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Sorpasso gia’ avvenuto a Belluno e Rovigo: piu’ pensioni che occupati

Nel 2025 in Veneto avevamo 2,2 milioni di occupati, mentre tutti gli enti erogatori di trattamenti pensionistici/assistenziali hanno pagato oltre 1,8 milioni di pensioni[1]: un rapporto sempre più prossimo all’1 a 1. Negli anni ’80 del secolo scorso, invece, era di 3 a 1. Il calo delle nascite e l’aumento dell’aspettativa di vita che si sono verificate negli ultimi cinquant’anni hanno spinto anche la nostra regione verso un declino demografico molto preoccupante, con conseguenze inevitabili anche per il mondo del lavoro. Non è da escludere che il sorpasso si verificherà entro 7/8 anni. Una tendenza che nel Paese si è già verificata nel Mezzogiorno e che, purtroppo, si sta estendendo anche al Centro-Nord. L’analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA. 

  • Tra il 2025 e il 2029 tre milioni andranno in quiescenza

Nel breve termine il quadro è destinato ad aggravarsi. Le previsioni indicano che, tra il 2025 e il 2029, usciranno dal mercato del lavoro 291.200 veneti[2] (il 13 per cento del totale occupati) (vedi Tab. 1). Pertanto, anche nella nostra regione nell’arco di pochi anni si assisterà a un vero e proprio “esodo” dagli uffici e dagli stabilimenti produttivi, con centinaia di migliaia di lavoratori destinati a passare dall’occupazione all’inattività. Ne deriveranno ripercussioni sociali, economiche e occupazionali di portata storica. Questo fenomeno è già avvertito dal nostro mondo datoriale, alle prese da tempo con una crescente difficoltà di reperire manodopera disponibile per l’attività in fabbrica e nei cantieri. Figuriamoci fra qualche anno, quando la “fuga” di impiegati e operai verso la pensione “svuoterà” uffici e capannoni.

  • Le piccole imprese sono le più penalizzate

Come dicevamo più sopra, l’invecchiamento della popolazione non è un tema solo demografico: è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese. Anche nel Veneto il ricambio generazionale nel mercato del lavoro si è bloccato. O quasi. I lavoratori che vanno in pensione non sempre vengono sostituiti da giovani in numero sufficiente e questo squilibrio sta diventando un vincolo strutturale alla crescita. Per le piccole aziende il primo rischio è operativo. La carenza di manodopera riduce la capacità produttiva e rende più difficile presidiare ruoli chiave, soprattutto nei settori tecnici e manifatturieri. Non si tratta solo di trovare persone, ma di trovare competenze adeguate in tempi compatibili con le esigenze aziendali. Il risultato è una maggiore incertezza nei processi e una crescente fragilità organizzativa.

  • Per frenare la fuga bisogna assumere donne e giovani

Nonostante negli ultimi anni l’occupazione sia aumentata anche in Veneto, il nostro tasso di occupazione femminile e giovanile è molto inferiore rispetto a quello delle regioni più sviluppate d’Europa. Pertanto, se vogliamo mitigare almeno in parte l’uscita degli oltre 290mila lavoratori che entro il 2029 andranno in pensione, dobbiamo allargare la platea occupazionale reperendo forza lavoro tra donne e giovani. Una sfida importante che non dobbiamo assolutamente sottovalutare: ne va del futuro del nostro sistema economico.

  • Reggio Calabria, Taranto e Lecce sono le realtà più in “difficoltà”

Dall’analisi del saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2025, la situazione più “squilibrata” d’Italia si è verificata nella Città Metropolitana di Reggio Calabria: la differenza è stata pari a -90.368. Seguono la provincia di Taranto con -87.189, Lecce con -85.508 e Messina con -76.936. Va segnalato che l’elevato numero di assegni pensionistici erogati nel Mezzogiorno non è ascrivibile alla eccessiva presenza delle pensioni di vecchiaia/anticipate, ma all’elevata diffusione dei trattamenti assistenziali e di invalidità.

  • Situazione “squilibrata” anche a Belluno e Rovigo

E’ molto probabile che nei prossimi anni la situazione peggiori in tutto il Paese, anche nelle zone del Nord più sviluppate economicamente. Tuttavia, già oggi ci sono 11 province settentrionali che al pari della quasi totalità di quelle meridionali registrano un numero di pensioni erogate superiore a quello dei lavoratori attivi. Tra queste segnaliamo anche le “nostre” Belluno con -213 e Rovigo con -5.652. Delle 102 province d’Italia monitorate in questa analisi dall’Ufficio studi della CGIA[3], “solo” 54 presentano un saldo positivo. Grazie anche alla presenza dei lavoratori stranieri che contribuiscono ad aumentare la platea degli occupati, la provincia di Padova guida la nostra classifica regionale con una differenza tra occupati e pensioni erogati pari a +88.036. Seguono Verona con +83.603, Treviso con +67.554, Vicenza con +59.332 e Venezia con +58.781 (vedi Tab. 2).

  • Tutto il Mezzogiorno ha più pensioni che occupati. Male anche Umbria, Marche e Liguria

Analizzando il saldo tra numero delle pensioni e quello degli occupati tutte le regioni del Mezzogiorno presentano un dato anticipato dal segno meno. Le situazioni più critiche interessano la Sicilia con -186.462, la Calabria con -220.349 e, specialmente, la Puglia con -263.020. L’unica regione del Nord con saldo negativo è la Liguria (-4.767) e tra quelle del Centro scorgiamo le Marche (-10.489) e l’Umbria (-24.094). In questo ranking regionale il Veneto con un saldo pari a  +351.442 si colloca tra i più virtuosi ed occupa la terza posizione dopo la Lombardia (+814.024) e il Lazio (+365.793) (vedi Tab. 3).

