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CGIA, PIU’ TASSE DOVE VIVONO I PIU’ ABBIENTI

A Padova si pagano più tasse che in qualsiasi altra parte del Veneto. Nel 2024[1] ogni contribuente della provincia euganea ha versato in media 6.228 euro di Irpef, l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Alle spalle della città del Santo si piazzano Treviso con 5.848 euro, Vicenza con 5.798 e Verona con 5.728. Chiudono la graduatoria Venezia con 5.613 euro, Belluno con 5.438 e Rovigo con 4.854. La media nazionale si è attestata a 5.788 euro[2]. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA. 

  • Perché si paga di più proprio in queste città?

La risposta sta nella progressività del nostro sistema fiscale[3]: più alto è il reddito, maggiore è l’aliquota applicata. Per questo le aree con il prelievo più pesante sono, in linea di massima, anche quelle in cui si guadagna di più. I dati sul reddito complessivo medio dichiarato lo confermano. In cima alla classifica delle province venete Padova con 28.084 euro. Seguono Vicenza con 27.302, Treviso con 27.201,  Verona con 26.737, Venezia con 26.637, Belluno con 26.567 e Rovigo con 23.920 (vedi Tab.1). Sono praticamente le stesse realtà che occupano le posizioni anche nella graduatoria dell’Irpef pagata. C’è poi un ultimo aspetto da considerare: chi paga di più, tendenzialmente può contare anche su servizi pubblici più numerosi e in larga misura di migliore qualità, dai trasporti pubblici alle infrastrutture sociali, dall’istruzione/Università alla cultura, fino allo sport e al tempo libero.

  • Quasi 4 milioni di contribuenti Irpef

Sono 3,8 milioni i veneti che ogni anno versano l’Irpef. A reggere il peso maggiore del sistema sono i lavoratori dipendenti, che con 2,2 milioni rappresentano la fetta più consistente, seguiti da quasi 1,3 milioni di pensionati. Più defilate le partite Iva, con quasi 143.500, un dato che però non include gli autonomi a cui si applica la flat tax, che seguono regole fiscali diverse. A livello provinciale è Verona a primeggiare con 731.692  contribuenti. Alle sue spalle c’è Padova con 718.615, mentre il podio è chiuso da Treviso, che si ferma a 679.509 (vedi Tab. 2).

  • Il peso del fisco è in aumento

Quest’anno la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 43 per cento, in lieve aumento rispetto al 42,9 registrato nel 2025[4]. Il trend è in crescita dal 2024 e il dato del 2026 è il più elevato degli ultimi 10 anni. Ma cosa è successo dall’inizio di questa legislatura? Nel 2022, anno che precede l’avvento del Governo guidato da Giorgia Meloni, la pressione fiscale era pari al 41,6 per cento, cioè 1,4 punti in meno rispetto a quella prevista per quest’anno. Questo significa che le famiglie e le micro imprese[5] hanno pagato più tasse? Non necessariamente. Anzi, per queste categorie il peso fiscale si è ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni. Allora, come si spiega l’incremento della pressione fiscale?  Un contributo importante lo hanno dato i nuovi occupati (per mezzo del versamento dell’Irpef e dei contributi previdenziali) che in questi ultimi quattro anni sono cresciuti complessivamente di 1,1 milioni di unità[6].

Inoltre, dall’analisi delle misure approvate dal governo Meloni, si evince che il maggiore contributo alla crescita del gettito è ascrivibile ad alcuni grandi soggetti economici, in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese, che hanno visto crescere il loro carico tributario.

  • Neoassunti, banche, assicurazioni e grandi imprese hanno pagato di più

Osserviamo i dati nel dettaglio. Tra il 2022 e il 2026, segnala l’Ufficio studi della CGIA, il gettito è cresciuto grazie all’espansione dell’occupazione e anche ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive[7]. Sul piano statistico, l’inasprimento del carico fiscale è stato alimentato anche da alcune scelte normative, come la sospensione della deducibilità di specifiche voci di costo — dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento — e l’abrogazione dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica), uno sconto fiscale che garantiva fino al 2023 circa 3 miliardi di euro all’anno. Segnaliamo, inoltre, che a partire da quest’anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l’inasprimento dell’Irap, verseranno all’erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in più. A completare il quadro delle maggiori entrate c’è stato, paradossalmente, anche il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente[8] che non è avvenuto solo per mezzo della riduzione dell’Irpef (con l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e dall’introduzione di un’ulteriore detrazione per i redditi da 20mila a 40mila euro), ma anche con l’erogazione di un “bonus” a favore dei lavoratori dipendenti con un reddito sino a 20mila euro. Tale bonus ha sostituito l’esonero di parte dei contributi previdenziali a carico di questi soggetti. Tuttavia, mentre la decontribuzione Inps si traduceva in minori entrate fiscali-contributive, il “bonus”, che vale circa 0,2 punti percentuali di Pil, viene ora contabilizzato come maggiore spesa e quindi va ad “appesantire” la pressione fiscale.  Pertanto, a fronte di un taglio complessivo di quasi 18 miliardi di euro, quasi 4,5 miliardi vengono imputati contabilmente come un incremento della spesa pubblica. Di conseguenza, se per i lavoratori dipendenti con retribuzioni basse la busta paga è diventata più pesante, per il bilancio dello Stato una parte di questa contrazione delle tasse viene ora contabilizzata come una uscita e non più come una riduzione di imposta.

