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Osvaldo Forno al Museo dei Grandi Fiumi

L’artista polesano Osvaldo Forno (Rovigo, 1939) espone nelle sale polivalenti del Museo dei Grandi Fiumi una selezione di opere storiche realizzate tra la fine degli anni ’60 e i primi ’70.

Nella serie delle “uova” l’artista interpreta in chiave pop un elemento simbolico classico dell’arte, che compare già nelle culture dell’antichità, ma viene ripreso successivamente da Piero della Francesca e Hieronymus Bosch e, in epoca più recente, da Dalì, Magritte, Lucio Fontana e Piero Manzoni.

Quasi coeva è la serie degli “armadi”, attraverso la quale Forno sviluppa la sua dura critica alle convenzioni e consuetudini imposte dalla società dei consumi: l’uomo, evocato attraverso capi di abbigliamento e accessori, si riduce ad una massa informe privo di identità. Da Roy Lichtenstein a Richard Hamilton, fino a Jim Dine, i riferimenti alla pop art internazionale sono evidenti, ma restituiti secondo una personale coniugazione surrealista, che avvicinano Forno all’eclettismo di Concetto Pozzati.

Interno ed esterno, ruvido e liscio, organico e inorganico, vivo e inerte, macro e micro: su queste dicotomie si sviluppa la mostra dell’artista polesano, che non ha un curatore ma si avvale di autorevoli testi critici, coevi delle opere in mostra, di Renzo Margonari, noto pittore surrealista mantovano e storico dell’arte, e di Ervardo Fioravanti, artista realista e intellettuale nato a Calto e vissuto tra Rovigo e Ferrara.

Inaugurata domenica 18 maggio, l’esposizione è stata presentata al pubblico dall’artista rodigino Vanni Cantà e dal critico Alfredo Sigolo. Rimarrà aperta tutti i giorni eccetto il lunedì fino al 7 giugno, dalle ore 16.30 alle 19.00.

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