Il 29 luglio 2025 la sindaca di Rovigo ha annunciato pubblicamente la volontà dell’Amministrazione di recedere dal Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), progetto attivo in città dal 2001 e rinnovato regolarmente ogni tre anni. L’annuncio risulta contraddittorio poiché, solo pochi giorni prima, la Giunta aveva approvato con delibera n. 00283/2025 il rinnovo del SAI per il triennio 2026–2028, riconoscendone valore e continuità.
Il SAI è finanziato interamente dal Ministero dell’Interno, con un apporto di 1,5 milioni di euro ogni tre anni, senza oneri per il Comune. Offre accoglienza diffusa a un numero limitato di beneficiari (30 su 50.000 abitanti) e prevede percorsi personalizzati per l’inclusione sociale e l’autonomia: corsi di lingua italiana, orientamento lavorativo, supporto abitativo e mediazione culturale. L’inserimento nel mondo del lavoro è uno degli elementi cardine, favorito dalla Rete Polesana per l’Inclusione Socio-Lavorativa, che ha permesso a molti beneficiari di lavorare in agricoltura e logistica. Nel solo 2024, il 70% dei contratti agricoli in Polesine è stato stipulato con lavoratori stranieri, percentuale che sale al 79% nei lavori non qualificati.
Il progetto garantisce inoltre la presenza di 7 mediatori culturali, figure che collaborano con ULSS, scuole e altri enti, e che saranno essenziali con l’imminente apertura del carcere minorile. Il SAI offre anche corsi di lingua italiana ai migranti ospitati nei CAS, prevenendo fenomeni di marginalità.
In questo scenario, rinunciare a un progetto che funziona significa abbandonare un modello efficace di governo locale del fenomeno migratorio — un modello riconosciuto a livello nazionale. Il SAI di Rovigo è stato recentemente selezionato come buona prassi ed è stato invitato a Roma come esempio di efficienza e coesione territoriale.
Una buona prassi condivisa con la Prefettura e realizzata anche in collaborazione con Centro per l’Impiego, Progetto Antitratta, aziende, enti bilaterali, associazioni di categoria, fondazioni, sportelli abitativi e altri soggetti del territorio. Attualmente, 736 Comuni italiani, tra cui 20 in Veneto, partecipano al SAI; Rovigo sarebbe l’unico capoluogo veneto a uscire dalla rete.
L’interrogazione chiede all’Amministrazione comunale:
• di motivare le dichiarazioni della Sindaca alla luce della delibera di rinnovo appena approvata,
• se sia consapevole che rinunciare al SAI non eliminerà il fenomeno migratorio ma priverà la città di strumenti di governo locale,
• e quale piano alternativo intenda adottare per garantire assistenza, mediazione culturale e percorsi di integrazione, soprattutto in vista dell’apertura del carcere minorile.
Enrica Crivellaro
Civica per Rovigo



