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Nasce anche a Rovigo il Comitato per il No al referendum sulla giustizia

Nella sede provinciale della CGIL di Rovigo, introdotta dal segretario generale Pieralberto Colombo, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Comitato provinciale “Società civile per il No nel referendum costituzionale” sulla cosiddetta riforma della giustizia .

Un appuntamento partecipato e politicamente trasversale, che ha visto insieme associazioni, forze civiche e partiti, accomunati da una posizione netta: quella in votazione non è una riforma capace di migliorare la giustizia, ma un intervento che rischia di alterare gli equilibri costituzionali tra i poteri dello Stato.

Al Comitato provinciale di Rovigo hanno già aderito Arci, Acli, Anpi, Libera, Cgil, Politropia–Arcigay, Rete Studenti Medi Rovigo, Legambiente, Polesine Progressista, Anppia Rovigo, Centro Documentazione Polesano, Forum dei Cittadini, Rete Kurdistan Polesine, Civica per Rovigo, Partito Democratico, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle e Rifondazione Comunista. Una composizione che, come è stato sottolineato, restituisce la dimensione “civile” prima ancora che partitica dell’iniziativa.

Ad aprire gli interventi è stata l’avvocata Elena Biasin, capogruppo in Consiglio comunale per Civica per Rovigo, che ha offerto una lettura tecnica del testo. «Questa riforma – ha spiegato – nasce da una forzatura: un tema così complesso avrebbe richiesto un vero confronto parlamentare, non un testo blindato scaricato poi sui cittadini tramite referendum».

Secondo Biasin, la narrazione ufficiale è fuorviante: «Non è una riforma della giustizia, ma un intervento che punta a indebolire la rappresentanza della magistratura e a modificare i suoi organi di autogoverno, mettendo a rischio l’equilibrio tra i poteri dello Stato».
Sulla separazione delle carriere, uno dei punti più citati nel dibattito pubblico, l’avvocata è netta: «È un problema in gran parte fittizio. I passaggi tra magistratura requirente e giudicante sono già pochissimi e le alte percentuali di assoluzione dimostrano che i giudici non si appiattiscono sul pubblico ministero».

Per ANPI è intervenuto l’ex senatore ed ex sindaco di Rovigo Fabio Baratella, che ha collocato il referendum in un quadro più ampio: «Questa non è una riforma che migliora il servizio ai cittadini, né riduce i tempi della giustizia. È parte di un disegno che mette in discussione l’equilibrio costituzionale, oggi con la magistratura, domani con altri pilastri della Carta».

Sulla stessa linea Giancarlo Lovisari per ARCI, che ha parlato di “attacchi concentrici” alla Costituzione: «Giustizia, autonomia differenziata, premierato: sono tasselli di un unico ragionamento che rimette in discussione l’equilibrio dei poteri costruito tra il 1946 e il 1948. Non si tratta di tecnicismi per addetti ai lavori, ma del fondamento stesso della nostra democrazia».

Tra i punti più contestati, la modifica del Consiglio superiore della magistratura e l’introduzione di nuovi organi disciplinari. «Il pericolo – è stato ribadito – è che il potere politico finisca per incidere sull’autonomia della magistratura, oggi e domani, qualunque sia il colore dei governi». Una prospettiva definita “incompatibile” con il principio di terzietà del giudice.

A chiudere la conferenza è stato Pieralberto Colombo, segretario generale della CGIL di Rovigo, che ha richiamato il senso democratico del voto: «È un referendum costituzionale confermativo, senza quorum. Chi vota decide. Per questo è fondamentale partecipare, informarsi e votare No».

Un appello chiaro, rivolto a una cittadinanza che, come è stato ricordato più volte, rischia di sentirsi distante da un tema presentato come tecnico ma che riguarda direttamente la qualità della democrazia e delle garanzie costituzionali.

Grazie a Rovigo News per il testo e la foto

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