

«È morto sul lavoro cadendo sul suo ultimo miglio, Said Ed Qadi, schiacciato da un muletto nell’azienda Il Polimero di Sant’Apollinare, perché si trattava di un lavoratore somministrato in prossimità della scadenza del contratto di lavoro». Lo sottolineano i segretari generali della Cisl Padova Rovigo Samuel Scavazzin e della Femca (Federazione Energia, Moda, Chimica e Affini) Enrico Rigolin ed Andrea Padoan di Felsa Cisl Veneto (Federazione Somministrati e Atipici).
«Alcuni studi suggeriscono che la percentuale di incidenti può aumentare in prossimità della scadenza del contratto (o della missione per un lavoratore somministrato), per un aumento di stress o la pressione, per il desiderio o la necessità, di completare un lavoro magari per dimostrare fino all’ultimo di poter “meritare” la conferma contrattuale. Una circostanza che rende questa ennesima morte sul lavoro, se possibile, ancora più inaccettabile, perché coinvolge lavoratori più esposti ai rischi e meno tutelati. Torniamo a sottolineare che non esistono “incidenti” e che la tutela della vita e della sicurezza non può essere sacrificata in nome del profitto. Il lavoro precario aumenta il rischio di morti sul lavoro incidendo anche sulla formazione, che svolge un ruolo di primaria importanza e che contratti discontinui rendono meno efficace. Anche la tendenza ad affidarsi a vecchie abitudini, ostacolando il progresso e gli aggiornamenti nelle tutele, diventa un fattore di rischio. Tutti i lavoratori – concludono i sindacalisti – devono impegnarsi in prima persona in difesa della sicurezza».


