Approfondimenti

Uno studio CGIA sulla fiscalità in Italia e nel Veneto

Ognuno dei 3,6 milioni di contribuenti Irpef[1] presenti nel Veneto versa all’erario mediamente 4.292 euro all’anno[2]. Un importo inferiore a quanto pagano, ad esempio, i lombardi, i residenti della Provincia Autonoma di Bolzano o i laziali. Le ragioni di questo gap vanno ricercate nei livelli retributivi medi dei nostri corregionali che, mediamente, sono più bassi della gran parte di quelli riconducibili ai contribuenti Irpef delle principali regioni del Nord (vedi Tab. 1).

Se teniamo conto che in Veneto l’incidenza percentuale dell’economia non osservata[3] sul valore aggiunto regionale è molto contenuta e pari al 10 per cento (vedi Graf. 1), ciò testimonia che il peso dell’evasione fiscale e del lavoro nero presente nel nostro territorio è molto contenuto. Pertanto, possiamo affermare che la quasi totalità dei contribuenti Irpef veneti sono fedeli al fisco e sugli stessi grava una pressione fiscale reale del 47,4 per cento: quasi 5 punti in più rispetto al dato ufficiale che l’anno scorso si è attestato al 42,5 per cento (vedi Tab. 2). A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

  • Perché questa differenza?

Il Pil nazionale, come del resto quello di molti altri Paesi dell’Unione Europea, comprende anche gli effetti dell’economia non osservata, il cui contributo alle casse dello Stato è nullo per definizione[4]. Pertanto, alla luce del fatto che la pressione fiscale è data dal rapporto tra le entrate fiscali e il Pil, se da quest’ultimo storniamo la componente riconducibile al sommerso, il peso del fisco in capo ai contribuenti onesti sale inevitabilmente, consegnandoci un carico fiscale reale per il 2023 del 47,4 per cento. Si tratta di un livello di 4,9 punti superiore a quello ufficiale che, invece, si è attestato al 42, 5 per cento.

  • Meno tasse, ma pochi se ne sono accorti

Nel 2023 il prelievo fiscale è finalmente sceso: rispetto all’anno precedente la pressione fiscale è diminuita di 0,2 punti percentuali, grazie alla rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni dell’Irpef e al modesto aumento del Pil. Analogamente, anche nel 2024 il peso complessivo delle tasse e dei contributi sulla ricchezza prodotta nel Paese dovrebbe scendere. Tuttavia, è verosimile ritenere che la gran parte degli italiani, purtroppo, non se ne sia accorta, poiché nel contempo è cresciuto il costo delle bollette, della Tari, dei ticket sanitari, dei pedaggi autostradali, dei servizi postali, dei trasporti, etc. Insomma, se le tasse sono diminuite, il peso delle tariffe invece è salito creando un effetto distorsivo. In sintesi, i contribuenti non hanno potuto beneficiare pienamente della diminuzione della pressione fiscale perché, nel frattempo sono aumentate le tariffe che, a differenza delle tasse, statisticamente non vengono incluse tra le voci che compongono le entrate fiscali.

  • Ecco perché la pressione fiscale reale è al 47,4%

In Italia nel 2021 (ultimo dato disponibile) l’economia non osservata ammontava a 192 miliardi di euro (pari all’11,7 per cento del valore aggiunto nazionale) (vedi Graf. 1), di cui 173,8 miliardi erano attribuibili al sommerso economico e altri 18,2 alle attività illegali[5]. Nei dati riportati in questa news, l’Ufficio studi della CGIA ha ipotizzato, prudenzialmente, che l’incidenza dell’economia sommersa e delle attività illegali sul Pil nel biennio 2022-2023 non abbia subito alcuna variazione rispetto al dato 2021.

  • I calcoli del MEF sono comunque esatti

Ribadendo che la pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali ed il Pil, se dalla ricchezza del Paese  scorporiamo la quota riconducibile all’economia non osservata che non apporta gettito alle casse dello Stato, il prodotto interno lordo diminuisce (quindi si riduce il valore del denominatore), facendo aumentare il risultato che emerge dal rapporto tra il gettito fiscale e il Pil. L’Ufficio studi della CGIA tiene comunque a precisare che la pressione fiscale ufficiale calcolata anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (nel 2023 al 42,5 per cento) rispetta fedelmente le disposizioni metodologiche previste dall’Eurostat.

