Il senatore Bartolomeo Amidei ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito alla presenza di locandine affisse all’interno del Tribunale di Rovigo relative ad iniziative pubbliche sulla riforma della magistratura oggetto del referendum costituzionale previsto per il 22 e 23 marzo 2026.
La vicenda riguarda alcuni manifesti esposti presso l’ingresso e al primo piano del palazzo di giustizia rodigino che promuovono incontri dedicati alla riforma costituzionale e nei quali viene evidenziata, tra l’altro, l’indicazione di voto a favore del “No”.
Prima di ricorrere all’iniziativa parlamentare, il senatore Amidei ha provveduto a segnalare la situazione al Presidente del Tribunale di Rovigo e al Prefetto di Rovigo, chiedendo una verifica sulla presenza di materiale di carattere politico all’interno di un edificio giudiziario.
«Nel pieno rispetto della libertà di manifestazione del pensiero garantita dall’articolo 21 della Costituzione – afferma il Senatore Amidei – ritengo tuttavia doveroso che nelle sedi della giustizia siano sempre garantiti i principi di imparzialità, neutralità e rigore istituzionale che devono caratterizzare l’azione e l’immagine delle istituzioni».
Nell’interrogazione il senatore ricorda infatti che, ai sensi dell’articolo 1 del decreto legislativo n. 109 del 2006 e dei principi richiamati nel codice etico della magistratura, l’esercizio delle funzioni giudiziarie è ispirato ai principi di imparzialità e neutralità che devono caratterizzare l’azione delle istituzioni.
L’Avvocato Elena Biasin, consigliere comunale e componente del Comitato provinciale per il NO al Referendum sulla Magistratura, ha commentato come segue.
“Personalmente non ho visto i manifesti in questione e quindi mi limito a partire dalla sua segnalazione e dall’esame della interrogazione del senatore Amidei. Mi risulta , peraltro, che la questione abbia interessato altri Tribunali in tutta Italia . Ritengo che pubblicizzare iniziative di questo tipo sia per il no che per il sì al quesito referendario rientri nella par condicio e quindi non mi sembra di vedere violazioni di principi dell’ordinamento”.
Fermo restando che. secondo le norme, il magistrato “esercita le funzioni attribuitegli con imparzialità” e “.. assicura inoltre che nell’esercizio delle
funzioni la sua immagine di imparzialità sia sempre pienamente garantita”, e la partecipazione ad un dibattito referendario non mette in discussione l’imparzialità nell’esercizio delle funzioni, ci risulta che molti magistrati stanno partecipando anche ad iniziative in cui è previsto il confronto tra le ragioni del NO e quelle del SI.



