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ATS, IL CONSORZIO ERA GIÀ STATO SCELTO: PERCHÉ ADRIA CAMBIA ROTTA?

La costituzione degli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) rappresenta una trasformazione epocale per il futuro dei servizi sociali del nostro territorio e proprio per questa ragione riteniamo che la scelta del modello organizzativo debba essere affrontata con serietà e chiarezza.
C’è un fatto politico che non può essere ignorato: il Comitato dei Sindaci dell’ATS VEN_19, già nel marzo 2026, si era espresso a favore della costituzione del consorzio. Una decisione discussa, condivisa e verbalizzata. Per quale ragione oggi il Comune di Adria intende cambiare indirizzo?
La domanda è ancora più rilevante se consideriamo che, anche in occasione dell’assemblea generale dei Segretari comunali del territorio, era emerso un orientamento favorevole alla soluzione consortile. Ci troviamo, quindi, di fronte a un indirizzo territoriale già maturato, sul quale oggi, alla luce di quanto si apprende attraverso la stampa, sembra gravare una crescente pressione regionale a favore dell’azienda speciale.
Riteniamo che questa pressione sia inopportuna: la Regione può certamente esprimere un orientamento e fornire indicazioni, ma non può sostituirsi alla responsabilità decisionale dei Comuni, soprattutto quando questi hanno già avviato un percorso e formalizzato un indirizzo. La scelta dei Sindaci verso il consorzio, inoltre, era arrivata prima dell’integrazione alla  L.R. 9/2024, quindi in un momento in cui valevano le regole e le modalità riconosciute dal comitato del distretto 2 (votazione per teste). Non si può dare per scontato che un nuovo criterio di maggioranza possa automaticamente rimettere in discussione un percorso decisionale già concluso, non capiamo, quindi, come l’Assessore Manzetto possa asserire con certezza che l’esito della votazione debba fondarsi sulla maggioranza di espressione della popolazione.
Quando si parla di sociale, tuttavia, la priorità non può essere l’efficienza della struttura amministrativa, ma l’efficacia dei servizi e la capacità di raggiungere le persone più fragili.
L’azienda speciale promette maggiore flessibilità gestionale, ma questa deve essere valutata anche rispetto al controllo pubblico, alla gestione delle assunzioni e degli affidamenti, alla salvaguardia del personale attualmente impiegato, ai trattamenti contrattuali e ai possibili nuovi costi per i bilanci comunali.
Non possiamo permetterci che una riforma nata per rafforzare i servizi sociali finisca per disperdere professionalità ed esperienze già presenti, creando ulteriori oneri per gli enti locali.
Riteniamo che il modello consortile, fondato sulla collaborazione tra Comuni, meriti di essere mantenuto come soluzione di riferimento proprio per la sua capacità di preservare un legame diretto con le amministrazioni e con le specificità dei territori.
Per Adria e per il Polesine la prossimità dei servizi è fondamentale. Le fragilità non sono distribuite uniformemente e servono un sistema capace di intercettare i bisogni, una distribuzione equa delle risorse e servizi realmente accessibili anche nelle realtà più periferiche.
Chiediamo quindi al Sindaco di Adria di chiarire le ragioni di questo cambio di indirizzo e di non ignorare il percorso già condiviso dai Comuni dell’ATS VEN_19. Chiediamo anche all’Assessore Manzetto, in caso di istituzione di Azienda speciale, nel caso in cui buona parte delle assistenti sociali non dovesse passare nell’azienda, chi dovrebbe sostenere il loro costo? Il loro stipendio verrebbe interamente gestito dal bilancio comunale di Adria??
Non è accettabile che una scelta così importante venga rimessa in discussione senza un confronto trasparente, senza un’analisi comparativa dei modelli e soprattutto senza spiegare ai cittadini quali vantaggi concreti deriverebbero da questo cambiamento. Deve essere assicurato il controllo da parte dei comuni, che sono i profondi conoscitori del territorio e tenersi fortemente alla larga da una forma che potrebbe essere l’anticamera della privatizzazione.
Il sociale non è una voce di bilancio da razionalizzare. È una responsabilità pubblica verso le persone che hanno più bisogno delle istituzioni. E le decisioni che riguardano il nostro territorio devono nascere dal territorio, non essere orientate da pressioni esterne.

Si porgono cordiali saluti

Enrico Bonato
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