«I dati emersi nei giorni scorsi sulla picchiata demografica del nostro territorio e sull’esodo dei giovani verso altre regioni confermano la validità di quanto avevamo segnalato, accompagnando la nostra analisi con proposte per promuovere un’azione di sistema territoriale. Le criticità si stanno manifestando in modo sempre più evidente, anche con varie prese di posizioni da parte di diverse associazioni datoriali. Non solo la popolazione continua ad invecchiare sempre di più, ma i polesani tra i 30 e i 60 anni, scesi sotto i 100mila, diventeranno progressivamente sempre meno e rischiano di dimezzarsi nel giro di trent’anni. A questo di aggiunga che, secondo altri dati emersi di recente, solo nel 2024, ben 192 giovani under35, di cui il 61% laureati, hanno lasciato il Polesine e questo ripropone una delle questioni prioritarie per la sopravvivenza del nostro territorio, su cui in questi giorni si sono espressi vari stakeholders, associazioni datoriali in primis. Fino alla più recente polemica sull’assenza di manifestazioni di interesse, nel portale della Zls, per la parte polesana. Già nel marzo dello scorso anno avevamo definito, insieme a Confindustria Veneto Est, un documento con indicazioni molto pratiche per il rilancio produttivo del territorio.
Abbiamo l’impressione che continui a mancare da parte delle istituzioni politiche la capacità di trasformare le proposte in atti concreti. Al di là della Zls, che non è l’unica prospettiva ferma al palo, i tavoli per tentare di governare e delineare delle progettualità ci sono già, come il tavolo dell’economia e l’Ipa, per ragionare su un’idea di sviluppo legata alle vocazioni del territorio e per renderlo attrattivo a nuovi insediamenti. La priorità va data alla sostenibilità ambientale, perché non possiamo permettere che si continui a scaricare su questo territorio lo scambio eventuale tra lavoro e tutela della salute e dell’ambiente, e anche alla buona occupazione, in tutti i sensi, perché può essere un volano importante per rendere più attrattivo il territorio anche nei confronti di chi arriva dall’esterno, italiani e non. Un’idea di territorio legata anche alla formazione anticipata dei lavoratori e delle lavoratrici, tenendo conto anche che nell’ultimo anno diverse aziende del settore tessile hanno dichiarato lo stato di crisi e stanno riducendo il personale. È necessario quindi programmare una sorta di riqualificazione, indirizzata verso le caratteristiche degli insediamenti che potrebbero arrivare in futuro. Per individuare le figure necessarie per programmare la formazione e la riqualificazione dei lavoratori, sarebbe opportuno coinvolgere, visto che ne hanno le conoscenze e gli strumenti, anche i centri per l’impiego, di cui a volte ci dimentichiamo. L’importante è fare sistema.
La regia di tutto questo non può che essere di natura pubblica. Chiediamo quindi alle istituzioni e alla Provincia in particolare di farsi promotrice di un’azione di coordinamento politico, attraverso l’Ipa, perché se nulla proviamo a fare, rimarremo fermi alle dichiarazioni, sulle quali spesso ci troviamo più o meno tutti d’accordo.
Riguardo alla Zls, l’assenza di manifestazioni di interesse per la parte polesana è senza dubbio un aspetto negativo, ma il tentativo di dare risposte e progettualità si rifletterebbe anche sugli investimenti in questa direzione, ma non solo. Se lasciamo tutto così, tutto viene meno e sarebbe un’occasione persa. La nostra proposta di ampliare le risorse nel confronto con Adriatic Lng e di poterle poi indirizzare, attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori, per sviluppare progettualità condivise per gli intessi del Polesine, pesca e non solo, non era polemica e andava proprio in questa direzione, di un territorio che fa sistema e che tenta di ragionare con chi può anche portare risorse utili allo sviluppo di progetti e servizi, che a loro volta possono aumentare l’attrattività per nuovi cittadini e imprese. Il destino altrimenti è quello di rassegnarci a un progressivo spopolamento e abbandono del territorio, a quel non condivisibile documento del governo sulle aree interne, di cui noi facciamo purtroppo parte, perché ne abbiamo le caratteristiche, e rassegnarsi ad una sorta di lenta eutanasia.
E’ nostra intenzione, per non rimanere alle semplici enunciazioni, tentare nelle prossime settimane di rilanciare un tavolo con le associazioni di categoria imprenditoriali, riprendendo il documento concordato con Confindustria e individuando alcuni temi sui quali fare fronte comune per parlare con le istituzioni e le politica locale, alle quali spetta il compito di fare sistema tra investimenti, progettualità e vocazione del territorio, non frammentando gli interventi, ma mettendoli insieme».
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Pieralberto Colombo
Segretario Generale CGIL Rovigo
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Samuel Scavazzin
Segretario Generale CISL Padova Rovigo
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Gino Gregnanin
Coordinatore provinciale UIL Rovigo
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