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Contrattazione e sviluppo per aumentare i salari

«Redditi da lavoro o da pensione più bassi del Veneto e sotto la media nazionale. La recente indagine della Cgia di Mestre su dati Inps conferma quanto noi, come Cgil, Cisl e Uil di Rovigo, ripetiamo da tempo: un problema salariale esiste ed è collegato ad un’idea di sviluppo che deve guardare alla qualità e non solo alla quantità. La contrattazione – e con essa le retribuzioni – va rafforzata in tutta Italia, anche per un recupero sull’inflazione, ma nel nostro territorio in modo particolare, per colmare il divario con le altre province e regioni. Va sviluppato l’insediamento di attività che diano risposte in termini di qualità anche salariali, mentre l’impressione è che da noi più che altrove stiano crescendo soprattutto i settori poveri, dove la competizione delle imprese per rimanere sul mercato viene affidata alla comprensione dei salari, con il rischio che il territorio si impoverisca ulteriormente e perda attrattività.

Va incentivata la contrattazione nazionale, per il rinnovo dei numerosi contratti ancora al palo, ma anche quella aziendale e territoriale. In un tessuto imprenditoriale come il nostro, fatto di piccole imprese, l’allargamento della contrattazione di secondo livello, soprattutto in alcuni ambiti del lavoro dipendente, aiuterebbe ad elevare le retribuzioni, ma nel nostro territorio le aziende che ne fanno uso sono meno del 20%. Servirebbe ovviamente la disponibilità delle controparti datoriali perché gli aumenti siano dignitosi e adeguati all’inflazione, altrimenti il rischio è che il processo dinamico prezzi-salari si tramuti in una spirale prezzi-profitti. E servirebbe la disponibilità delle amministrazioni locali e del terzo settore per incentivare anche la contrattazione territoriale, soprattutto per sgravi fiscali e servizi a vantaggio delle fasce più deboli.

Tutto questo dev’essere accompagnato da un’idea di sviluppo che guardi alla vocazione del territorio, ma incida positivamente sulla qualità del lavoro, sia in termini di stabilità che di retribuzioni adeguate. Questo a sua volta si rifletterebbe su carriere contributive tali da permettere pensioni dignitose. Rimane comunque la necessità di stanziare risorse per adeguare le pensioni più basse a livelli di dignità. Per uscire dall’ultimo posto in classifica, serve un piano di provvedimenti nazionali e territoriali che guardino da un lato all’allargamento della contrattazione di secondo livello, dall’altro a politiche e progettualità che elevino la qualità dello sviluppo stesso. L’obiettivo non è aiutare il Polesine a raggiungere province limitrofe economicamente più sviluppate, con stipendi e pensioni più alte. Perché in Veneto, come in tutto il resto d’Italia, esiste un problema salariale che le Organizzazioni Sindacali segnalano da tempo, e anche raggiungendo la media italiana, saremmo comunque gli ultimi in Europa».

 

Pieralberto Colombo

Segretario generale

Cgil Rovigo

Samuel Scavazzin

Segretario generale

Cisl Padova Rovigo

Gino Gregnanin

Segretario generale

Uil Rovigo

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