Punto nascite: l’azione della Giunta ora sembra essere completamente concentrata sulla prossima telefonata di Lunedì 14 col capo della segreteria del Sottosegretario del Ministero della Salute, dopo che l’Amministrazione comunale ha scartato a priori l’ipotesi di un ricorso al Tar contro la delibera regionale che chiude il Punto nascite di Adria, lasciandone scadere i termini di impugnazione.
A questa telefonata sono dunque stati invitati i Sindaci ed i consiglieri comunali del Polesine e ne sono stati informati gli onorevoli, i Presidenti di Regione e Provincia, i consiglieri regionali e gli assessori.
Anche se, in effetti stupisce non trovare tra gli informati l’onorevole Alberto Di Rubba, il potente tesoriere della Lega eletto nel collegio di Rovigo, che a Marzo 2026 appena eletto aveva dichiarato al Gazzettino che la sua era una vittoria che nasceva dall’ascolto, dal lavoro sul territorio e che il suo impegno sarebbe stato quello di “portare le istanze del Polesine nelle istituzioni con serietà, presenza e determinazione.”
Essersi dimenticati di informarlo potrebbe essere allora l’ennesima occasione persa per il territorio.
Chissà, magari la sua presenza sarebbe stata utile alla Provincia di Rovigo per provare a cambiare una legge, quella che decide sui punti nascita, nata nel 2016 e decisamente poco attuale.
Secondo i Dati ISTAT nel 2016, infatti, i nuovi nati furono 473.438, nel 2025 sono stati invece colo 355.000 con una diminuzione di 118.438 nascite, pari al 33,36 %.
Ora, se noi prendessimo le 500 nascite, previste come limite minimo dal DM del 11/11/2015, e le diminuissimo del 33,36% il limite minimo diventerebbe di 333 .
E non tenerne conto porta purtroppo a profonde distorsioni.
È infatti evidente come in un paese in evidente diminuzione demografica, ove nel 2025 sono diminuite le nascite, sono rimasti stabili i decessi (355mila i nati, 652mila i decessi con un saldo negativo di 297.000 individui) la regola risulta poco attuale oltre che oltremodo penalizzante per i centri minori .
Si aggiunga poi che è quantomeno singolare notare come l’Ospedale di Venezia invece, che pure ha avuto solo 282 nascite nel 2025, abbia ottenuto automaticamente l’applicazione della deroga senza che, ad esso, venga dedicata particolare attenzione nella delibera regionale 253.
Rovigo e Chioggia invece vengono, almeno temporaneamente, salvate dalla chiusura grazie alla chiusura del Punto nascita di Adria dal momento che Rovigo, dagli originari 429 nati, grazie alla redistribuzione prevista delle nascite di Adria passa a 561, mentre Chioggia passa da 399 a 494.
Sembra evidente come la Regione Veneto e lo Stato Italiano, decidendo la chiusura del Punto nascita, non abbiano voluto tenere conto della specificità del nostro territorio, anzi sembra quasi che per la Regione le caratteristiche orografiche del Polesine siano un impedimento dal momento che nella DGR citata si può leggere “In relazione al Punto Nascita di Adria va rilevato che trattasi di ambito territoriale che ricade su area interna, per definizione distante dai principali centri di offerta di servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità), le cui criticità connesse alla richiesta di chiusura sono da considerare in funzione delle problematiche intrinsecamente legate all’assetto orografico del territorio.”, quasi che le caratteristiche del Basso Polesine dovessero essere considerate una colpa, salvo poi elogiarle come una terra meravigliosa quando la Regione Veneto parla di turismo,.
Chiudere un reparto di ortopedia o di chirurgia non ha la stessa forza simbolica che chiudere un Punto nascita.
Chiudere un punto nascite rappresenta privare un territorio del suo futuro, spingendo le giovani coppie a stabilirsi altrove, accelerandone così il declino.
Ci sentiamo abbandonati, come se la nostra provincia fosse una provincia del profondo Sud da accompagnare nel suo lento declino, salvo ricordarsene all’improvviso quando è il momento solo per insediarvi insediamenti che altri hanno rifiutato, nuovi impianti Fotovoltaici od inceneritori.
E vorremmo invece che la nostra città, il nostro territorio, che ora sembrano condannati ad un lento ed inesorabile declino, ricominciassero a vivere.
Cordiali Saluti
Coordinatore Impegno per il Bene Comune
Simone Donà



