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Piasentini si dimette da Presidente del Consiglio di bacino rifiuti

Vinicio Piasentini, già Sindaco di S. Martino di Venezze e, dal 2022, Presidente del Consiglio di Bacino dei rifiuti del Polesine, si è dimesso polemicamente da tale ruolo, a seguito dei recenti attacchi di diversi Sindaci del centro destra che dichiarano di volere rimettere in discussione molte delle decisioni assunte in questi anni dal Consiglio di Bacino, a partire dal Piano industriale di Ecoambiente e dalla tariffa puntuale (TARIP) approvata nel 2024 su scala provinciale.

Si tratta, con ogni evidenza, dell’esito delle elezioni comunali di Rovigo, che hanno comportato equilibri diversi ma soprattutto dato fiato a rimostranze ed “appetiti” sinora rimasti all’interno di un gruppo ristretto di Sindaci, che già da mesi reclamavano, contro le decisioni da essi stessi prese a livello di Bacino, non meglio precisati obiettivi di modifica dell’assetto del servizio di gestione rifiuti, che pure tanti apprezzabili risultati ha raggiunto negli ultimi anni.

In realtà, già Piasentini lo scrive, gli obiettivi sono ben chiari: intanto bloccare la realizzazione dell’impianto pubblico di trasformazione dei rifiuti organici (verde e umido, raccolti da Ecoambiente stessa) in compost e biogas, usando i fondi PNRR, in tal modo lasciando spazio libero agli impianti privati esistenti o di progetto.

Ma non solo, rimettere in discussione le strategie riguardanti la società Polaris, di proprietà di Ecoambiente, sinora presieduta dal nuovo vicesindaco di Rovigo Andrea Bimbatti, che si occupa di rifiuti speciali e che il presidente uscente voleva a tutti i costi dirigere verso obiettivi diversi da quelli di semplice braccio operativo di Ecoambiente in funzione della gestione complessiva del ciclo dei rifiuti polesano.

E se volessimo andare anche oltre si potrebbe parlare anche dei servizi di raccolta dei rifiuti, cuore pulsante del nuovo piano industriale messo ora in discussione, alcuni dei quali in questi ultimi anni internalizzati, per avere un migliore controllo sulla loro qualità e per migliorare le condizioni dei lavoratori coinvolti. Vuoi mettere se invece si potesse tornare al precedente regime di appalti “à gogo“…

Di seguito la riflessione dell’ex presidente Vinicio Piasentini, affidata ad un post su Facebook.

“È bene sapere che la decisione di adottare la tariffa puntuale e le nuove modalità di raccolta è stata presa dalla maggioranza dei comuni polesani tra cui, ovviamente, anche comuni a guida leghista e di centro destra, oltre che da comuni di centro sinistra o “civici”. Tra questi comuni figurano anche comuni, come Adria, che ora criticano le tariffe e quanto è stato fatto in questi anni chiedendo la revisione del piano industriale di Ecoambiente, che è già stata avviata da tempo dalla società e comunicata ripetutamente ai sindaci. Ancora l’anno scorso alcuni sindaci, che normalmente non partecipavano alle assemblee, hanno presentato un documento contenente osservazioni e richieste che sono state ripetutamente fornite in incontri ai quali gli stessi richiedenti non hanno partecipato. Richieste che spaziavano da non meglio precisati disservizi a modifiche regolamentari e, inspiegabilmente, a richieste di bloccare l’iter autorizzatorio per la realizzazione dell’impianto di smaltimento e recupero della frazione umida vicino al separatore di Sarzano, finanziato con 12.000.000 di fondi Pnrr. Oggi Ecoambiente porta la frazione umida ad un impianto privato in provincia di Padova ad un costo a tonnellata di 65 euro. L’impianto permetterebbe, ovviamente, l’autonomia nella gestione della frazione con risparmi futuri considerevoli ed un impatto evidente in tariffa. Ma pare che a qualcuno questo non stia bene e si preferisca rinunciare a 12.000.000 per continuare a subire le richieste del mercato. Poi in quel documento si chiedevano le sorti di Polaris, società che si occupa di rifiuti speciali, interamente posseduta da Ecoambiente. Attività che Ecoambiente potrebbe tranquillamente internalizzare con notevoli risparmi di denaro, quanto meno grazie all’eliminazione del consiglio di amministrazione, del collegio sindacale e la riorganizzazione delle figure direttive. Giusto per fare capire che le tariffe sono lo specchietto delle allodole da fare bere a chi non conosce questi particolari. Chiaro che i cittadini non possono sapere queste cose, ma è dovere morale degli amministratori dire la verità. Abbiamo fatto scelte coraggiose che richiedono un po’ di tempo per entrare pienamente a regime ma che stanno dando già ottimi risultati. Dal 2023 al 2024 la tariffa puntuale sui primi 21 comuni, compreso Rovigo, non ha subito aumenti e questo era l’obiettivo anche per il 2025 per tutti i comuni. E credetemi non è una cosa così semplice da attuare. La Società ha dei costi di gestione che devono essere coperti se si vuole un servizio efficiente. Le tariffe sono vincolate alle disposizioni dell’autorità nazionale ARERA, come avviene anche per l’acqua, e non si può certo decidere di non fare pagare un servizio. Chi paga i costi? Se si pensa che tornando ai cassonetti stradali a Rovigo si risolvano i problemi, mi permetto di dire che molto probabilmente in passato ha pagato tutta la provincia per le inefficienze della città capoluogo e di alcuni altri comuni. Cioè abbiamo pagato di più perché alcuni cittadini non facevano la raccolta differenziata. Potrei continuare, ma credo sia sufficiente. Sono a disposizione di chi abbia bisogno di maggiori informazioni. Amministratori compresi. Nel frattempo, visto che nei social sono dipinti come l’uomo delle tariffe, mi faccio una risata e penso a quanto ci sia ancora da lavorare per essere un paese migliore.”

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