  • L’anzianità dei lavoratori è un problema soprattutto per gli imprenditori delle regioni più piccole

Come dicevamo più sopra, con tanti pensionati e pochi giovani, anche le imprese sono in seria difficoltà. Reperire sul mercato del lavoro figure professionali altamente specializzate è ormai diventata un’impresa quasi impossibile.  Nel 2024 la regione che presentava l’indice percentuale degli over 50 sul totale dei dipendenti privati più elevato era il Friuli Venezia Giulia con 35,7. Significa che ogni 100 dipendenti, ve ne sono 35,7 che hanno oltre 50 anni. Seguono la Liguria con 35,6, la Basilicata con 35,1, la Toscana con il 34,5, Piemonte e Molise entrambe con 34,3. Nel ranking regionale il Veneto si colloca a metà classifica con un’incidenza del 33,3 per cento. Praticamente un lavoratore dipendente veneto su tre è over 50. Il dato medio nazionale, infine, è pari al 32,7.

Tab. 1 – Domanda di sostituzione 2025-2029

(rank per domanda di sostituzione)

Regioni Domanda di cui Inc. %
di sostituzione dipendenti dip. privati
  2025-2029* privati* su totale**
Lombardia 567.700 366.900 64,6
Lazio 305.000 147.200 48,3
Veneto 291.200 164.600 56,5
Emilia Romagna 261.000 152.900 58,6
Piemonte e Valle d’Aosta 252.000 140.400 55,7
Campania 210.500 95.200 45,2
Toscana 200.700 106.300 53,0
Sicilia 173.900 74.600 42,9
Puglia 153.500 73.000 47,6
Liguria 93.300 41.100 44,1
Marche 83.200 42.000 50,5
Sardegna 80.000 30.800 38,5
Friuli Venezia Giulia 75.400 40.400 53,6
Calabria 75.400 27.600 36,6
Trentino Alto Adige 70.500 35.500 50,4
Abruzzo 64.400 31.400 48,8
Umbria 44.800 20.100 44,9
Basilicata 25.700 13.000 50,6
Molise 13.800 5.300 38,4
Nordovest 913.000 548.400 60,1
Nordest 698.100 393.400 56,4
Centro 633.600 315.600 49,8
Mezzogiorno 797.300 350.900 44,0
ITALIA 3.042.000 1.608.300 52,9

Elaborazione Ufficio studi CGIA su dati Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

*valori assoluti arrotondati alle centinaia

**Il totale include anche i dipendenti pubblici e gli autonomi

Tab. 2 – Pensioni vigenti e occupati per Province (anno 2025)

Rank

naz.

Province Pensioni
(a)
Occupati
(b)
Saldo
(b-a)
4 Padova 349.099 437.135 +88.036
6 Verona 338.216 421.819 +83.603
11 Treviso 328.566 396.120 +67.554
13 Vicenza 325.323 384.655 +59.332
14 Venezia 318.881 377.662 +58.781
56 Belluno 88.146 87.933 -213
72 Rovigo 101.897 96.245 -5.652
3 VENETO 1.850.128 2.201.570 +351.442
  Totale Italia (*) 23.181.898 24.117.235 +935.337

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati INPS e ISTAT

(*) La somma delle pensioni a livello provinciale non corrisponde al totale indicato per la presenza di pensioni fuori dal territorio nazionale e di quelle delle province della Sardegna che non è stato possibile ripartire.

Tab. 3 – Pensioni vigenti e occupati per Regioni (anno 2025)

Rank Regioni e
ripartizioni
Pensioni
(a)
Occupati
(b)
Saldo
(b-a)
1 Lombardia 3.752.774 4.566.798 +814.024
2 Lazio 2.064.417 2.430.210 +365.793
3 Veneto 1.850.128 2.201.570 +351.442
4 Emilia-Romagna 1.810.884 2.072.590 +261.706
5 Toscana 1.486.891 1.668.431 +181.540
6 Trentino-Alto Adige 380.578 514.920 +134.342
7 Piemonte 1.732.964 1.862.615 +129.651
8 Friuli-Venezia Giulia 509.479 527.590 +18.111
9 Valle d’Aosta 50.380 57.108 +6.728
10 Liguria 655.953 651.186 -4.767
11 Abruzzo 520.676 512.273 -8.403
12 Marche 661.680 651.191 -10.489
13 Molise 123.183 107.399 -15.784
14 Basilicata 218.274 199.840 -18.434
15 Umbria 401.882 377.788 -24.094
16 Sardegna 664.020 597.577 -66.443
17 Campania 1.869.492 1.766.680 -102.812
18 Sicilia 1.675.935 1.489.473 -186.462
19 Calabria 782.031 561.682 -220.349
20 Puglia 1.563.334 1.300.314 -263.020
  ITALIA (*) 23.181.898 24.117.235 +935.337
Nord Ovest 6.192.071 7.137.708 +945.637
Nord Est 4.551.069 5.316.670 +765.601
Centro 4.614.870 5.127.619 +512.749
  Mezzogiorno 7.416.945 6.535.237 -881.708

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati INPS e ISTAT 

[1] Di vecchiaia/anzianità, assistenziali, superstiti, invalidità e indennitarie.

[2] Sistema Informativo Excelsior, Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025/2029). Scenari per l’orientamento e la programmazione della formazione, Unioncamere.

[3] Non sono state considerate le province della Sardegna, poiché nel 2025 i dati Inps si riferiscono a otto province, mentre quelli Istat a cinque.

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