Da oltre cinque mesi una piattaforma galleggiante collocata nel ramo interno del Canalbianco, vicino a Ponte Castello, ospita un grande messaggio pubblicitario riconducibile a un’impresa privata. Ora i consiglieri comunali di Impegno per il Bene Comune, Enrico Bonato e Sandra Moda, chiedono al Comune di fare piena chiarezza.
Con un’interrogazione consiliare a risposta orale, protocollata alla fine di agosto, IBC domanda al Sindaco e alla Giunta di spiegare chi sia il proprietario della piattaforma, chi la gestisca, quale atto ne abbia autorizzato la permanenza, per quanto tempo possa rimanere in quella posizione e quale eventuale canone o corrispettivo economico venga versato per l’utilizzo dello spazio pubblico.
La struttura, comparsa alla fine di aprile, espone anche le bandiere dell’Unione Europea, dell’Italia e della Regione Veneto, ma a richiamare maggiormente l’attenzione è il grande pannello promozionale installato sulla piattaforma.
«Il Canalbianco è un patrimonio della città e dei cittadini – dichiarano Bonato e Moda – e quando uno spazio pubblico viene utilizzato per garantire visibilità commerciale a un soggetto privato devono essere assolutamente chiari gli atti, i criteri e le condizioni economiche alla base dell’autorizzazione».
Per i consiglieri di IBC, il punto non riguarda soltanto la presenza del cartellone, ma soprattutto la trasparenza delle procedure e la parità di trattamento tra le imprese.
«Se esiste la possibilità di utilizzare uno spazio pubblico così visibile per finalità promozionali – sottolineano – è legittimo chiedere perché questa opportunità sia stata concessa a una sola impresa e non sia stata resa accessibile anche alle altre attività economiche interessate».
Da qui la richiesta al Comune di chiarire se vi siano stati avvisi pubblici, manifestazioni di interesse, procedure comparative o altri criteri oggettivi per individuare il soggetto autorizzato a utilizzare la piattaforma a fini pubblicitari.
«Non contestiamo il diritto di un’impresa a promuovere la propria attività – precisano Bonato e Moda –. Contestiamo l’assenza, almeno fino a oggi, di spiegazioni pubbliche sui criteri utilizzati per concedere una visibilità così rilevante su uno spazio appartenente alla collettività».
IBC chiede inoltre di sapere quale sia il futuro della piattaforma e se l’Amministrazione intenda mantenerla stabilmente nell’attuale posizione.
Nel caso in cui la struttura dovesse essere utilizzata anche in futuro per promuovere attività economiche, i consiglieri chiedono che vengano introdotte regole precise e trasparenti.
«Si stabiliscano tempi, tariffe, criteri e forme di rotazione – propongono Bonato e Moda – in modo da consentire anche ad altre imprese di avere accesso alla stessa opportunità. Se quello spazio può essere uno strumento di promozione del territorio, deve esserlo per tutti e non soltanto per qualcuno».
Secondo IBC, la permanenza prolungata di un unico messaggio pubblicitario su uno spazio pubblico rischia infatti di alimentare la percezione di un trattamento privilegiato, percezione che può essere superata soltanto rendendo pubblici gli atti e le condizioni che hanno consentito l’installazione.
«Se tutto è stato autorizzato secondo le regole, il Comune lo chiarisca senza ambiguità – affermano i consiglieri – indicando l’atto amministrativo, la durata dell’autorizzazione, gli eventuali importi versati e i criteri utilizzati».
La richiesta rivolta alla Giunta è quindi netta: trasparenza completa sulla vicenda e regole uguali per tutti. «Gli spazi pubblici della città non possono diventare vetrine esclusive – concludono Bonato e Moda –. Adria deve sostenere le proprie imprese, ma deve farlo garantendo pari opportunità, criteri pubblici e la massima trasparenza nell’utilizzo dei beni della collettività».



