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Una riflessione sul voto del Gruppo Bachelet

Ritorno al voto e risultato referendario sono due motivi di grande soddisfazione. La riforma proposta era frutto di una volontà di modifica della Costituzione che metteva in discussione l’equilibrio fra i poteri dello Stato, ma gli elettori hanno detto no. Le modifiche per migliorare l’attività degli organismi che sottendono al nostro sistema di democrazia vanno fatte per favorire i cittadini e non le forze politiche in campo e la strada da seguire è quella che, come Gruppo, abbiamo chiamato “spirito costituente” che, purtroppo non si è visto e nemmeno si vede all’orizzonte.

Non era un risultato scontato, anzi in molti erano convinti che la conferma della riforma fosse un dato acquisito, così come si attendeva un ulteriore calo dei votanti sull’onda del trend negativo degli ultimi anni. Gli elettori hanno sorpreso tutti ed in particolare, secondo gli analisti, sono stati i giovani a rovesciare il tavolo e a rilanciare voto e difesa della Costituzione.

C’è chi lamenta la cosiddetta “politicizzazione” del voto a favore o contro il Governo, ma non si capisce perchè non dovesse essere anche un voto politico, visto che in valutazione era una riforma proposta da questo Governo e da questa maggioranza che non avendo ottenuto i due terzi del Parlamento a suo sostegno, ha dovuto affrontare il giudizio popolare.

Alla nostra soddisfazione, sentiamo però anche l’esigenza di esporre qualche preoccupazione, perchè, abbiamo già visto anche in passato, come sia fin troppo facile pensare che un tale risultato dia già delle certezze sulle prossime elezioni politiche per rovesciare l’attuale maggioranza. C’è indubbiamente del potenziale in quel che è accaduto ma la strada a nostro avviso è ancora lunga. Le prime mosse dei leader dell’opposizione che già parlano di primarie di coalizione come se la questione fosse principalmente il “chi” e non il “come” e il cosa” proporre agli elettori con una proposta affidabile alternativa alla attuale maggioranza di destra, la dice lunga, purtroppo. L’idea che i voti del NO siano automaticamente disponibili per una alternativa ancora indefinita è un errore e va respinta con convinzione.

L’altra questione da non sottovalutare è ritenere che l’attività della Magistratura non sia da migliorare e che tutto vada bene così. I tempi della giustizia sono troppo lunghi e i margini di cambiamento restano e possono essere affrontati anche con l’apporto di magistrati non arroccati in difesa, ma disponibili ad affrontare i nodi che devono essere affrontati.

Infine, va detto che il risultato nel nord-est, in Polesine e a Rovigo non può essere soddisfacente sia per quanto riguarda il referendum, dove i SI hanno prevalso pesantemente, sia per le elezioni suppletive, anche se sul capoluogo il dato è interessante rispetto alle ultime consultazioni amministrative.

Giacomo Bovolenta crediamo si sia speso al meglio delle sue possibilità, con obiettivi seri e centrati sul territorio, sostenuto con convinzione dalle forze politiche e civiche, come il nostro Gruppo. Ugualmente siederà in Parlamento il candidato di centrodestra eletto con risultati inequivocabili pur essendo totalmente estraneo alla terra polesana ed imposto per varie ragioni.

Questi risultati confermano la necessità di una valutazione approfondita. Fra i leader di centrodestra di casa nostra si parla di giudizio positivo degli elettori verso l’attività amministrativa locale. Che ci sia un dato favorevole per loro è indubbio e gli elettori hanno sempre ragione anche quando, a nostro avviso, invece hanno torto, perchè questo “buon governo locale” a Rovigo davvero non si vede. Le opposizioni, in tal senso, dovrebbero impegnarsi a far emergere sempre di più i limiti e le incongruenze dell’attuale Amministrazione, guardando avanti per costruire insieme, nel confronto rispettoso, un progetto di governo alternativo per il capoluogo.

Per il Gruppo Bachelet

Andrea Borgato, Presidente
Francesco Milan, Fondatore
Foto credits Rovigo Oggi
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