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Dopo Seveso: le responsabilità delle scelte sugli insediamenti sono politiche

A 50 anni dall’incidente di Seveso, che ha cambiato la legislazione ambientale in Italia e anche la sensibilità e le richieste dei cittadini, nel nostro territorio polesano – finora rimasto abbastanza indenne da attività inquinanti – abbiamo una vera e propria invasione di impianti che possono danneggiare in via definitiva la qualità dell’aria e del territorio.

In particolare, le richieste di insediamenti inquinanti si stanno concentrando nel comune capoluogo, dove l’attuale amministrazione ha assunto una posizione di apparente indifferenza, né a favore né contro, ma di fatto possibilista e di facilitazione nei procedimenti autorizzatori che competono al comune. Invece l’intera giunta comunale non può sottrarsi alla responsabilità politica e amministrativa che le compete, perché i procedimenti di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) non rappresentano una semplice verifica tecnica del rispetto della normativa ambientale. Al contrario, soprattutto chi ha responsabilità politiche deve contemperare i valori della salute dei cittadini, dell’ambiente e degli interessi economici   del territorio con le possibilità offerte da questi investimenti, facendo una valutazione complessiva degli interessi in gioco, a tutela innanzitutto dei cittadini. Quindi, il racconto della giunta Cittadin – che sono i tecnici a decidere se un impianto è ammissibile sulla base del rispetto dei parametri tecnici – è smentito dalle normative e dalle sentenze in merito.

Stiamo parlando di impianti come Ecopol, che trattando materiali tossici ed essendo collocato in zona agricola potrebbe causare emissioni pericolose per la salute e per la qualità dei terreni e dei prodotti coltivati. Abbiamo avuto il progetto di Apis a Sarzano, mega impianto inquinante di produzione biometano, collocato vicino al centro abitato e in area agricola che produce colture DOP. Infine sta arrivando FIR, azienda che produce lana minerale a partire da rocce, con produzione di polveri che certamente, data la vicinanza con la frazione di Borsea, dove insistono già due fonderie, per accumulo e concentrazione di polveri potrebbe dare un colpo finale alla qualità dell’aria già fortemente compromessa.

In questo panorama piuttosto funesto la posizione della giunta comunale di Rovigo rimane inerme e richiama anzi la necessità di investimenti industriali: sì certo ma perché proprio questi? Se volgiamo lo sguardo alle province vicine, vediamo insediamenti di logistica o di nuove tecnologie che, oltre a creare posti di lavoro, sono compatibili con lo sviluppo produttivo dell’agricoltura, che è un valore da tutelare, soprattutto dove l’impegno del mondo agricolo è riuscito a creare certificazioni di qualità. Inoltre rimane da spiegare perché questa giunta comunale, che in campagna elettorale aveva assicurato una particolare attenzione alle frazioni, oggi acconsente ad impianti che potrebbero determinare il degrado del territorio, soprattutto nelle frazioni: di Sarzano, Mardimago, Borsea, S Apollinare, Concadirame, Granzette, Roverdicrè, Grignano oltre al quartiere di  S PioX e ai vicini comuni di Costa, Lusia, Villanova del Ghebbo e Barbona.

Dina Merlo Forum dei Cittadini                                

Paolo Giolo Associazione civica per Rovigo

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