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Estrazioni di gas al largo del Delta del Po. Polesine ancora terra di conquista?

Da alcuni mesi è riapparsa, per decisione del Governo, l’ipotesi di consentire l’effettuazione di nuove trivellazioni per estrazioni di gas anche al largo del nostro Delta del Po. Abbiamo già in passato come Cgil polesana espresso chiaramente la preoccupazione e la contrarietà a questa ipotesi che rappresenta un forte rischio per il nostro Territorio ed è in generale una scelta sbagliata.

Un rischio per il Polesine che già ha visto accentuarsi il fenomeno della subsidenza a causa delle precedenti estrazioni di metano e che mette in pericolo il già fragile equilibrio idro-geologico del nostro Territorio. Alimentare possibili ulteriori fenomeni di subsidenza può provocare danni irreversibili al nostro ambiente e ad alcuni capisaldi della stessa economia locale: agricoltura, turismo e pesca che occupano migliaia di lavoratori.

Non dimentichiamo che la nostra Provincia fornisce già un consistente contributo alla produzione di energia per il nostro Paese ospitando, al largo della costa polesana, il grande rigassificatore di “Lng Adriatic” per il quale gli stessi recenti ristori economici, con scarso coinvolgimento degli attori del nostro Territorio, appaiono totalmente insufficienti.

Sbagliato perché si vogliono autorizzare nuove estrazioni di metano che continueranno ad alimentare l’utilizzo di fonti energetiche inquinanti di derivazione fossile, spostando sempre più in avanti nel tempo la necessaria transizione ecologica che invece si realizza anche investendo sulle fonti energetiche rinnovabili. Non si può trovare sempre una ragione o un pretesto per rinviare all’infinito questa urgente transizione.

Su tale questione il fronte del NO nel nostro Territorio sembrava, per una volta, compatto e trasversale, unico vero modo per respingere al mittente tentativi di installare sempre in Polesine insediamenti inquinanti o comunque dannosi per il nostro ambiente. Sono però apparsi recentemente alcuni incomprensibili distinguo da parte di attori territoriali importanti, a partire dall’Amministrazione comunale del Capoluogo. Noi crediamo invece che la delicata partita in gioco necessiti di posizioni nette ed inequivocabili.

Riteniamo sia un grave errore non presentarsi uniti e con un’unica voce per contrapporsi a tali tentativi. Così facendo continueremo ad essere un territorio, alla faccia del tornare ad essere attrattivi, in cui gli interessi economici privati, pur legittimi, tentano di “scaricare” da noi ciò che altri territori invece sanno respingere lavorando uniti in sinergia (Istituzioni, politica, parti sociali, associazioni).

Pensiamo ancora che sia un caso che in Provincia di Rovigo siamo alle prese con le “trivelle”, con la vicenda Coimpo a Rovigo, l’inceneritore dei fanghi a Loreo e tanti altri ancora? Noi pensiamo di no. Continuiamo a sostenere in ogni sede che non deve neppure balenare l’idea di rimettere in “conflitto” il lavoro con la tutela prevalente della salute, attraverso magari il ricatto occupazionale. In questi casi poi, neppure quel problema si pone, dato che le ricadute occupazionali di tali impianti sarebbero quasi nulle.

Ragioniamo invece, a partire dalle Istituzioni e dalla politica su quali siano le “vocazioni” del nostro Territorio, quale sia la visione e la strategia su cui rapidamente agire insieme per uno sviluppo di qualità – occupazionale ed ambientale – e che guardi all’innovazione e non a ciò che gli altri non vogliono nei loro territori perché pericoloso per le comunità. Rimane ad esempio, come tragico  monito, la vicenda Coimpo che non va dimenticata.

Anche per queste ragioni abbiamo recentemente sottoscritto come Cgil Cisl Uil con le Associazioni Datoriali di Categoria un concreto documento per un possibile sviluppo qualitativo che aiuti a far tornate il nostro Territorio – che si sta spopolando – nuovamente attrattivo.

Il segretario generale CGIL Rovigo – Pieralberto Colombo

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