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Civica x Rovigo: bocciare la Cittadella della Musica è rinunciare al futuro culturale

Le recenti dichiarazioni dell’assessore Lorenzo Rizzato – con delega, tra l’altro, ai Lavori Pubblici e al PNRR ed Europrogettazione – sono a dir poco sconcertanti, sia per l’indifferenza che Rizzato stesso e questa Amministrazione dimostrano verso la cultura e verso chi vive a Rovigo, sia per la superficialità con cui viene trattata una materia così strategica quale la riqualificazione del complesso di via Oroboni.

Il progetto PINQUA per lo sviluppo urbano dell’area ex Gabar (ex mercato ortofrutticolo e adiacenze), nel cuore del quartiere San Bortolo, nato dalla precedente Amministrazione Gaffeo, prevedeva un investimento di 19 milioni di euro, principalmente fondi PNRR. Non si tratta di una semplice ristrutturazione, ma della creazione di un polo culturale unico: interventi sul Teatro Studio e sugli alloggi comunali esistenti, nuove aree verdi accessibili, piste ciclabili, alloggi per il social housing. Al centro di tutto, la Cittadella delle Arti e della Musica, pensata come un vero presidio educativo e comunitario.

La Cittadella avrebbe finalmente dotato Rovigo di un’infrastruttura culturale moderna: un auditorium da 320 posti, sale espositive, spazi per le scuole di musica, laboratori artistici. Un luogo dove soprattutto i ragazzi – in una città che soffre la mancanza di spazi – possano crescere, provare, incontrarsi. Un luogo capace di trasformare un quartiere in una Comunità.

Ed è proprio qui che emerge l’assurdità della scelta dell’assessore, che sembra vivere “altrove”. Rovigo non dispone oggi di una sala concerti adeguata: gli spazi esistenti – l’auditorium e il salone del Conservatorio, il Ridotto del Teatro Sociale, la chiesa di Sant’Agostino – non superano i cento posti o non sono concepiti per una programmazione musicale stabile. In Rotonda gli eventi musicali assumono una connotazione spirituale, e l’ambiente non può certo sostituire una sala moderna.

Ma tra Conservatorio, Associazioni musicali (prima fra tutte la Società Venezze, che da anni soffre la mancanza di spazi adeguati), e le nostre scuole medie cittadine, tutte e quattro ad indirizzo musicale, come si può anche solo immaginare di rinunciare a un auditorium da 320 posti?

È inaccettabile che gli attuali amministratori  scelgano di sacrificare un’infrastruttura culturale strategica e si preoccupino di 60 posti auto. È una decisione che svilisce anche il percorso istituzionale avviato: nel 2021 erano state firmate convenzioni con Conservatorio, CUR e Istituto Comprensivo Rovigo 3. Interrompere quel cammino significa indebolire un progetto educativo e culturale già in atto.

Inutile che l’assessore scarichi responsabilità sulla Soprintendenza o sull’aumento dei costi: i progetti vanno gestiti, e il tempo c’era. Non c’è quindi alcun motivo per “essere tranquilli”.

Questa scelta manda un segnale negativo a una città che dice di voler trattenere i giovani, attrarre competenze, costruire comunità. Le città che crescono non sono quelle che moltiplicano i parcheggi, ma quelle che investono in spazi di incontro, creatività, formazione, bellezza. L’Europa finanzia la rigenerazione culturale, non l’ennesima area di sosta. Questa Amministrazione ci sta dando prova di una visione di città povera, miope, prigioniera dello status quo: sempre più cittadini se ne stanno accorgendo.

Paolo Giolo
Presidente Civica per Rovigo

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