La notizia di assoggettare alla valutazione d’impatto ambientale il progetto “Ecopol” per la trasformazione dell’impianto di stoccaggio di via Amendola in un sito che potrà trattare terreni contaminati è certamente una notizia positiva; non fosse altro perché molte cittadine e cittadini del nostro Territorio, insieme a varie Associazioni (Cgil compresa), avevano chiesto a gran voce che questo avvenisse, data la delicatezza della questione in termini di tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
Ciò non attenua però alcune preoccupazioni, espresse da più parti, su quali siano davvero le “vocazioni” del nostro Territorio su cui investire in termini di progettualità – e conseguenti risorse economiche – nei prossimi anni. In una parola cosa pensiamo la nostra Provincia possa diventare.
Da tempo come Cgil, insieme a Cisl e Uil, diciamo in ogni occasione che lo sviluppo del Polesine, in una logica di area vasta, deve guardare anche a nuovi insediamenti produttivi che abbiano però come priorità la qualità dell’occupazione ed ancor prima la compatibilità ambientale.
Da qui nascono le forti preoccupazioni che come Cgil ci sentiamo di esprimere: oltre alla vicenda “Ecopol”, negli ultimi mesi abbiamo assistito ad un proliferare di richieste di autorizzazioni da parte di Aziende (che hanno ovviamente come priorità il guadagno prima del “bene” pubblico) per trattamenti di rifiuti, fanghi ecc. Basti pensare agli ultimi due casi di Loreo e Cà Matte tra Sarzano e Villadose.
Richieste sulle quali l’attenzione alla salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica dovrebbe essere massima e sulle quali andrebbero coinvolti in maniera approfondita tutti gli attori del Territorio, oltre alle cittadine ed ai cittadini coinvolti. Quasi inutile purtroppo ricordare ancora una volta – come monito – la tragica esperienza della “Coimpo”.
Sembra invece di tornare indietro di anni dove il Polesine, per ragioni di spazi fisici ma anche socio-economiche, era oggetto di “attenzioni” per l’insediamento di attività a forte rischio di impatti ambientali negativi e che altri Territori economicamente più sviluppati non volevano.
Questo deve essere evitato in ogni modo e tutti i cosiddetti portatori d’interesse locali devono essere in grado di creare gli anticorpi necessari per respingere tale impostazione. Non può neppure valere ad ogni costo la ragione che il Polesine per proprie caratteristiche possa diventare un distretto energetico; anche in tal caso, in maniera trasparente, ne vanno valutati innanzitutto gli effetti ed i costi, a partire da quelli ambientali.
Come Cgil abbiamo sempre sostenuto e proposto che non si possa riproporre nel nostro Territorio il drammatico “conflitto” tra lavoro e salute (di cittadini e lavoratori) ma si debba lavorare in sinergia, ognuno con il proprio ruolo, per creare le condizioni concrete di uno sviluppo di qualità che sappia coniugare salute, ambiente e lavoro guardando non ad interessi di parte ma all’interesse primario della collettività.
A maggior ragione lo riproporremo ora, in ogni sede, a fronte di segnali che sembrano andare invece nella direzione opposta. Solo così potremo dare un contributo vero per il rilancio del Territorio, rendendolo nuovamente attrattivo anche per le nuove generazioni.
Pieralberto Colombo – Segretario Gen. Cgil Rovigo