  • A famiglie, autonomi e micro imprese venete oltre 3 miliardi di tasse in meno

Come segnalavamo più sopra, le ultime quattro Leggi di Bilancio varate dal Governo Meloni hanno alleggerito il peso fiscale su buona parte delle famiglie, degli autonomi e delle microimprese: dall’innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell’accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell’aliquota al 23 per cento e della riduzione al 33 per cento dell’aliquota del secondo scaglione[9]. Nel complesso, questi provvedimenti hanno ridotto il peso delle imposte sulle famiglie venete di 4,5 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse già stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari veneti si attesta a circa 3,3 miliardi di euro (vedi Tab. 3).

  • I maggiori tagli introdotti dalle singole Leggi di Bilancio

In estrema sintesi, ricordiamo che con la Legge di Bilancio 2023 i lavoratori dipendenti hanno potuto beneficiare per quell’anno di un esonero parziale sui contributi previdenziali di 4,3 miliardi di euro. Con la Legge di Bilancio 2024, l’accorpamento del primo scaglione Irpef (applicazione dell’aliquota del 23 per cento sino a 28mila euro), l’elevazione a 1.955 euro della detrazione da lavoro dipendente e le riduzioni delle detrazioni in caso di redditi oltre i 50mila euro hanno permesso uno sconto fiscale che complessivamente ammonta a quasi 4,3 miliardi l’anno. Ma la misura più significativa pari a 11 miliardi di euro presa sempre con la Finanziaria del 2024 ha premiato i dipendenti, grazie ad un esonero parziale sui contributi previdenziali a loro carico. Con la Legge di Bilancio 2025, il taglio più importante introdotto in questi quattro anni di governo è avvenuto con la riduzione strutturale delle aliquote Irpef da 4 a 3 per i dipendenti, pensionati e autonomi e da una serie di altre detrazioni sul reddito che hanno consentito uno sgravio fiscale di ben 17,2 miliardi. Infine, con la Legge di Bilancio 2026 la riduzione dell’aliquota relativa al secondo scaglione dal 35 al 33 per cento ha consentito a tutti i contribuenti Irpef una riduzione della tassazione pari a 2,9 miliardi.

Tab. 1 – Irpef in Veneto: reddito dichiarato e imposta media versata           all’erario (anno di imposta 2024 – rank per Irpef media)

Rank

naz.

Province/Città

Metropolitana

Reddito complessivo
medio
Irpef
media
15 Padova 28.084 6.228
23 Treviso 27.201 5.848
26 Vicenza 27.302 5.798
29 Verona 26.737 5.728
34 Venezia 26.637 5.613
42 Belluno 26.567 5.438
70 Rovigo 23.920 4.854
  Media ITALIA 25.816 5.788

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze

                             Tab. 2 – Numero contribuenti IRPEF veneti per provincia

(suddivisione per le principali tipologie di reddito) anno 2024

Rank

naz.

Province Reddito lavoro dipendente
(numero)
Reddito pensione
(numero)
Reddito lavoratori autonomi
(numero)
Reddito partecipazione
(numero)
Numero

totale di

contribuenti

10 Verona 434.560 233.267 27.667 34.744 731.692
11 Padova 414.330 237.990 30.681 36.739 718.615
14 Treviso 396.340 228.342 24.802 35.680 679.509
17 Vicenza 386.057 226.872 24.124 31.785 664.145
18 Venezia 381.789 222.711 23.235 31.376 658.196
80 Rovigo 99.451 69.515 7.368 7.711 182.460
85 Belluno 92.352 62.658 5.602 7.646 165.624
  Veneto 2.204.879 1.281.355 143.479 185.681 3.800.241
  ITALIA 24.144.620 14.536.035 1.605.705 1.559.601 42.837.963

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze

Nota: il numero dei contribuenti titolari di reddito di lavoro autonomo comprende coloro i quali dichiarano redditi di arti e professioni, gli imprenditori individuali sia in contabilità ordinaria che semplificata

 [1] Dati estrapolati dalla dichiarazione dei redditi 2025.

[2] Importi al netto delle detrazioni per familiari a carico, da lavoro e per spese varie (mediche, farmaceutiche, universitarie, etc.).

[3] Come previsto dall’Art 53 della Costituzione.

[4] Ministero dell’Economia e delle Finanze, Documento Programmatico di finanza pubblica, Roma 2 ottobre 2026, pag. 46.

[5] Lavoratori autonomi, liberi professionisti, artigiani, esercenti e piccoli commercianti.

[6] Da ottobre 2022 ad agosto 2026 (ultimo dato reso disponibile dall’Istat l’1 ottobre 2026).

[7] Tra il 2023 e il 2026 i principali Ccnl rinnovati hanno riguardato i settori del commercio, dei pubblici esercizi, del credito, del tessile/abbigliamento, delle calzature, degli studi professionali, dell’edilizia, degli autoferrotranvieri, dei grafici/editoriali, della logistica/trasporti, della carta, del legno/arredo e del Pubblico impiego (ministeri, agenzie e funzioni locali).

[8] Realizzato  in più tranche nel corso delle Leggi di bilancio che si sono succedute negli anni.

[9] A cui si aggiungono una serie di provvedimenti “minori”, come bonus, sgravi, deduzioni, esenzioni, benefit, etc.

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