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Comitato NO FIR: Rovigo, il capoluogo con l’aria peggiore in Italia!

Pubblichiamo un testo prodotto dal Comitato NO FIR sui canali social 

Rovigo non è una città qualunque quando si parla di qualità dell’aria.
Secondo la classifica IQAir 2025 delle città italiane più inquinate per concentrazione di PM2.5, Rovigo si colloca al 4° posto nazionale, con una media annuale di 21,3 µg/mc (in peggioramento rispetto ai 20,1 µg/mc del 2024). Ma è un dato che va letto con attenzione: le tre città che precedono Rovigo in classifica — Muzza di Cornegliano Laudense (Lodi), Casalmaggiore (Cremona) e Cuggiono (Milano) — sono piccoli comuni, non capoluoghi di provincia.

🔴 Rovigo risulta quindi, di fatto, il capoluogo di provincia più inquinato d’Italia per PM2.5 nel 2025, davanti a città ben più grandi, industrializzate e trafficate come Milano, Torino o Padova.

Un primato che nessuna amministrazione dovrebbe portare con leggerezza, e che rende ancora più delicata la valutazione di qualsiasi nuovo insediamento industriale sul territorio.

È in questo contesto che si inserisce il progetto FIR, presentato dall’omonima società di Roncà per un impianto di produzione di lana di roccia con un investimento da circa 40 milioni di euro, per una produzione prevista superiore alle 120 tonnellate al giorno.

Secondo ISDE – Medici per l’Ambiente che ha analizzato i dati riportati da FIR nel progetto, l’impianto genererà emissioni complessive stimate in circa 33 tonnellate all’anno di polveri (comprese PM10 e PM2.5) e circa 8,6 tonnellate all’anno di formaldeide. Per avere un termine di paragone: l’inceneritore di Padova è autorizzato dalla Regione a emettere fino a circa 5 tonnellate annue di polveri. Un solo impianto di lana di roccia, dunque, emetterebbe più del sestuplo delle polveri di un inceneritore autorizzato.

Per legare le fibre minerali prodotte dalla fusione del basalto, il processo produttivo prevede l’utilizzo di una resina a base di urea, fenolo e formaldeide. La formaldeide è classificata come cancerogena per l’uomo (Gruppo 1) dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), lo stesso livello di rischio attribuito ad esempio all’amianto o al fumo di tabacco. E’ una tecnologia superata in quanto esistono già in commercio alternative “formaldehyde-free” a base di leganti naturali.

Tra le altre sostanze indicate nella documentazione relativa alle emissioni figurano ammoniaca, biossido di azoto, polveri minerali, metalli e anidride solforosa. La Dott.ssa Corrà, medico di ISDE intervenuto sul caso, ha segnalato che le polveri emesse potrebbero avere effetti irritanti e sensibilizzanti su occhi, pelle, prime vie respiratorie, bronchi e polmoni, e che alcuni degli inquinanti indicati sono sostanze persistenti, in grado di accumularsi nell’organismo: tra i rischi richiamati figurano danni neurologici, insufficienza renale, disturbi ossei, tumori e anomalie nello sviluppo fetale.

La concentrazione media di PM2.5 a Rovigo è già più del doppio del limite di 10 µg/mc che entrerà in vigore nel 2030, e il rapporto “Mal’Aria di Città 2026” di Legambiente stima una riduzione necessaria del 53% per rientrare nei parametri europei.

🔴 Ricordiamo inoltre che questo non è l’unico progetto impattante che interessa la zona di Rovigo attualmente, se pensiamo all’impianto di produzione di Biometano a Sarzano e al progetto Ecopol per lo stoccaggio di rifiuti pericolosi in via Amendola.

In tutti questi casi sono i cittadini costituiti in comitati a farsi carico della tutela del territorio, arrivando ad avviare campagne di raccolta fondi per sostenere i costosi ricorsi.

🔴 Alla luce della fragilità di un territorio già sottoposto a diverse forme di pressione ambientale e delle esposizioni a cui la popolazione è già quotidianamente sottoposta, riteniamo doveroso chiederci come sia possibile che gli enti e le amministrazioni competenti non intervengano secondo un principio di prevenzione, ma consentano o addirittura favoriscano interventi capaci di determinare un ulteriore aggravio della situazione.

La tutela dell’ambiente e della salute pubblica non può essere affidata alla sola capacità di reazione dei cittadini, né può diventare una responsabilità che ricade sulle comunità locali quando le decisioni sono già state assunte.
La prevenzione dovrebbe essere, prima di tutto, un dovere delle istituzioni.

Comitato NO FIR Rovigo

fonti:

https://www.iqair.com/it/world-most-polluted-cities?continent=59af92ac3e70001c1bd78e52&country=wS4BTBZsKwcpavTvr&fbclid=IwY2xjawUTpqtwZG9mAWV4dG4DYWVtAjEwAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR60nfyvPyfS4ykW7a1Zn2QKAZqIOUzzEaPmSPNZWs2yO73cQVDyKQDhG1bcng_aem_tZVc4qVasE-IUXwAYwUJ8A

https://www.legambiente.it/attivita-scientifiche/malaria-di-citta/?fbclid=IwY2xjawUTprhwZG9mAWV4dG4DYWVtAjEwAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR5zP2RmIdyyA9pkcMzL8TGt66HP-1e7T9JhqzWQHIg0gFbuwktp8SU2yhTP0w_aem_LjoGkmmVK2ptIIoKt6oVEw

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