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CGIL Rovigo: sull’occupazione in Polesine attenzione alla qualità, oltre la quantità

Ad ogni report dell’Osservatorio regionale di Veneto Lavoro, che elabora interessanti dati sul mercato del lavoro delle Province della nostra Regione, la tendenza dei vari attori istituzionali e socio-economici della nostra Provincia è a volte quella di interpretare i dati locali in maniera non completa, oltre al fatto che in alcuni casi le variazioni sono minime e quindi non particolarmente indicative di qualche cambiamento di tendenza in atto. Questo però non aiuta complessivamente ad effettuare analisi oggettive, senza alcun intento strumentale, che potrebbero invece essere un utile punto di partenza anche rispetto alle possibili leve di uno sviluppo duraturo del nostro Territorio.

Considerando i dati emersi per il Polesine riferiti al primo trimestre del 2026, confrontati con lo stesso periodo dell’anno precedente, ci sembra che sia nuovamente accaduto.

Più di qualche osservatore si è limitato a sottolineare che nel primo trimestre 2026, confrontato con il primo trimestre 2025, il saldo occupazionale è positivo per circa mille posizioni. Tale aspetto, certamente positivo, non è però sufficiente a delineare con precisione cosa accade nel mercato del lavoro in Polesine, perché si trascura ancora una volta, come invece chiediamo da anni come CGIL, la decisiva questione della qualità, non solo quantità, dell’occupazione creata. In riferimento al trimestre preso in considerazione va innanzitutto considerato che la domanda di lavoro complessiva in Polesine non cresce e che il saldo occupazionale positivo dipende da una diminuzione delle cessazioni; questo sì segnale di una possibile “tendenza”, se messo insieme anche al crescere del ricorso alla cassa integrazione negli ultimi due anni, soprattutto in alcuni comparti del metalmeccanico e nel tessile – calzaturiero.

Ma soprattutto torna il tema della qualità dell’occupazione che si crea nella nostra Provincia. Resta alta l’incidenza dei contratti a tempo determinato, non stabili, che continuano a crescere molto di più del lavoro stabile, mentre spesso la crescita avviene in settori dove prevale il cosiddetto “lavoro povero” caratterizzato o da precarietà o da basse retribuzioni in molti casi determinate dall’utilizzo di contratti collettivi cosiddetti “pirata” (nel nostro Territorio li incontriamo più spesso nell’ambito della ristorazione e turismo). Unica novità interessante – ma che andrà monitorata nel corso di quest’anno – sembra essere che arriva qualche piccolo segnale positivo dell’industria, anche se anche qui prevalgono le assunzioni a termine.

E’ evidente che, analizzando oggettivamente anche i dati attuali, la scarsa qualità del lavoro prodotto nel nostro Territorio, supportata purtroppo da norme sul mercato del lavoro che danno sempre più spazio all’utilizzo di contratti precari, non aiuta certo a rendere attrattiva la nostra Provincia che continua a spopolarsi, soprattutto di giovani. Non dimentichiamo che nel 2024 ben il 27% dei nostri laureati ha deciso di andarsene dal Polesine (quasi sempre non facendo più ritrono) per spostarsi in altre zone d’Italia o all’estero. Una percentuale ben più alta della media regionale.

Ecco perché, proprio partendo da una oggettiva lettura dei dati, la creazione di “buona occupazione” sotto tutti gli aspetti deve diventare uno degli obiettivi condivisi da tutti come elemento prioritario di attrattività del Polesine e che potrebbe caratterizzarci in positivo. L’elemento della qualità dell’occupazione non a caso è pure uno dei punti fondamentali indicati nello stesso documento condiviso e sottoscritto, alla fine dell’anno scorso, da Cgil Cisl e Uil e tutte le Associazioni Datoriali sullo sviluppo del Polesine. Per tale motivo continuiamo a chiedere anche alle istituzioni ed alla politica locale di essere conseguenti in tal senso nelle scelte progettuali e negli investimenti proposti.

Pieralberto Colombo – Segretario Generale CGIL Rovigo

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