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SUL CARCERE MINORILE DI ROVIGO: QUALCHE PROPOSTA CONCRETA

Gli eventi che hanno seguito l’inaugurazione della nuova struttura per minori a Rovigo (prima la sommossa di sabato, poi il tentato suicidio di uno degli ospiti della struttura) obbligano la politica cittadina a riflettere sulle criticità, ma anche sulle possibili soluzioni ai problemi che si stanno manifestando e alimentano la preoccupazione dei rodigini.
Da verificare se ad oggi l’istituto davvero manchi di un piano della sicurezza (che è obbligatorio) e che dovrebbe essere condiviso e partecipato dall’istituto stesso con le altre forze di polizia. Altro tema urgente: la garanzia della sanità penitenziaria. L’istituto sarebbe ancora sprovvisto di propri infermieri, mentre il medico, a quanto ci risulta, è assegnato, ma deve arrivare dalla casa circondariale – che già ospita 315 detenuti – e di conseguenza non è presente all’interno. Allo stato attuale, gli stessi infermieri vengono inviati dalla vicina casa circondariale di Sarzano, impattando sulla sicurezza e sulla stabilità complessiva del sistema. Altro nodo da sciogliere riguarderebbe infine la caserma per il personale e la mensa: la prima ancora insufficiente per le nuove unità annunciate in arrivo; la seconda tuttora mancante.
Cosa occorre allora disporre con urgenza in modo da superare questa fase di criticità? Tra le iniziative necessarie:
a) adottare tempestivamente un piano per la sicurezza, prevedendo eventualmente l’utilizzo di persone apparentementi al Gruppo d’intervento organizzato regionale;
b) prevedere l’assegnazione di infermieri in pianta stabile e di medicinali per uso esclusivamente del minorile;
c) trovandosi in centro città, la struttura deve necessariamente limitare l’ingresso dei giovani adulti: il limite massimo dovrebbe essere in questo caso di quattro persone;
d) predisporre un piano di affiancamento del personale con la presenza attiva di figure dotate di maggiore esperienza e formazione sul campo. Gli interventi segnalati sarebbero senz’altro la migliore risposta che le istituzioni potrebbero dare ai cittadini e potrebbero accompagnare l’avvio di una fase nuova, in cui poter valutare le possibili sinergie della città con la struttura e le occasioni di formazione, di recupero e reinserimento sociale per chi, avendo sbagliato, si trova oggi all’interno dell’istituto, ma deve cercare di guadagnare una “seconda chance”, secondo quanto è stabilito tra le altre cose dal carattere della pena nel nostro ordinamento. Lo stesso Comune di Rovigo non può rimanere inerte, ma deve farsi parte attiva nel sollecitare i necessari adeguamenti.
Diego Crivellari
Palmiro Franco Tosini
Consiglieri comunali
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