Mentre “Antonio Cibotto. Il gusto del racconto” arriva al suo naturale traguardo (la mostra chiederà i battenti domenica 28 giugno), Ivan Malfatto, che di Cibotto a lungo è stato “compagno di banco” al Gazzettino, pubblica per Marcianum Press “C’era una volta il Veneto. I Diari di Toni Cibotto”, un volume che è insieme un omaggio e un ritratto del grande scrittore e del suo Veneto. Alla pubblicazione ha assicurato il suo contributo La Banca del Veneto Centrale.
“C’era una volta il Veneto. I Diari di Toni Cibotto” sarà presentano in mostra, al Roncale, giovedì 25 giugno alle ore 18. Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili in Sala degli Arazzi.
Interverranno Ivan Malfatto e i coautori del libro Antonio Liviero e Federica Bertaggia.
Il volume presenta una selezione precisa e ragionata dei “Diari” di Cibotto. La rubrica firmata dal giornalista scrittore per Il Gazzettino era un appuntamento con i veneti, le loro radici e la loro terra. Cibotto raccontava i personaggi, ne sottolineava i problemi, ne interpretava i cambiamenti, spesso stravolgimenti, attraverso il filtro della memoria, della letteratura, dell’arguzia, dello stupore e, soprattutto, della malinconia per qualcosa che stava scomparendo, o era già scomparso.
Adesso parte di quei Diari storici tornano in libreria con il titolo “C’era una volta il Veneto”, antologia ideata e curata da Ivan Malfatto, giornalista del Gazzettino. Un’opera puntuale, proposta come romanzo diffuso, costituita da cinquanta racconti, pubblicata in occasione delle iniziative per il centenario della nascita (1925-2025) e a nove anni dalla morte dello scrittore (2017).
Si tratta di un’iniziativa editoriale che aggiorna la definizione del ruolo e del peso di Cibotto nella cultura e nelle lettere. Ne è convinto il giornalista Antonio Liviero nel suo contributo che in qualche modo ne esalta anche la figura di intellettuale donatosi totalmente a libri e teatro, sottolineando la novità dei “Diari veneti”.
«Quei pezzi – scrive Liviero – nascevano come parte di libri già destinati alla pubblicazione. La scadenza settimanale era il pungolo necessario a scrivere con continuità. […]. Scriveva come suona un jazzista, di getto, improvvisando sul tema prestabilito… La sua idea non era quella di scrivere un vero e proprio diario, come recitava il titolo della rubrica, ma un journal ispirato alla tradizione letteraria francese: più che un resoconto intimo e privato della propria vita interiore, il suo autobiografismo utilizza un io narrante osservatore e testimone».



