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CGIA: BUROCRAZIA CHOC

Al netto della legislazione europea e di quella regionale – tra Dpcm, leggi, decreti, ordinanze ministeriali, delibere, determine, circolari, comunicati, etc. – nel 2024 l’Istituto Poligrafico e la Zecca dello Stato Spa hanno pubblicato 305 Gazzette Ufficiali a cui vanno sommati 45 Supplementi ordinari e straordinari. Complessivamente questi 350 documenti sono composti da 35.140 pagine. Se quest’ultime fossero state stampate, il peso raggiunto da questa montagna di carta ammonterebbe a 84 chilogrammi. Se, inoltre, avessimo messo queste Gazzette l’una sopra l’altra, otterremmo una pila di carta alta oltre un metro e 90 centimetri. Infine, considerando un tempo medio di 5 minuti a pagina, una persona che si dedicasse a leggerle tutte con attenzione impiegherebbe 366 giorni lavorativi, praticamente un anno (con sabati e domeniche incluse) (vedi Tab. 1).

A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

Nel 2025, purtroppo, il quadro generale non dovrebbe subire grosse variazioni. Nei primi 9 mesi sono state pubblicate 227 Gazzette Ufficiali e 31 Supplementi ordinari e straordinari, per una foliazione totale pari a 25.888, “solo” 189 facciate in più rispetto a quanto pubblicato nello stesso periodo dell’anno scorso (vedi Tab. 2).

Rispetto agli anni prima del Covid[1], invece, il confronto è leggermente peggiorato. Se nel 2019, ad esempio, contavamo lo stesso numero di Gazzette Ufficiali e di Supplementi diffuso l’anno scorso, le pagine totali ammontavano a 32.236, 2.904 in meno del dato riferito al 2024.

  • Padova e Verona sono le realtà più danneggiate dalla cattiva burocrazia

In questa analisi la CGIA ha stimato anche il costo annuo che la cattiva burocrazia grava sul nostro sistema economico regionale; questo esito è stato ottenuto partendo dai dati de The European House Ambrosetti[2]. Ebbene, il think tank milanese ha quantificato in 57,2 miliardi di euro il costo annuo sostenuto dalle imprese italiane per la gestione dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. Relazioni che, purtroppo, sono spesso condizionate negativamente dal cattivo funzionamento e dalla lentezza della macchina statale. Dopodiché, è stata rapportata l’incidenza percentuale del Pil di ciascuna delle 107 province presenti nel Paese[3] a questo costo complessivo, stimando così il danno economico che la burocrazia pubblica causa a ciascuna di queste aree. Risultato? I territori più penalizzati, ovviamente, sono quelli più caratterizzati dalla presenza delle attività economiche. Per quanto riguarda il Veneto, la situazione più critica la scorgiamo a Padova, dove le imprese ubicate in questa provincia subiscono un costo pari a poco più di un miliardo di euro all’anno. Seguono Verona ad una incollatura, Vicenza con 978 milioni di euro e Treviso con 960. In coda alla classifica scorgiamo Rovigo con 192 milioni di euro (vedi Tab. 3). A livello regionale, infine, il Veneto – dopo Lombardia e Lazio – si colloca al terzo posto tra le realtà territoriali più danneggiate dalla presenza di una burocrazia eccessiva e soffocante (vedi Tab. 4).

  • Nel 2025 record toccato il 18 aprile con un Supplemento da 5.157 pagine

Tornando alla proliferazione normativa, nei primi 9 mesi di quest’anno la punta massima di “produttività legislativa” è stata registrata il 18 aprile. In quell’occasione, l’Istituto Poligrafico dello Stato ha stampato il Supplemento ordinario n° 13 contenete il testo, le tabelle e i grafici degli ISA (Indici Sintetici di Affidabilità fiscale) che, ricordiamo, da qualche anno hanno sostituito gli studi di settore. In buona sostanza le imprese, i commercialisti, le associazioni di categoria e gli addetti ai lavori si sono trovati tra le mani un tomo da 5.157 pagine che definisce gli indicatori di tutte le attività economiche con le relative specificità territoriali che sono soggette agli ISA.

