I dati statistici pubblicati da CNA in questi giorni fotografano nell’ultimo anno la provincia di Rovigo come il territorio veneto con i redditi più bassi e il maggiore calo delle nascite (-5,5%), con una riduzione del -35% di imprese guidate da under 30. Da una analisi di Union Camere a livello nazionale, Rovigo presenta nel 2024 un incremento di reddito disponibile delle famiglie di appena +0,46% rispetto all’anno precedente, collocandosi al 104° posto rispetto alle 107 province italiane, con un andamento economico molto più lento se confrontato alla media nazionale (+3%) e certamente ancora di più rispetto al Nord Italia.
Oltre a queste criticità, che si registrano sulla media provinciale, si aggiungono i risultati dell’andamento economico dei diversi settori dove sempre a Rovigo l’Osservatorio dell’occupazione di Veneto Lavoro, registra nel 2025 rispetto al 2024 una riduzione degli occupati, con una significativa riduzione delle assunzioni in particolare nel settore dell’agricoltura.
Dal quadro generale emerge che l’agricoltura, il settore economico principale del Polesine, attraversa un momento critico sia in termini di reddito reale che di occupazione. Se a questo si aggiunge la congiuntura economica che stiamo vivendo in questi giorni, aumento vertiginoso dei prezzi dei carburanti e del costo dei concimi, che transitano in larga parte nello stretto di Hormuz, bloccato dalla guerra iniziata da Trump, si capisce che gli effetti economici sul settore agricolo oltre che sul costo dei prodotti alimentari, saranno presto ancora più drammatici. Purtroppo però questa situazione, che coinvolge un intero settore cruciale per il nostro territorio, non viene considerata con una attenzione e preoccupazione adeguate.
L’andamento economico dell’agricoltura incide direttamente e pesantemente sul presente e sul futuro della provincia di Rovigo, ma non si sentono abbastanza voci alzarsi a difesa e a supporto di questo settore, tutti concentrati sempre e solo sul prezzo alla pompa di benzina.
Stiamo anche assistendo a caotiche proposte politiche di sperimentare o realizzare estrazioni di gas dal sottosuolo, proposte dal Governo e non sufficientemente ostacolate dalla Regione, che pur avendo trovato un largo fronte contrario fra quasi tutte le amministrazioni locali, vedono però la maggioranza politica nel comune capoluogo sostenere una posizione possibilista sulle trivellazioni. Le estrazioni di gas è chiaro che rappresenterebbero un aggravio dei costi soprattutto per le aziende agricole, che in questa congiuntura economica e dei costi di produzione sarebbe insostenibile. Da ricordare anche che il Governo ha già eliminato il sostegno ai costi consorziali per la subsidenza, che evidentemente vanno ancora sostenuti a carico degli imprenditori agricoli.
La prospettiva dei mercati agricoli è, inoltre, aggravata dalla applicazione (transitoria) dell’accordo Mercosur, che favorisce le esportazioni in campo industriale ma introduce incertezza e concorrenza sleale sui prezzi dei prodotti agricoli italiani. Questo accordo è stato osteggiato dal Governo francese, ma approvato dai parlamentari dei partiti di maggioranza italiani.
Il panorama dell’agricoltura polesana è messo in pericolo anche dalle richieste di insediamenti di grossi impianti inquinanti che danneggiano la qualità e la promozione dei prodotti agricoli polesani. L’agricoltura polesana non può farsi carico degli effetti dello smaltimento degli scarti industriali e nel territorio di Rovigo non può concentrarsi il trattamento di sostanze tossiche e inquinanti provenienti dalle altre realtà produttive più ricche.
A questo punto diventa urgente che tutte le forze politiche, sindacali e le associazioni di categoria, affrontino direttamente le criticità e i rischi che abbiamo davanti per decidere quale futuro si vuole prospettare per l’agricoltura polesana, mettendo in atto le azioni politiche e amministrative necessarie per garantire costi di produzione sostenibili ed un mercato che valorizzi la produzione locale.
Il destino dell’agricoltura e del Polesine sono legati a filo doppio, un declino della prima determina inesorabilmente una crisi letale per la provincia di Rovigo.
Non abbiamo molto tempo per intervenire, bisogna avere chiaro quali sono i rischi e gli obiettivi, riunire le forze e agire con urgenza.
Dina Merlo
Forum dei cittadini



