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GLI IMPRENDITORI NON VANNO PIU’ IN BANCA

Forse ci siamo sbagliati. Pensavamo che in questi ultimi 15 anni fossero state le banche ad aver chiuso i rubinetti del credito, anche alle aziende venete, invece pare sia avvenuto l’esatto contrario. Sono gli imprenditori che avrebbero deciso di non rivolgersi più agli istituti di credito, risolvendo lo storico problema della mancanza di liquidità attraverso il ricorso all’autofinanziamento. Come? Apportando capitali propri (di imprenditori e soci) o di terzi (attraverso il mercato dei capitali e l’azionariato diffuso)[1]. A sostegno di questa chiave di lettura segnaliamo anche la decisa diminuzione della domanda di credito avvenuta in questi anni da parte delle imprese, poiché, a seguito anche dei buoni risultati economici ottenuti, molte attività rimaste sul mercato hanno aumentato i risparmi e conseguentemente il loro utilizzo per far fronte alle spese correnti e agli investimenti.  La tendenza macroeconomica appena delineata non ha coinvolto indistintamente tutte le realtà produttive e commerciali del Veneto. È verosimile che, per molte micro imprese[2], alla contrazione dei prestiti non sia seguita alcuna forma di autofinanziamento, bensì un progressivo deterioramento economico/finanziario che le avrebbe fatte scivolare nell’area grigia dell’insolvenza o, peggio ancora, a rivolgersi al mercato del credito illegale. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

  • Imprese venete: in quasi 15 anni -44,6 miliardi di prestiti, ma +36,2 miliardi di risparmi

A fine dicembre del 2011 (inizio della crisi dei debiti sovrani), i prestiti bancari alle imprese venete ammontavano a 108,9 miliardi di euro, verso la fine del 2024, invece, la quota è scesa a 64,3 (-44,6 miliardi di euro pari a una contrazione del 40,9 per cento). Per contro, nello stesso arco temporale i depositi bancari delle aziende sono passati da 19,6 miliardi a 55,8 (+36,3 miliardi pari a un incremento del 185,2 per cento) (vedi Graf.1). La contrazione del credito alle attività economiche è riconducibile alla combinazione di più fattori e in aggiunta a quelli richiamati più sopra vanno aggiunte le importanti trasformazioni registrate dal sistema bancario e imposte dalla Banca Centrale Europea (BCE) che, a seguito delle crisi finanziarie avvenute in questi ultimi decenni[3], ha introdotto dei parametri molto stringenti nella valutazione del merito e del rischio di credito. Dopodiché, è utile ricordare che tutti gli istituti bancari sono stati costretti ad aumentare notevolmente il livello di patrimonializzazione, con misure che hanno indotto il sistema creditizio a razionalizzare i prestiti alle imprese meno insolventi, riducendo così il rischio di veder aumentare la platea dei crediti deteriorati che sono stati ridotti grazie alla vendita delle sofferenze (mercato delle cartolarizzazioni).

  • I rubinetti si sono riaperti con il Covid

Va evidenziato che anche in Veneto la fase di crescita dei prestiti bancari erogati alle imprese tra la metà del 2020 fino al 2022 è stata ottenuta a seguito delle misure introdotte per fronteggiare la crisi pandemica. Ricordiamo che il governo Conte 2 e quello Draghi hanno approvato alcuni provvedimenti a sostegno del credito (compresa la garanzia statale al 100 per cento sui prestiti) che hanno consentito di incrementare i prestiti alle società non finanziarie corretti per le cartolarizzazioni e le altre cessioni. 

  • In Ue, invece, i prestiti sono aumentati, con punte record in Francia e in Germania

Secondo i dati della BCE[4], tra il 2011 e il 2023 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili per un confronto europeo), non tutti i paesi monitorati hanno subito una contrazione dei prestiti bancari alle imprese. Anzi. Il dato medio dell’Area dell’Euro, ad esempio, è stato pari al +4,3 per cento (+188,6 miliardi di euro), con picchi positivi, per i big, del +61,4 per cento in Francia e del +46 per cento in Germania che, in valore assoluto, possono contare su un’esposizione degli istituti di credito verso le attività economiche che, rispetto al nostro importo, a Parigi è più del doppio e a Berlino, invece, è leggermente inferiore al doppio. Segnaliamo che tra le nazioni economicamente più importanti solo la Spagna ha registrato una flessione superiore alla nostra. Se in Italia la riduzione è stata del 30,9 per cento, Madrid ha visto scendere i prestiti del 46,7 per cento. In difficoltà anche le aziende dei Paesi Bassi che hanno subito una riduzione dell’8,1 per cento (vedi Tab. 1).