  • Finalmente cancellate 30.700 leggi prerepubblicane

Tra la montagna di carte “partorite” quest’anno, sicuramente c’è una pubblicazione che abbiamo salutato con grande soddisfazione. Composto da 1.616 pagine, il Supplemento ordinario n° 14 del 24 aprile ultimo scorso ha abrogato 30.700 atti normativi prerepubblicani relativi al periodo 1861-1946. Si tratta, in particolare, di regi decreti, leggi formali, regi decreti-legge, regi decreti-legislativi, decreti luogotenenziali, decreti legislativi luogotenenziali, decreti-legge luogotenenziali, decreti del capo del governo e decreti del Duce del fascismo, capo del governo. Uno “choc normativo” che, secondo il nostro esecutivo, ridurrà del 28 per cento circa lo stock normativo statale vigente. Ricordiamo, infine, che anche il PNRR prevede tra i suoi obbiettivi una decisa semplificazione del sistema burocratico del Paese[4].

  • La sovraproduzione normativa ha ingessato la PA

L’eccessiva proliferazione del numero delle leggi presenti in Italia è in larga parte ascrivibile a due fattori:

  • alla mancata soppressione di leggi concorrenti, una volta che una nuova norma viene approvata definitivamente;
  • al sempre più massiccio ricorso ai decreti legge che, per la loro natura, richiedono l’approvazione di ulteriori provvedimenti (decreti attuativi).

Questa sovraproduzione normativa ha ingessato il funzionamento della Pubblica Amministrazione (PA) con ricadute pesantissime soprattutto per gli imprenditori di piccole dimensioni. Di fronte a questo dedalo normativo il peso della burocrazia e i ritardi decisionali in capo agli uffici pubblici hanno reso la nostra PA tra le meno efficienti d’Europa.

  • Norme scritte male, alimentano corruzione e concussione

Oltre a essere tantissime e in molti casi in contraddizione tra loro, queste leggi sono tendenzialmente scritte male e incomprensibili ai più, per cui applicarle è molto difficile. Questa situazione di incertezza e di confusione interpretativa ha rallentato l’operatività degli uffici pubblici. Di fronte a un quadro così deprimente, i dirigenti pubblici acquisiscono sempre più potere quando stabiliscono scientemente di rinviare o bloccare una decisione. Con tante regole, la discrezionalità dei funzionari aumenta e, conseguentemente, anche le posizioni di rendita di questi ultimi salgono al crescere del valore economico del provvedimento da deliberare. Un corto circuito che in molti casi innesca comportamenti corruttivi o concussivi, purtroppo, molto diffusi in tutta Italia.

  • Cosa fare per migliorare il rapporto tra cittadini/imprese e gli uffici pubblici?

Innanzitutto, bisogna semplificare il quadro normativo. Cercare, ove è possibile, di non sovrapporre più livelli di governo sullo stesso argomento e, in particolar modo, accelerare i tempi di risposta della Pubblica amministrazione. Con troppe leggi, decreti e regolamenti i primi penalizzati sono i funzionari pubblici che nell’incertezza interpretativa spesso si “difendono” spostando nel tempo le decisioni. Nello specifico è necessario:

  • migliorare la qualità e ridurre il numero delle leggi, analizzando più attentamente il loro impatto, soprattutto su micro e piccole imprese;
  • monitorare con cadenza periodica gli effetti delle nuove misure per poter introdurre tempestivamente dei correttivi;
  • consolidare l’informatizzazione della Pubblica amministrazione, rendendo i siti più accessibili e i contenuti più fruibili;
  • grazie all’AI, far dialogare tra di loro le banche dati pubbliche per evitare la duplicazione delle richieste all’utenza;
  • permettere alle imprese la compilazione delle istanze esclusivamente per via telematica;
  • procedere e completare la standardizzazione della modulistica;
  • accrescere la professionalità dei dipendenti pubblici attraverso un’adeguata e continua formazione.

Tab. 1 – Il peso della burocrazia legislativa in Italia

Anno N° N° Peso Giorni
  Gazzette pagine (Kg) lavorativi
  Ufficiali totali   per lettura
2019 305* 32.236 77 336

 

2024 305** 35.140 84 366

Elaborazione Ufficio studi CGIA

*a cui si aggiungono 45 Supplementi Ordinari e Straordinari

**a cui si aggiungono 45 Supplementi Ordinari e Straordinari

 

Tab. 2 – Il peso della burocrazia legislativa in Italia

Anno

(gen-set)

N° N°
  Gazzette pagine
  Ufficiali totali
2024 229* 25.699

 

2025 227** 25.888

Elaborazione Ufficio studi CGIA 

*a cui si aggiungono 36 Supplementi Ordinari e Straordinari

**a cui si aggiungono 31 Supplementi Ordinari e Straordinari

Tab. 3 – Stima costo annuo burocrazia per le imprese venete

– dati provinciali (*) –

Rank

naz.

