Iniziamo con questo articolo una nuova collaborazione. Buona lettura!
Le celie del Celio era il titolo di una rubrica ironica e un po’ scanzonata, ma mai banale, che un gruppetto di liceali contestatori ante litteram si erano messi a scrivere per esorcizzare un ambiente oppressivo ed estremamente rigido, non solo dal punto di vista educativo, quale era il Liceo Ginnasio “Celio” di Rovigo ai tempi di “Maria la sanguinaria”, la Crudelia della cultura classica, al secolo la Preside per antonomasia: Maria Gambardella.
Per dare un’idea del rigore allora imperante, basti un episodio per me incancellabile: ore 8.45 di un giorno del mese di marzo del 1961, eclissi totale. Proprio la fascia della Padania era completamente interessata dal fenomeno. Tutta Rovigo si riversò sulle strade con strumenti più o meno rudimentali per ammirare l’evento eccezionale, tutta Rovigo tranne il Liceo Ginnasio “Celio”: professori ed alunni di quella Scuola furono costretti dalla “sanguinaria” a restare in classe, poiché un evento così trascurabile non poteva distogliere una istituzione scolastica seria dal suo percorso educativo!
Le ragazze erano completamente avvolte in incredibili grembiuli rigorosamente neri, lunghissimi, e gli ingressi erano separati. Vigeva infatti la segregazione sessuale: i ragazzi entravano dal portone principale e le ragazze dalla porta di servizio di via S. Barbara (ora via S. Donatoni).
In questo la “sanguinaria” fu preveggente: aborriva la contaminatio e quindi voleva evitare cause anche fortuite di AIDS.
Questa rubrica, le celie del Celio, era uno dei pezzi forti di un bel giornalino studentesco che fece opinione pubblica per i teen agers della nostra provincia degli anni ’60: era “il Raglio”. Si vendeva in tutte le Scuole superiori del Polesine e raggiunse una tiratura non indifferente per l’epoca.
Presto le celie del Celio divennero il luogo di denuncia e di sfogo di questi ragazzi, che non sopportavano quell’ambiente scolastico cupo e deprimente, ma anche un punto di riferimento culturale che leggeva la vita di tutti i giorni con sottile e pungente ironia. Quei ragazzi sono diventati medici capaci e noti (Stefano Bianchi, Roberto Naldini, Gian Carlo Stellin, Stefano Zanella), professori universitari (Guido Avezzù, Paolo Romanato), docenti e uomini di cultura (Massimo Contiero), ma non hanno mai perso, per quel che ho avuto il piacere di conoscerli, il gusto della battuta.
Adesso il Liceo Celio non è più scuola dove si pratica l’insegnamento coatto, l’ironia va usata altrove, principalmente nell’ambiente politico, in questa seconda repubblica, che è 2^ perché, purtroppo, comunque la si osservi, è sempre inferiore alla prima, tranne qualche rara eccezione.
Le celie del Celio passano dal glorioso Liceo Ginnasio all’omonimo Palazzo, sede della Provincia, massimo organo istituzionale del Polesine, e quindi il titolo è ancora attualissimo, e ben si attaglia alla bisogna.
Era da tempo che pensavo a questa rivitalizzazione, ma dovevo prima eliminare certi vincoli che mi impedivano di essere scevro da condizionamenti. Per usare l’ironia con distaccata e gentile perfidia bisogna sentirsi liberi di dire e di scrivere. Credo che i tempi siano maturi; perciò in nome dello spirito che animava quei ragazzi, proveremo a guardare i fatti nostri buttandola in ridere, per impedire che persone che si credono personaggi si prendano troppo sul serio. Sarà una rubrica che avrà scadenza settimanale, che avrà la pretesa di far sorridere, ma mai di deridere.
Aiace ovvero Massimo Zanella
P.S. Per non incorrere nella censura di allora (leggi sospensioni) usavamo degli pseudonimi, adesso una denuncia per diffamazione fa diventare noti ed importanti, vedi il collezionista Vittorio Sgarbi.



