“Un gesto di umanità e coraggio”, come la revoca del 41 bis ad Alfredo Cospito, che “è a un passo dalla morte nel carcere di Bancali a Sassari all’esito di uno sciopero della fame che dura, ormai, da 80 giorni”.
E’ quanto chiede al ministro della Giustizia e al governo, l’appello sottoscritto da una quarantina tra giuristi e intellettuali, tra i quali l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, l’attore musicista e scrittore Moni Ovadia, il filosofo Massimo Cacciari, don Luigi Ciotti, l’ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo, attualmente presidente della Garzanti Libri, padre Alex Zanotelli ,missionario comboniano.
Con loro anche il filosofo del diritto Luigi Ferrajoli, il presidente dell’Unione delle Camere penali Giandomenico Caiazza e tanti magistrati in pensione, come l’ex procuratore generale di Firenze Beniamino Deidda, Domenico Gallo, Nello Rossi, Livio Pepino e Franco Ippolito, attualmente presidente della Fondazione Basso. Tutti chiedono che ministero e governo “escano dall’indifferenza in cui si sono attestati in questi mesi” e “facciano un gesto di umanità e di coraggio”, definendolo “un passo necessario per salvare una vita e per avviare un cambiamento della drammatica situazione che attraversano il carcere e chi è in esso rinchiuso”.E scrivono: “Lo sciopero della fame di detenuti potenzialmente fino alla morte è una scelta esistenziale drammatica che interpella le coscienze e le intelligenze di tutti”. Di fronte a tutto questo, continuano, “la gravità dei fatti commessi non scompare né si attenua ma deve passare in secondo piano”. Ma “configurare come sfida o ricatto l’atteggiamento di chi fa del corpo l’estremo strumento di protesta e di affermazione della propria identità significa tradire la nostra Costituzione che pone in cima ai valori, alla cui tutela è preposto lo Stato, la vita umana e la dignità della persona: per la sua stessa legittimazione e credibilità, non per concessione a chi lo avversa. Sta qui – come i fatti di questi giorni mostrano nel mondo – la differenza tra gli Stati democratici e i regimi autoritari” .
Da Il Fatto Quotidiano del 7 gennaio