Legambiente Veneto esprime preoccupazione per i dati diffusi da Arpav sull’assenza di precipitazioni significative e sulle condizioni di sofferenza dei corsi d’acqua regionali. Una situazione che si ripresenta ormai con frequenza crescente e che conferma come la crisi climatica stia modificando in modo strutturale la disponibilità della risorsa idrica nel territorio regionale.
Per l’associazione è necessario superare la logica dell’emergenza e adottare misure di lungo periodo capaci di aumentare la resilienza del Veneto agli effetti dei cambiamenti climatici.
«Sul fronte agricolo occorre investire con decisione nell’efficienza irrigua, nel riutilizzo delle acque reflue depurate e nelle soluzioni basate sulla natura, che permettono di trattenere l’acqua nei territori e ridurre la vulnerabilità agli eventi estremi» dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto. «È inoltre necessario accompagnare il settore verso coltivazioni meno idroesigenti e più adatte alle nuove condizioni climatiche».
Secondo Legambiente Veneto, anche il comparto zootecnico deve contribuire a una gestione più sostenibile delle risorse. In particolare, oltre ad una auspicabile riduzione dei capi allevati, la valorizzazione dei reflui zootecnici attraverso la digestione anaerobica e la produzione di biometano rappresenta un’opportunità per ridurre le emissioni, produrre energia rinnovabile e rafforzare l’economia circolare nelle aree rurali.
In campo agricolo l’associazione evidenzia inoltre il potenziale dell’agrivoltaico avanzato, che integra produzione agricola ed energetica senza sottrarre superfici coltivate. L’ombreggiamento parziale dei pannelli può infatti contribuire a ridurre l’evapotraspirazione e lo stress idrico delle colture, migliorandone la resilienza durante i periodi di siccità e caldo estremo.
Per Legambiente Veneto è inoltre necessario che tutti i settori produttivi, a partire dal comparto industriale, aumentino l’efficienza nell’uso dell’acqua e riducano il proprio impatto ambientale, accompagnando questi processi con controlli efficaci e una rigorosa applicazione delle norme esistenti.
«I cambiamenti climatici stanno producendo conseguenze sempre più evidenti sull’ambiente, sull’economia e sulla qualità della vita delle persone» prosegue Lazzaro. «Ogni cittadino può contribuire attraverso comportamenti più sostenibili e un uso responsabile dell’acqua, ma la salvaguardia di una risorsa così preziosa non può ricadere esclusivamente sulle spalle delle famiglie. È indispensabile che anche il mondo produttivo e le istituzioni facciano la propria parte: gestire l’emergenza è importante e necessario e in questo senso i provvedimenti che stiamo vedendo attuare sono certamente apprezzabili, ma occorre investire oggi anche nell’adattamento climatico e nella prevenzione in modo strutturale, se vogliamo evitare di trovarci ogni prossima estate nelle stesse, o peggiori, precarie condizioni».
Per questo Legambiente Veneto suggerisce alla Regione Veneto di riattivare la Cabina di Regia Regionale di Coordinamento per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici, istituita con la DGR n. 771 del 27 giugno 2023, affinché torni a essere il luogo di confronto e coordinamento tra i diversi assessorati regionali. «La crisi climatica interessa trasversalmente acqua, agricoltura, energia, territorio, salute e infrastrutture» conclude Lazzaro. «Servono urgentemente politiche coordinate e una regia unica che renda più efficaci gli interventi di adattamento e prevenzione, per preparare il Veneto alle sfide climatiche dei prossimi decenni senza rincorrere le emergenze».