  • Prestiti: in forte calo soprattutto nel Centro-Sud. In Veneto contrazione record a Rovigo

Tra il novembre 2011 (periodo di picco massimo dei prestiti erogati alle imprese) e lo stesso mese del 2024 (ultimo dato disponibile), il Veneto ha subito una riduzione dei prestiti bancari alle imprese pari al -40,9 per cento. A livello nazionale la nostra regione si colloca all’ottavo posto. In valore assoluto, invece, la contrazione è stata di 44,6 miliardi di euro (vedi Tab. 2). A livello provinciale Rovigo è la realtà veneta più penalizzata, visto che ha subito una contrazione del 52,4 per cento (-1,9 miliardi di euro). Seguono Vicenza con il -44,8 per cento (-9,9 miliardi di euro) e Belluno con il -44,7 per cento (-1,2 miliardi euro) (vedi Tab. 3). 

I risparmi sono cresciuti soprattutto a Nordest. Le più “formiche” sono state Vicenza e Belluno

Sempre tra novembre 2011 e novembre 2024, sul fronte dei depositi il Nordest è la macro area che ha subito l’incremento più importante pari al 178 per cento (vedi Tab. 4). Il Veneto si posiziona al quinto posto a livello nazionale con un aumento del 185,2 per cento (+36,3 miliardi di euro). Nella nostra regione la provincia dove le imprese hanno accumulato i maggiori risparmi è stata Vicenza con il +235,6 per cento (+8,1 miliardi di euro).  Seguono Belluno con il +225,5 per cento (+1 miliardo di euro) e Padova con il +189,3 per cento (+7,4 miliardi di euro) (vedi Tab. 5). 

Nota: si fa presente che la caduta dei prestiti alle imprese è stata determinata, in parte, anche dalla riduzione delle sofferenze bancarie che nel 2015-2016 avevano raggiunto nel nostro Paese la cifra record di 160 miliardi (in capo alle imprese). Successivamente al 2016 si è aperto in Italia un ampio mercato di cartolarizzazioni/cessione dei prestiti in stato di sofferenza; secondo la pubblicazione Note di stabilità finanziaria e di vigilanza (n. 43 dicembre 2024, Banca d’Italia), le sofferenze chiuse (eliminate dai bilanci bancari) sono state pari a 229 miliardi di euro nel periodo 2017-2023; un ingente ammontare che è così “sparito” dai bilanci bancari in appena 7 anni, di cui 184 miliardi ha riguardato delle cessioni.

Il fatto che le imprese si finanzino sempre di più attraverso canali alternativi al credito è anche evidente dai dati sulla ricchezza delle società non finanziarie (imprese con più di 5 addetti). In effetti da questi dati di fonte Istat/Banca d’Italia si evince che, dal 2011 al 2023 (12 anni), il canale di finanziamento delle imprese italiane tramite l’azionariato (shares and other equity), è salito di 930 miliardi di euro (da 1.395 miliardi di euro a 2.592 miliardi di euro, +86%). Fatto 100 le passività finanziarie delle società non finanziarie (imprese con più di 5 addetti), se nel 2011 l’azionariato pesava per il 40% del totale, nel 2023 ha superato la metà (54%); al contrario i prestiti che valevano il 35% nel 2011 sono scesi al 23% del totale. 

