Groto, usando i segreti della Cabala di cui era un cultore, predisse la vittoria veneziana nella “battaglia delle battaglie”, quella che oppose l’occidente cristiano ai Turchi. Lo afferma lui stesso nella celebre Oratione scritta e pronunciata per celebrare la grande vittoria.
La vicenda sarà ricordata dal prossimo 4 dicembre a Rovigo, in Palazzo Roncale, in una originale mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo nell’ambito del progetto “Storia e storie del Polesine”. L’esposizione, diretta da Alessia Vedova, è a cura di Antonio Giolo e Antonio Lodo, da un concept di Sergio Campagnolo.
La Lega Santa, stimolata da Papa V riuniva l’intero mondo cattolico del tempo: la Repubblica di Venezia, la Spagna di Filippo II, i Cavalieri di Malta, la Repubblica di Genova, il Granducato di Toscana, il Ducato d’Urbino, il Ducato di Parma, la Repubblica di Lucca, il Ducato di Ferrara, il Ducato di Mantova ed il Ducato di Savoia e naturalmente lo Stato Pontificio.
Il 7 ottobre 1571, in quella che è considerata come la più grande (e cruenta) battaglia navale dell’epoca, la Lega Santa cristiana ebbe la meglio sula flotta ottomana. Le perdite furono terribili: 25 mila morti per parte turca, 7.500 per quella cristiana. 2.000 cristiani, impiegati come schiavi nelle galere ottomane, vennero liberati. L’impatto della notizia della storica vittoria fu fortissimo nell’intera Europa cristiana cattolica.
Il Papa attribuì il buon esito all’aiuto divino e della Vergine. Decretò che l’ora della vittoria, il mezzogiorno, dovesse essere sottolineata in tutte le chiese della cristianità con il suono delle campane, come ancora avviene senza che chi oggi le ascolta si renda probabilmente conto del significato di quello scampanio. Indisse inoltre, per il 7 ottobre a venire, la Festa del Rosario dedicata alla Nostra Signora della Vittoria, Auxilium Christianorum.
Nella mostra che al Roncale è dedicata a Luigi Groto, la Battaglia di Lepanto è ricordata da due opere di notevole interesse. La prima è un bel dipinto attribuito a Domenico Tintoretto ed è il “Ritratto di un condottiero in armatura”. Il giovane guerriero, nella lettura iconografica che ne propone la responsabile delle collezioni d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Alessia Vedova, è deceduto nella battaglia di Lepanto, probabilmente per l’incendio della galea veneziana di cui era al comando. A fare da sfondo al guerriero è infatti sono il vessillo di Venezia ed una precisa rievocazione della battaglia. Il dipinto venne, aggiunge la dottoressa Vedova, verosimilmente commissionato dalla famiglia del giovane protagonista in ricordo delle sue gesta.
Che Groto si interessasse alle scienze occulte, a cabala, alchimia, a divinazione, con l’uso dei numeri è cosa ben documentata. In questo caso Groto afferma che “prendendo il MILLECINQUECENTOSETTANT’UNO, anno della vittoria, non per numeri, ma per lettere, poi prendendosi ogni consonante una volta e ogni vocale due e interpretandosi, secondo l’arte, se ne cava questo costrutto. IL LEONE VENETO VA A LE TESTE OTTOMANE E VINCE QUEI CANI”. Di queste previsioni Groto nella sua opera ne presenta altre. Una famosa è la predizione di un’alluvione nel 1567, di cui scrive in una lettera del 16/11/1567 e nella orazione n. 18: “se da mille si cava la “M”, da cinquecento la “D”, dal cinquanta la “L”, dal cinquanta fino al sessanta sette vi sono diciassette numeri, dove entrano tre “S” che notano con tre “U”, i due che vi restano si scrivono con uno “I”. Le quali lettere unendosi tutte compongono questa voce: DILUVIUM”.
Questo suo ricorso alla cabala e alle scienze occulte sarà una delle cause del Processo per eresia. Il Groto, però è personaggio dalle molteplici dimensioni. Nella battaglia di Lepanto si dimostra un campione della Cristianità. Con l’orazione recitata in occasione della elezione del doge Luigi Mocenigo nel 1570, e a lui poi inviata stampata, aveva lungamente esortato il doge alla guerra contro il Turco, garantendo la vittoria delle armi cristiane.



