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CGIL Padova: votare no per difendere l’autonomia e i diritti di chi lavora

Si è svolta questa mattina una partecipatissima assemblea sindacale che ha visto protagonista Francesca Re David, segretaria nazionale della CGIL e già segretaria generale della Fiom, in visita presso la Carel di Brugine. L’evento, che ha registrato la partecipazione di oltre 500 lavoratrici e lavoratori tra presenti in loco e collegati da remoto dalle aziende informatiche Infocamere ed Engineering e dal Consorzio RFX, è stato dedicato all’approfondimento dei temi riguardanti il Referendum sulla giustizia previsto per i prossimi 22 e 23 marzo.

Nel corso di un dibattito stimolante e propositivo, la segretaria Re David ha ribadito con fermezza la posizione della CGIL: un convinto NO alla riforma della Giustizia. Una scelta che nasce dalla volontà di tutelare il mondo del lavoro e la tenuta democratica del Paese.

Uno dei punti cardine dell’intervento ha riguardato il legame indissolubile tra l’autonomia della magistratura e la tutela di chi lavora. Per la CGIL, l’indipendenza dei giudici è la sola garanzia che permette di indagare e perseguire con imparzialità qualsiasi realtà — sia essa una singola azienda o una multinazionale o una partecipata pubblica — in caso di irregolarità, incidenti o morti sul lavoro. Una magistratura libera da condizionamenti politici è essenziale affinché la responsabilità non trovi ostacoli davanti ai grandi centri di potere.

La CGIL ha espresso forte preoccupazione per una riforma che rischia di scardinare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. “Siamo per la difesa della Costituzione e dell’attuale assetto della magistratura”, è stato ribadito durante l’assemblea. Il timore principale riguarda l’indebolimento del Pubblico Ministero: sottraendolo alla “cultura della giurisdizione” — che oggi lo obbliga a ricercare anche le prove a favore dell’imputato — si aprirebbe pericolosamente la strada a un futuro controllo del potere politico sull’azione penale, compromettendo l’imparzialità del sistema.

È stato chiarito che l’opposizione alla riforma da parte della Cgil non è un rifiuto del cambiamento, ma una richiesta di interventi diversi e realmente efficaci. I veri mali della giustizia italiana — la lentezza dei processi, la carenza cronica di organico e le strutture fatiscenti — non si risolvono modificando l’architettura dei poteri, ma attraverso investimenti massicci in risorse umane, con l’assunzione di nuovi magistrati e personale amministrativo; riqualificazione delle strutture e una vera digitalizzazione dei tribunali; procedure che rendano la macchina giudiziaria efficiente per i cittadini senza intaccare i principi democratici.

La riforma proposta è vista come un tentativo di sbilanciare i poteri a favore di chi è al governo, a scapito della libertà di giudizio dei magistrati; votare no significa difendere l’autonomia della magistratura, salvaguardare la democrazia stessa e proteggere il principio fondamentale per il quale “la legge è uguale per tutti”. Il referendum del 22 e 23 marzo rappresenta un passaggio decisivo per garantire i diritti di ogni cittadino e lavoratore, indipendentemente dal proprio status sociale ed economico.

All’assemblea, a testimonianza della compattezza della CGIL su questo tema cruciale, erano presenti anche Michele Iandiorio, segretario generale Fiom Padova, Antonio Silvestri, segretario generale Fiom Veneto, e Gianluca Badoer, segretario generale Cgil Padova.

Dichiarazione di Michele Iandiorio segretario generale della Fiom padovana sul referendum, soprattutto per quanto riguarda il rispetto dei diritti e della dignità di lavoratori e lavoratrici: “In questo momento storico, non dobbiamo dimenticare che se molti lavoratori ingiustamente licenziati hanno riottenuto il loro posto e la loro dignità grazie all’articolo 18, quando fu varato lo Statuto dei Lavoratori, è stato solo perché c’erano giudici indipendenti e non influenzati dai politici. Solo una magistratura libera garantisce che la giustizia sia uguale per tutti. Se, al contrario, permettiamo alla politica di controllare i giudici, i cittadini più deboli rimarranno indifesi e le leggi non basteranno più a tutelare i loro diritti.”

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