Tab. 1 – Andamento prestiti alle società non finanziarie

(imprese con almeno 5 addetti. Dati assoluti in miliardi di euro)

Rank

per 2023

2011 2023 Var. ass.
2023-2011
Var. %
2023/2011
Francia 815,0 1.315,1 +500,0 +61,4
Germania 797,3 1.163,8 +366,6 +46,0
Italia 893,6 617,8 -275,8 -30,9
Spagna 840,4 447,8 -392,6 -46,7
Paesi Bassi 324,9 298,7 -26,2 -8,1
Austria 138,8 206,0 +67,2 +48,4
Belgio 103,2 153,2 +50,0 +48,5
Finlandia 62,6 105,8 +43,1 +68,9
Portogallo 113,8 73,3 -40,6 -35,6
Grecia 112,8 66,5 -46,2 -41,0
Irlanda 88,2 30,4 -57,8 -65,5
Lussemburgo 13,6 27,7 +14,2 +104,4
Slovacchia 15,5 23,3 +7,8 +50,2
Croazia 14,9 14,6 -0,2 -1,5
Lituania 7,8 10,7 +2,9 +37,3
Slovenia 20,1 10,2 -9,9 -49,3
Estonia 6,0 9,9 +3,9 +65,8
Cipro 24,5 8,9 -15,6 -63,6
Lettonia 8,2 5,4 -2,8 -34,5
Malta 4,2 4,7 +0,6 +13,9
Euro Area 4.405,2 4.593,9 +188,6 +4,3

Elaborazioni Ufficio Studi CGIA su dati Banca Centrale Europea

Tab. 2 – Prestiti a imprese (consistenze a fine novembre) – Dati regionali

Rank
per calo
Regioni e

ripartizioni

nov-2011
(mld €)
nov-2024
(mld €)
Var. ass.
2024-2011

(mld €)

Var. %
2024/2011
1 Marche 28,7 14,7 -14,0 -48,9
2 Liguria 22,5 12,0 -10,5 -46,7
3 Lazio 119,0 66,3 -52,7 -44,3
4 Sicilia 31,8 18,3 -13,6 -42,6
5 Molise 2,3 1,4 -1,0 -41,7
6 Calabria 9,5 5,5 -3,9 -41,6
7 Abruzzo 16,4 9,6 -6,8 -41,4
8 Veneto 108,9 64,3 -44,6 -40,9
9 Sardegna 13,7 8,4 -5,3 -38,9
10 Toscana 71,2 44,0 -27,2 -38,3
11 Umbria 14,2 9,0 -5,2 -36,6
12 Emilia-Romagna 110,6 70,3 -40,3 -36,5
13 Basilicata 4,2 2,8 -1,4 -34,3
14 Lombardia 277,4 193,9 -83,5 -30,1
15 Friuli-Venezia Giulia 18,9 13,2 -5,6 -29,8
16 Puglia 29,6 21,2 -8,4 -28,3
17 Campania 40,6 30,6 -10,0 -24,6
18 Piemonte 62,7 47,5 -15,2 -24,3
19 Valle d’Aosta 1,9 1,6 -0,3 -13,9
20 Trentino-Alto Adige 29,8 25,7 -4,0 -13,6
  ITALIA 1.013,8 660,2 -353,6 -34,9
Nord Ovest 364,5 255,0 -109,4 -30,0
Nord Est 268,1 173,6 -94,6 -35,3
Centro 233,1 133,9 -99,2 -42,6
  Mezzogiorno 278,6 160,5 -118,1 -42,4

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d’Italia

Tab. 3 – Prestiti a imprese (consistenze a fine novembre) – Dati provinciali

Rank

nazionale
per calo

Province nov-2011
(mld €)
nov-2024
(mld €)
Var. ass.
2024-2011

(mld €)

Var. %
2024/2011
5 Rovigo 3,7 1,8 -1,9 -52,4
27 Vicenza 22,1 12,2 -9,9 -44,8
28 Belluno 2,6 1,4 -1,2 -44,7
34 Padova 20,6 11,9 -8,7 -42,2
48 Venezia 15,1 9,2 -5,9 -39,1
53 Verona 22,8 14,1 -8,7 -38,2
54 Treviso 22,0 13,7 -8,3 -37,7
8 Veneto 108,9 64,3 -44,6 -40,9
  ITALIA 1.013,8 660,2 -353,6 -34,9

