tutti i soggetti del Territorio (mondo delle imprese, sindacato, istituzioni) per contrastare anche culturalmente tale deriva ed agire insieme convintamente per ridare valore al lavoro, contrastare ogni forma di sfruttamento ed irregolarità e rendere anche così interessante vivere e lavorare in Polesine.

Bisogna però crederci tutti insieme, senza alcun distinguo ed è l’impegno concreto che tutti co dovremmo dare fin dalla ripresa post feriale.

Pieralberto Colombo – segretario generale Cgil Rovigo

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