Il Gruppo Bachelet esprime profonda amarezza e totale dissenso per le dichiarazioni con cui il Sindaco Valeria Cittadin ha replicato all’omelia pronunciata dal Vescovo Pierantonio Pavanello in occasione della festa di San Francesco, patrono della nostra città. Abbiamo letto quell’omelia e vi abbiamo trovato anzitutto un richiamo esigente al Vangelo e alla testimonianza di Francesco: guardare negli occhi coloro che istintivamente preferiremmo tenere lontani e riconoscere in ciascuno di loro una persona, un fratello.
Gli “ultimi” indicati dal Vescovo non sono soltanto coloro che giungono da oltre il Mediterraneo. Sono anche gli italiani poveri ed emarginati delle nostre strade, le persone con disagio psichico, i ragazzi privi di riferimenti educativi, i carcerati. Sono donne e uomini che vivono accanto a noi e che troppo spesso diventano invisibili. Per questo ci lascia particolarmente amareggiati sentir affermare: «Il Vescovo faccia il Vescovo. Il Sindaco faccia il Sindaco».
Ma che cosa dovrebbe fare un Vescovo, se non interrogare le coscienze alla luce del Vangelo? Come ministro della Chiesa e come cristiano, perché non dovrebbe avere il diritto e il dovere di parlare della dignità degli ultimi, della misericordia, della fraternità, della giustizia? Sarebbe come chiedere al Papa di tacere davanti ai soprusi della guerra, alle ingiustizie, alle violenze contro donne e bambini perché questi sarebbero temi riservati alla politica.
Il Vescovo Pavanello, peraltro, non nega affatto le esigenze della sicurezza e dell’ordine pubblico: le riconosce come legittime. Ci ricorda però che esse non possono esaurire il nostro sguardo sulle persone. È proprio questo il compito di una voce cristiana: non offrire soluzioni amministrative, ma porre domande alle coscienze e impedire che l’abitudine ci renda indifferenti. Le istituzioni hanno ruoli e responsabilità differenti. Ma una comunità cresce quando le sue voci dialogano, anche quando sono scomode, non quando si chiede a una di esse di rimanere entro confini stabiliti da un’altra. San Francesco, ricordava il Vescovo e per questo invitiamo tutti a leggere il testo dell’omelia prima di giudicare, non è un’icona rassicurante. È una presenza che ancora oggi inquieta e interroga. Forse dovremmo avere tutti il coraggio di lasciarci interrogare.



