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La chiusura degli sportelli bancari per FISAC CGIL: un territorio lasciato solo

La progressiva chiusura degli sportelli bancari nella provincia di Rovigo
rappresenta una grave forma di abbandono del territorio e delle sue
comunità, con ricadute pesanti su cittadini, lavoratori e imprese.

I numeri sono inequivocabili: Intesa Sanpaolo è passata da 50 sportelli a 18,
Monte dei Paschi di Siena da 26 a 7, mentre Unicredit oggi conta soltanto 4
sportelli su tutto il territorio provinciale. A ciò si aggiunge la totale
scomparsa di istituti storici come Carife, Popolare di Vicenza, Veneto Banca
e Carige, che fino a pochi anni fa costituivano un presidio capillare nei
centri abitati più piccoli.

I primi a subire le conseguenze di questo ridimensionamento sono le
lavoratrici e i lavoratori bancari. I dipendenti si trovano sempre più spesso a
dover gestire il malcontento e le proteste della popolazione, scaricati su di
loro a causa dell’assenza di risposte istituzionali. In molti casi, inoltre, la
chiusura delle filiali comporta trasferimenti forzati verso sedi più lontane,
con un impatto significativo sulla vita personale, sul tempo di percorrenza e
sull’equilibrio tra lavoro e famiglia.

Le ricadute sulla popolazione sono altrettanto gravi. La carenza di servizi
bancari essenziali – come il prelievo di contanti, il pagamento di bollettini,
l’accesso a consulenza personalizzata – colpisce in particolare le fasce più
fragili: anziani, cittadini poco digitalizzati, persone con difficoltà motorie,
piccole imprese locali.

Le aree periferiche e rurali, già soggette a spopolamento e impoverimento, vengono ulteriormente penalizzate; anche la carenza di mezzi di trasporto pubblico contribuisce ad acuire le ricadute.
In questo contesto, le imprese faticano ad accedere al credito, a interagire
con il sistema bancario, a gestire le proprie operazioni quotidiane con
efficienza.

Sappiamo che molte operazioni bancarie oggi possono essere svolte
tramite App e strumenti digitali. Non ne neghiamo l’utilità, né i vantaggi in
termini di rapidità e autonomia operativa. Tuttavia, l’innovazione
tecnologica non può giustificare l’eliminazione fisica dei servizi nei territori,
soprattutto in contesti come quello polesano, dove l’età media è alta, la
digitalizzazione è disomogenea e il tessuto economico è costituito da
microimprese, artigiani e agricoltori.

L’alternativa digitale non può diventare una sostituzione totale, ma deve essere parte di un processo di accompagnamento graduale, inclusivo e rispettoso della realtà sociale.

A dimostrarlo è anche il comportamento, profondamente diverso, del
mondo delle Banche di Credito Cooperativo, che hanno scelto – con
responsabilità – di mantenere una presenza territoriale, pur attuando una
razionalizzazione più lenta e rispettosa. Le BCC appaiono oggi come le
uniche realtà bancarie che ancora si muovono in base alla logica del servizio
alla comunità, senza forzare la clientela a un passaggio radicale e repentino
verso modelli esclusivamente digitali.

Quella che viviamo a Rovigo non è un’eccezione, ma parte di una tendenza
nazionale: secondo i dati di Banca d’Italia, tra il 2012 e il 2022 sono
scomparsi oltre 13.000 sportelli bancari in Italia, con una contrazione di
oltre il 40%. I territori più colpiti sono le zone interne, le aree montane e i
comuni sotto i 5.000 abitanti. Si parla ormai apertamente di
“desertificazione bancaria”.

La CGIL e la FISAC CGIL di Rovigo denunciano con forza questa deriva: i
grandi gruppi bancari, pur avendo beneficiato in passato di salvataggi
pubblici, oggi abbandonano interi territori perché ritenuti “non redditizi”.

È inaccettabile che il diritto all’accesso ai servizi bancari – un diritto sociale e
di cittadinanza – venga subordinato esclusivamente alla logica del profitto.
Le nostre richieste:
• Stop immediato alle chiusure degli sportelli nella provincia di Rovigo.
• Adozione di soluzioni alternative: mantenere gli uffici anche con
aperture ridotte (ad esempio, solo alcuni giorni alla settimana), in luogo
della chiusura definitiva.
• Avvio di un piano pubblico per garantire a tutta la popolazione l’accesso
ai servizi bancari essenziali.
• Confronto istituzionale con gli enti locali e la Regione, per affrontare il
tema con serietà e visione.

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