Province Pil
(milioni

di euro)

Inc. % Pil

su totale Italia

Stima costo annuo sostenuto

 dalle imprese per

la gestione

dei rapporti con la PA

(milioni di euro)

9 Padova 36.362 1,8 1.041
10 Verona 35.954 1,8 1.029
11 Vicenza 34.164 1,7 978
12 Treviso 33.545 1,7 960
18 Venezia 29.878 1,5 855
78 Belluno 7.422 0,4 212
81 Rovigo 6.712 0,3 192
3 VENETO 184.035 9,2 5.268
  ITALIA 1.998.073 100,0 57.200

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati The European House Ambrosetti (2019) e Istat (giugno 2025)

(*) Stima costruita utilizzando dati 2019 (57,2 miliardi di costi burocratici per le imprese) e applicando la ripartizione del PIL a livello territoriale (anno 2022); si fa presente che nel 2024 il PIL italiano si è attestato a quasi 2.200 miliardi di euro, il 10% in più rispetto a quello del 2022 (che era pari a quasi 2.000 miliardi di euro).

 Tab. 4 – Stima costo annuo burocrazia per le imprese – dati regionali (*)

Rank Regioni e ripartizioni PIL
(milioni di euro)
Inc. % PIL

su totale Italia

Stima costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la PA

(milioni di euro)

1 Lombardia 457.792 22,9 13.105
2 Lazio 227.486 11,4 6.512
3 VENETO 184.035 9,2 5.268
4 Emilia-Romagna 180.561 9,0 5.169
5 Piemonte 146.820 7,3 4.203
6 Toscana 130.563 6,5 3.738
7 Campania 122.401 6,1 3.504
8 Sicilia 102.407 5,1 2.932
9 Puglia 86.407 4,3 2.474
10 Trentino-Alto Adige 53.582 2,7 1.534
11 Liguria 53.042 2,7 1.518
12 Marche 46.395 2,3 1.328
13 Friuli-Venezia Giulia 42.682 2,1 1.222
14 Sardegna 38.871 1,9 1.113
15 Abruzzo 36.445 1,8 1.043
16 Calabria 36.404 1,8 1.042
17 Umbria 24.725 1,2 708
18 Basilicata 13.989 0,7 400
19 Molise 7.288 0,4 209
20 Valle d’Aosta 5.396 0,3 154
  ITALIA 1.998.073 100,0 57.200
Nord-ovest 663.050 33,2 18.982
Nord-est 460.860 23,1 13.193
Centro 429.169 21,5 12.286
Mezzogiorno 444.210 22,2 12.717
  Extra-Regio  784 0,0 22

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati The European House Ambrosetti (2019) e Istat (giugno 2025)

(*) Stima costruita utilizzando dati 2019 (57,2 miliardi di costi burocratici per le imprese) e applicando la ripartizione del PIL a livello territoriale (anno 2022); si fa presente che nel 2024 il PIL italiano si è attestato a quasi 2.200 miliardi di euro, il 10% in più rispetto a quello del 2022 (che era pari a quasi 2.000 miliardi di euro).

[1] Ricordiamo che nel periodo pandemico (2020-2022), il numero delle norme a livello nazionale ha subito un forte aumento

[2] “La PA (Pubblica Amministrazione) da peso a potenziale aiuto alla crescita del Paese”, 2019.

[3] L’ultimo dato disponibile è stato aggiornato a giugno di quest’anno ed è riferito al 2022.

[4] Con la revisione del PNRR approvata a maggio 2025, la scadenza relativa al giugno 2025 è stata cancellata. Tuttavia, visto che è rimasto invariato l’impegno relativo al totale di 600 procedure da raggiungere entro giugno 2026, questa cancellazione ha comportato solo un rinvio delle relative semplificazioni, non una loro eliminazione. Ricordiamo che il PNRR prevedeva anche che, entro dicembre 2021, venissero reclutati 1.000 esperti per aiutare per 5 anni gli enti locali (regioni, provincie, comuni) a semplificare le proprie procedure; questo è avvenuto entro la scadenza prevista. Secondo informazioni fornite dal Documento di Finanza Pubblica (DFP), anche grazie a questo sostegno gli enti locali avrebbero introdotto 460 misure di semplificazione. Il DFP, inoltre, è al lavoro per l’adeguamento delle piattaforme SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive), SUE (Sportello Unico per l’Edilizia) e degli Enti terzi coinvolti nei procedimenti agli standard di interoperabilità; oltre il 90% delle piattaforme comunali SUAP sarebbe in corso di adeguamento (Fonte: Osservatorio CPI).

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