In seguito all’invio delle numerose osservazioni sul progetto di Ecopol – presentate da cittadini, associazioni ed Enti – la Provincia in data 12 febbraio 2026 ha concesso una sospensione della procedura di V.I.A. per 180 giorni, su richiesta dell’azienda stessa.
Questa sospensione non rappresenta una battuta d’arresto, ma solo un modo per consentire all’azienda privata Ecopol di rispondere alle numerose richieste.
In questo periodo Ecopol dovrà cercare di dare risposta alle tante richieste di integrazione del progetto che, come risulta dalle comunicazioni pubblicate sul sito della Provincia, riguardano: approfondimenti sugli impatti delle emissioni in atmosfera e odorigeni, effetti sulla salute e ricaduta sulle aree agricole e sui prodotti alimentari, spazi di manovra ed aspetti di prevenzione incendi ed emergenze, gestione del trasporto e della lavorazione dei fanghi/terreni, valutazione dei materiali in ingresso e uscita, gestione delle acque meteoriche anche in considerazione di eventi estremi come “bombe d’acqua”.
Tra i documenti relativi alla proroga pubblicati dalla Provincia, appare particolarmente significativo che la Provincia chiede ad Ecopol, per poter continuare l’iter amministrativo del procedimento in corso, di presentare una procedura di sanatoria per la regolarizzazione di interventi edilizi, eseguiti in difformità alle norme urbanistiche, sugli immobili del progetto.
I contributi, in termini di osservazioni di cittadini, Enti e Associazioni, sono stati molto dettagliati ed hanno ripreso tutti i problemi legati al progetto di Ecopol, che prevede la trasformazione di un semplice deposito rifiuti, peraltro negli ultimi anni ben poco utilizzato, in un impianto che tratta ad alte temperature fanghi e terreni contenenti sostanze tossiche.
I problemi di questo impianto per il territorio rimangono tutti e intatti.
Le emissioni in atmosfera, derivanti dalla post combustione di sostanze molto tossiche, che rappresentano un rischio per la salute degli abitanti.
Danni alla qualità dei prodotti agricoli coltivati nelle aree circostanti, vista la circolazione dell’aria e lo spostamento degli inquinanti. Danni che si estendono alla salubrità dei terreni e al valore economico dei fondi agricoli e delle produzioni di qualità.
La mancanza di spazi adeguati di accesso/uscita sulla strada SR88 e di aree di manovra interne, che creano rischi per la movimentazione dei materiali e particolarmente in caso di emergenza incendi.
Rimane quindi la domanda dei cittadini: quale può essere la prospettiva economica in una città capoluogo se Rovigo accetta di importare sostanze inquinanti per trattamenti che danneggiano la salute, l’ambiente e la produzione economica locale?
Dina Merlo, presidente Forum dei cittadini
Paolo Giolo, socio Associazione civica per Rovigo



