

Il Progetto Ecopol si colloca in via Amendola, in un territorio che incrocia il comune di Rovigo, con le frazioni di Concadirame, Granzette, Roverdicrè e confina con i comuni di Lusia, Costa, Villanova del Ghebbo e Barbona. Su questo territorio gravita una popolazione di circa 60.000 persone.
Un po’ di storia
E’ stato costruito nel 1964, all’inizio era di proprietà comunale e passato in gestione alla società SAP che lo ha usato come deposito ma anche come inceneritore di rifiuti solidi urbani a partire da inizio anni ’70, causando dispersione di polveri e di sostanze tossiche nelle aree circostanti, poi dismesso da SAP. A inizio anni ‘90 il Comune passa la proprietà a Dondi, inserendo nell’atto di vendita una Convenzione dove era prescritto che nel sito si doveva realizzare solo deposito rifiuti, nessun tipo di lavorazione.
Nel 2003 Dondi torna a proporre nell’edificio oltre al deposito anche una triturazione e umidificazione dei rifiuti tossici. Ma la richiesta di autorizzazione trova ostacolo nelle preoccupazioni dei cittadini, interpretate e portate avanti con forza dalle amministrazioni comunali dell’epoca, sia di destra che di sinistra. Qualche riscontro dai giornali di quell’epoca.
8 maggio 2003 Gazzettino
L’allora sindaco Avezzù e l’allora assessora Romeo dichiarano «Come sindaco e assessori abbiamo espresso ancora una volta la nostra contrarietà al nuovo insediamento della ditta Dondi». Nella nota ufficiale della giunta si afferma, infatti, che il sito pone difficoltà per la viabilità interna, per gli odori molesti e per l’insalubrità dell’impianto. E si spiega di aver chiesto un incontro alla commissione regionale. «L’incontro con la commissione – sottolineano Avezzù e Romeo – servirà a esprimere ancora una volta il parere negativo».
13 maggio 2003 Gazzettino
Assessore Valentini Provincia
“la vocazione del territorio è proiettata a una valorizzazione delle risorse agricole con il riconoscimento di un marchio di qualità; inoltre è mutata, direi emersa, una grande sensibilità ambientale. Due interessi che sono prevalenti su questo impianto industriale».
25 maggio 2003
il sindaco di Lusia, Sergio Vignaga, entra nel vivo del dibattito sul discusso impianto di trattamento di rifiuti tossico-nocivi, il 90% dei quali dovrebbe arrivare da fuori provincia. “Un’opera che – secondo il concorde parere di amministratori locali – se realizzata, oltre a far sorgere seri dubbi sul rischio ambientale, potrebbe minare seriamente la realtà economica circostante basata in buona parte sulla produzione agricola.
“E, se è questo il tempo in cui la politica deve salire in cattedra, invito i rappresentanti politici ad incontrarsi”
10 agosto 2003 Gazzettino
Il “pollice verso” da parte dei quattro Comuni limitrofi, Rovigo, Lusia, Costa e Villanova del Ghebbo, era cosa nota da tempo. Meno scontato, invece, che sul progetto di trasformazione dell’ex inceneritore di via Amendola in discarica di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, intervenisse anche il Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Rovigo. Il comandante provinciale dei pompieri polesani, ha ritenuto infatti “non conforme” alla normativa antincendio il progetto di stoccaggio di rifiuti speciali presentato dalla “Costruzioni Dondi spa”. Il giudizio, comunicato anche all’ufficio Ambiente di Palazzo Nodari, è stato trasmesso a Venezia, essendo di competenza della Regione.
La storia si ripete quindi e tutte le considerazioni riportate nella stampa sono molto attuali e adatte al nuovo progetto, con l’aggravante che l’elenco delle sostanze tossiche inserite nel nuovo impianto ECOPOL sono molto più numerose e più pericolose di quelle del progetto 2003, e viene prevista una trasformazione molto più impattante. Tuttavia
Nel 2003 il comportamento delle Amministrazioni precedenti è stato di contrasto politico netto alla realizzazione di un impianto di trattamento rifiuti tossici, interpretando la preoccupazione e la contrarietà dei residenti dei comuni di Rovigo e limitrofi.
Allora cosa è cambiato oggi nel comportamento di questa amministrazione di Rovigo, che non prende mai una posizione politica, ma rimane arroccata dietro i pareri dei tecnici? Eppure l’amministrazione Cittadin include al suo interno anche esponenti di spicco come l’ex sindaco Avezzù, che nel 2003 avevano assunto una posizione politica contraria e molto chiara.
