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Antonio Rossini sul tema sicurezza, in polemica con la Diocesi

In merito alla decisone del Sindaco di Rovigo sulla riduzione delle presenze all’interno della struttura dell’ex convento dei Cappuccini e soprattutto sulla revoca della delibera relativa al progetto SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), continuano a susseguirsi, in questi ultimi giorni, notizie, il più delle volte riportanti pareri e/o interventi contrari alla decisone, da parte di rappresentanti di diversificati gruppi politici, sindacati, strutture del Terzo Settore e, non ultima, della Diocesi di Rovigo ed Adria.

Essendo stato tra i primi a non concordare su questa ultima decisione – revoca progetto SAI – con motivato parere in consiglio comunale, mi corre l’obbligo di ribadire e di ricordare che il Progetto SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) è un’iniziativa promossa dal Ministero dell’Interno italiano, finanziata dal Fondo Nazionale per le Politiche ed i Servizi dell’Asilo che si occupa dell’accoglienza e dell’assistenza di richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e altri soggetti vulnerabili.

Possono accedere al SAI richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale (rifugiati, titolari di protezione sussidiaria) e altri soggetti vulnerabili come minori stranieri non accompagnati.
Oltre all’accoglienza materiale, il progetto si propone di promuovere il dialogo interculturale, prevenire fenomeni di intolleranza e discriminazione, e sostenere le persone nel loro percorso di inserimento nel tessuto sociale e lavorativa.
Il SAI pertanto non è rivolto a tutti gli stranieri che popolano la città di Rovigo, ma per una ben definita tipologia di persone con requisiti umanitari rilevanti, titolari di protezione internazionale e vulnerabili.

Pertanto non bisogna cadere nell’errore di fare di ogni erba “un fascio”, specie in questo periodo in cui si avverte tensione sociale a causa dei noti eventi di criminalità che si ripetono con preoccupante frequenza nella nostra città.
Invece un aspetto preoccupante che molti cittadini mi hanno segnalato, anche con dovizia di fotografie, è il sistematico imbrattamento dei muri e delle vicinanze di tre luoghi di culto cattolico cristiano nella città. In particolare nei pressi della “Rotonda” e delle Chiese di San Francesco e del Duomo.

Si tratta di fenomeni di vandalismo di profonda inciviltà e disprezzo per ogni forma di convivenza, ma i cittadini cominciano sempre più ad alta a voce a chiedere alla Diocesi ed i parroci di fare azioni concrete ed incisive per tutelare i luoghi di culto, di scendere dal pulpito, in particolare nel tardo pomeriggio e nelle ore serali, per intercettare i giovani per instaurare un dialogo per capire il disagio e i fenomeni di devianza al fine di recuperare le “pecorelle smarrite”, a cosa portano alcune affermazioni della Commissione della diocesi di Adria-Rovigo se dalle parole non susseguono i fatti?

Se, come scrive la Commissione diocesana, si dovrebbe “partire dall’imprescindibile, pieno rispetto delle regole da parte di tutti e di ciascuno” e nelle aree di aggregazione giovanile, accanto alle forze dell’ordine, ci dovrebbero essere , a supporto dei giovani, NON SOLAMENTE gli educatori di strada MA SOTTOLINEO ANCHE I PARROCI a intercettare e mediare i conflitti reali o potenziali”.

Con la sopraindicata Commissione trovo pienamente condivisibile che, come da loro affermato “La buona politica ha un udito raffinato e la capacità di tornare sui propri passi quando questi non sono a misura dello sviluppo della comunità che è chiamata a servire” ma allo stesso tempo ritengo che anche per i componenti della Curia sarebbe opportuno necessario e indispensabile che si pongano delle domande su chi può aver prodotto l’evidente degrado all’esterno delle Chiese e se intendano adottare dei comportamenti tendenti a intercettare il disagio alla base di questi eventi e ad avviare programmi educativi, in sinergia con le famiglie e con le strutture scolastiche.

Antonio Rossini capogruppo lista civica Noi per Rovigo

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