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d’Italia 

Tab. 4 – Depositi di imprese (consistenze a fine novembre) – Dati regionali

Rank
per crescita
Regioni e

ripartizioni

nov-2011
(mld €)
nov-2024
(mld €)
Var. ass.
2024-2011

(mld €)

Var. %
2024/2011
1 Trentino-Alto Adige 4,8 17,4 +12,7 +266,5
2 Basilicata 0,8 2,6 +1,8 +231,0
3 Campania 9,3 27,8 +18,5 +199,4
4 Puglia 6,3 18,0 +11,7 +186,4
5 Veneto 19,6 55,8 +36,3 +185,2
6 Valle d’Aosta 0,5 1,5 +1,0 +177,9
7 Calabria 1,9 5,2 +3,3 +176,4
8 Molise 0,4 1,2 +0,8 +176,1
9 Lombardia 54,6 146,6 +92,0 +168,4
10 Umbria 2,3 6,1 +3,8 +167,5
11 Sicilia 6,2 16,4 +10,2 +163,3
12 Emilia-Romagna 20,8 54,4 +33,6 +161,8
13 Sardegna 3,0 7,8 +4,8 +161,1
14 Marche 4,4 11,4 +7,0 +156,9
15 Abruzzo 3,1 7,6 +4,6 +148,2
16 Piemonte 14,4 34,6 +20,2 +140,1
17 Toscana 13,1 30,9 +17,7 +135,0
18 Friuli-Venezia Giulia 4,6 10,6 +6,0 +128,9
19 Lazio 25,0 53,9 +29,0 +116,1
20 Liguria 4,8 9,9 +5,0 +104,8
  ITALIA 199,9 519,8 +319,9 +160,0
Nord Ovest 74,4 192,5 +118,1 +158,9
Nord Est 49,8 138,3 +88,6 +178,0
Centro 44,8 102,3 +57,5 +128,3
  Mezzogiorno 54,0 126,5 +72,5 +134,1

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d’Italia 

Tab. 5 – Depositi di imprese (consistenze a fine novembre) – Dati provinciali

Rank

nazionale
per crescita

Province nov-2011

(mld €)

nov-2024

(mld €)

Var. ass.
2024-2011

(mld €)

Var. %
2024/2011
9 Vicenza 3,5 11,6 +8,1 +235,6
12 Belluno 0,4 1,4 +1,0 +225,5
34 Padova 3,9 11,4 +7,4 +189,3
37 Treviso 3,8 10,7 +7,0 +184,9
51 Venezia 3,0 8,1 +5,1 +171,8
68 Verona 4,3 11,0 +6,7 +158,1
92 Rovigo 0,8 1,7 +0,9 +117,6
5 Veneto 19,6 55,8 +36,3 +185,2
  ITALIA 199,9 519,8 +319,9 +160,0

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d’Italia

[1] Il fatto che le imprese si finanzino sempre di più attraverso canali alternativi al credito è anche evidente dai dati sulla ricchezza delle società non finanziarie (imprese con più di 5 addetti). In effetti da questi dati di fonte Istat/Banca d’Italia si evince che, dal 2011 al 2023 (12 anni), il canale di finanziamento delle imprese italiane tramite l’azionariato (shares and other equity), è salito di 930 miliardi di euro (da 1.395 miliardi di euro a 2.592 miliardi di euro, +86%). Fatto 100 le passività finanziarie delle società non finanziarie (imprese con più di 5 addetti), se nel 2011 l’azionariato pesava per il 40% del totale, nel 2023 ha superato la metà (54%); al contrario i prestiti che valevano il 35% nel 2011 sono scesi al 23% del totale.

[2] Quelle con meno di 9 addetti che, comunque, rappresentano il 95 per cento circa dell’intera platea imprenditoriale veneta e italiana.

[3] Nel 2008/2009 crisi subprime. Nel 2011/2012 crisi del debito sovrano e 2020/2021 crisi pandemica

[4] Esposizione complessiva delle banche verso le società non finanziarie (che a differenza dei dati riportati nel Graf. 1 interessano le imprese con più di 5 addetti). Riguardano prestiti complessivi incluse le sofferenze e i pronti contro termine

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