Attualmente Ecopol è in possesso di una autorizzazione in corso all’attività di deposito rifiuti confezionati. In seguito anche alle proteste dei cittadini, la Provincia ha rigettato nel gennaio 2025 la domanda di verifica di assoggettabilità a VIA per una modifica dell’attività. Nel novembre sempre dello scorso anno la ditta ha ripresentato la richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale di un progetto che prevede: «il ridimensionamento in maniera significativa dell’attuale attività di mero stoccaggio, prevedendo l’inserimento di un’attività prevalente e principale di recupero di rifiuti pericolosi e non pericolosi, tramite desorbimento termico, funzionale e connessa all’attività di recupero energetico del sistema di post combustione». Vale a dire si chiede di stravolgere l’autorizzazione in corso e dare avvio ad un altro tipo di attività di trattamento rifiuti.
E’ prevista la lavorazione di fanghi e terreni contenenti sostanze tossiche con relativi rischi e danni alla salute delle persone, all’ambiente (acqua, aria, suolo) e all’attività agricola che si conduce nelle vicinanze. Ci sono motivi sufficienti perché l’amministrazione comunale assuma una posizione di tutela della cittadinanza e del territorio.
Non è questa la sede per una revisione tecnica però ci sono dei punti fermi: l’impianto è in zona agricola, con accesso da una strada stretta e già molto incidentata, non ci sono sufficienti spazi di manovra in sicurezza né interni né esterni, ma soprattutto vengono trattate sostanze tossiche portate ad alta temperatura. Il parere del comune è frutto di diverse opinioni espresse dai vari settori su uno o più singoli quesiti, ma alla fine il parere è una scelta politica che deriva da una sintesi del sindaco e della giunta. Se il parere sarà positivo sarà a lei sindaco e a voi giunta che guarderemo. Voi sapete che ci sono non solo uno, ma più di un elemento che potrebbero portare a respingere questo progetto, ma se questo non avverrà sarà una scelta su cui tutti dovranno prendersi la loro responsabilità.
Ma soprattutto, se dovesse capitare un incendio, e la cosa è possibile se non anche probabile viste le temperature raggiunte e le sostanze trattate, di fronte alle carenze strutturali anche sulla sicurezza, il magistrato chiamato ad intervenire indagherebbe su chi ha dato l’autorizzazione in queste condizioni di scarsa sicurezza e allora sì dal sindaco in giù sarebbero tutti chiamati a rispondere.
L’Amministrazione non può nascondere la testa sotto la sabbia, il parere su questo impianto è squisitamente politico e deve essere coinvolto questo Consiglio comunale per valutare la variante al Piano Interventi, che si rende necessaria per qualsiasi variazione urbanistica.
Accettare un impianto che tratta sostanze tossiche in zona agricola e nelle vicinanze di centri abitati è una scelta politica, la cui responsabilità ricade negli amministratori e in particolare nel sindaco, che ha la responsabilità della salute e la funzione di tutelare l’interesse pubblico dei cittadini. Se questo avvenisse in questo caso sarebbe data la precedenza ad un impianto industriale privato, in contrasto con gli interessi dei cittadini.
Chiediamo delle risposte su questo, non sono accettabili giustificazioni tecniche che riguardano responsabilità su singoli aspetti, seppure sostanziali del progetto, sottolineando comunque che le stesse regole applicate ai cittadini devono sempre valere per tutti.
Sindaco e giunta devono rispondere alle richieste di tutela dei cittadini.
Il parere del Comune è una sintesi di salvaguardia di interessi e tutele sia verso le persone, che economiche e ambientali.
Il sindaco è responsabile della salute pubblica e deve fare valere il principio di precauzione, come avevano fatto i suoi predecessori.
Ma sindaco e giunta devono anche tutelare gli interessi economici del territorio, perché aprendo le porte a inquinamento del suolo e alla perdita di valore dei terreni, oltre che delle abitazioni, si genera un danno che va a colpire il lavoro di imprenditori agricoli e non solo, si vanno a danneggiare irrimediabilmente anche le altre attività economiche polifunzionali legate allo sviluppo dell’attività agricola e all’agroambiente.
Si compromette la qualità del territorio, con danni per le generazioni future.
Ricordo che la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile del territorio sono entrati nella Costituzione modificata all’unanimità in Parlamento nel 2022 agli articoli 9 e 41 e che questo rappresenta un impegno cogente per tutti gli amministratori della cosa pubblica.
Credo che una discussione come questa possa e debba fare riflettere sulle conseguenze umane, sociali ambientali per il territorio comunale di Rovigo, ma anche dello sviluppo economico che una decisione su Ecopol può comportare.
Questa amministrazione non deve essere ricordata come quella che ha aperto la strada a inquinamento diffuso, dequalificazione del terreno e dei prodotti agricoli, perché questo significherebbe condannare Rovigo ad una marginalità economica e a perdere le sue specificità ambientali e produttive.
Un danno irrimediabile che oggi siamo qui riuniti per discutere come evitare e per scongiurare.
Dina Merlo
Forum dei cittadini


