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Caso Vescovo. Palmiro Franco Tosini: cara Valeria ti scrivo

Cara Valeria,

mi rivolgo a Te così, anziché con il più istituzionale “Signor Sindaco”, perché credo che anche quando le opinioni divergono non debbano venir meno il rispetto e la stima personale che possono esistere su chi siede tra banchi politici contrapposti.

Ho seguito la polemica nata dopo l’omelia del Vescovo, Mons. Pierantonio Pavanello e la Tua risposta. Non vorrei aggiungere un’altra voce allo scontro, ma provare a superare con riferimento a questa vicenda la logica degli schieramenti.

Rovigo non ha bisogno di scegliere tra il suo Sindaco e il suo Vescovo. E soprattutto non deve scegliere tra sicurezza e solidarietà.

La sicurezza è un diritto. Lo è per l’anziano, per una donna che torna a casa la sera, per il commerciante, per le famiglie, per chi vive nei quartieri e nelle frazioni. E chiunque viva nella nostra comunità, italiano o straniero deve rispettarne le leggi e le regole.

Ma proprio per questo dobbiamo evitare di confondere sicurezza e immigrazione.

Chi delinque deve risponderne italiano o straniero che sia. Ma chi lavora, manda i figli a scuola e vive onestamente accanto a noi non può diventare, per il solo fatto di provenire da un altro Paese, qualcuno di cui avere paura.

Credo che sia questo uno dei significati del messaggio del Vescovo. Un messaggio che, peraltro, non riguardava soltanto gli immigrati, ma anche i poveri, persone con disagio psichico, giovani in difficoltà e detenuti: in definitiva, coloro che una società rischia più facilmente di lasciare ai margini.

E qui permettimi una riflessione personale.

Io non sono credente. Ma proprio per questo posso riconoscere, senza appartenenze confessionali, alla Chiesa il diritto e forse il dovere di ricordare alla politica che dietro ogni problema sociale c’è sempre una persona.

Non occorre credere in Dio per pensare che chi è povero, straniero, malato, solo, detenuto o emarginato conservi integralmente la propria dignità.

Ciò che per un cristiano discende dal Vangelo, per un laico trova un fondamento altrettanto forte nella Costituzione. L’art. 2 riconosce i diritti inviolabili dell’uomo e richiama i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

La solidarietà, dunque, non appartiene soltanto alla Chiesa. Appartiene alla Repubblica.

Per questo non mi convince fino in fondo: “Il Vescovo faccia il Vescovo e il Sindaco faccia il Sindaco”.

I ruoli sono certamente diversi: il Sindaco amministra, il Vescovo esercita il proprio magistero pastorale, il Consiglio comunale indirizza e controlla. Nessuno deve sostituirsi all’altro ma una comunità democratica cresce proprio quando queste voci si ascoltano anche quando dissentono.

Credo che lo stesso richiamo alle nostre radici cristiane possa diventare un terreno d’incontro: perché quelle radici non sono soltanto radici da difendere, ma anche valori da praticare. Tra questi vi sono la dignità della persona, l’attenzione agli ultimi, l’accoglienza e la misericordia.

Lo dico io, che, ripeto, credente non sono.

Naturalmente solidarietà non significa permissivismo; accoglienza non significa assenza di regole; integrazione non significa rinunciare alla propria identità.

Ma è vero anche il contrario: sicurezza non significa diffidenza; legalità non significa esclusione; identità non significa paura di chi è diverso.

Una politica seria dovrebbe riuscire a tenere insieme queste cose: accogliere chi vuole vivere onestamente nella nostra comunità ed essere ferma con chi ne viola le regole.

Tu sei il Sindaco di Rovigo, io un consigliere di opposizione. Continueremo a divederci su molte scelte amministrative. Ma questa potrebbe essere una di quelle questioni sulle quali provare ad uscire dai rispettivi schieramenti politici.

Non trasformiamo un’omelia e una risposta, forse troppo netta, in una contrapposizione tra la città e la sua Chiesa, tra credenti e non credenti, tra sicurezza e accoglienza.

Confrontiamoci e magari facciamolo partendo proprio dalle persone delle quali si è discusso, poveri, detenuti, giovani in difficoltà, persone con disagio psichico, immigrati, anziani soli.

Perché una città non diventa più sicura quando smette di essere solidale e non diventa più solidale quando rinuncia a far rispettare le regole.

Una città è davvero comunità quando riesce a proteggere chi ha paura senza avere paura di chi ha bisogno.

Cara Valeria, credo che Rovigo possa farlo. E credo che, pur partendo da posizioni politiche e convinzioni diverse possiamo almeno provare a farlo insieme.

Con stima anche nelle diversità delle opinioni.

Rovigo, lì 07/10/2026

Palmiro Franco Tosini

Consigliere comunale di Rovigo

 

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