  • “Inattendibili” invece quelli sull’evasione degli autonomi

Nei giorni scorsi è stato aggiornato il report sull’economia sommersa e sull’evasione fiscale e contributiva presente in Italia. I dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF)[6] stimano in 83,6 miliardi[7] di euro il tax gap presente nel Paese. Sebbene il dato sia in calo, la tipologia di

imposta maggiormente soggetta ad evasione in Italia rimane l’Irpef dei lavoratori autonomi, per un importo pari a 30 miliardi di euro che corrisponde ad una propensione al gap nell’imposta del 67,2 per cento. Questo vuol dire che, secondo i tecnici del MEF, i lavoratori autonomi versano solo un terzo dell’Irpef che teoricamente dovrebbero versare al fisco. Senza entrare nel merito della metodologia di calcolo utilizzata che, a nostro avviso, appare alquanto discutibile, ci limitiamo a dimostrare l’“inattendibilità” di questo risultato mediante alcune semplici considerazioni. Secondo le dichiarazioni dei redditi dei lavoratori autonomi in contabilità semplificata del Veneto (praticamente artigiani e commercianti), nell’anno di imposta 2021 gli stessi hanno dichiarato mediamente 33.300 euro lordi (vedi Tab. 3).  Segnaliamo che oltre il 70 per cento di queste partite Iva è composto dal solo titolare dell’azienda (in altre parole lavora da solo). Bene. Se, come sostiene il MEF, queste attività evadono poco più del 67 per cento dell’Irpef, quanto dovrebbero dichiarare se fossero rispettosi delle richieste dell’erario? Circa il 1115 per cento in più, vale a dire poco più di 73 mila euro all’anno. Ora, come possono “raggiungere” nella realtà una soglia di reddito così elevata se la stragrande maggioranza lavora da solo, quindi è poco più di un lavoratore dipendente, e al massimo può lavorare 10-12 ore al giorno, senza contare che durante questo nastro orario deve rapportarsi anche con i clienti, con i fornitori, con altre aziende, con il commercialista, con la banca, con l’assicurazione e come tutti i comuni mortali può infortunarsi, ammalarsi, prendersi delle ferie, etc., etc.?

  • La stima sull’evasione non include i “minimi”, gran parte dell’agricoltura, i professionisti e il settore domestico

Ovviamente, nessuno può nascondere che anche tra i lavoratori autonomi ci siano delle sacche di evasione che vanno assolutamente contrastate. Tuttavia, le stime messe a punto dal MEF non convincono, anche alla luce del fatto che non includono il tax gap riconducibile agli autonomi esclusi dal pagamento dell’Irap. Vale a dire quelli che hanno aderito al regime fiscale dei “minimi”, una buona parte delle imprese agricole, i professionisti privi di autonoma organizzazione e il settore dei servizi domestici. Complessivamente stiamo parlando di ben oltre la metà dei lavoratori indipendenti presente nel nostro Paese (circa 2,5 milioni). Ebbene, se fosse considerata anche l’evasione di questi ultimi, che picco toccherebbe il mancato gettito ascrivibile al cosiddetto popolo delle partite Iva? Appare pertanto evidente che i dati presentati dal MEF nei giorni scorsi siano poco “attendibili”.

Tab. 1 – Irpef: gettito per regione e media pro contribuente versata al fisco

Anno 2021

Rank Regione Numero
contribuenti

Irpef

Gettito

complessivo
(milioni di €)

Gettito per contribuente

(€)

1 Lombardia 7.325.400 39.151 5.345
2 Prov. Aut. Bolzano 432.505 2.158 4.990
3 Lazio 3.913.608 18.916 4.833
4 Emilia- Romagna 3.414.037 15.748 4.613
5 Piemonte 3.179.179 14.103 4.436
6 Liguria 1.162.735 5.038 4.333
7 Veneto 3.665.812 15.733 4.292
8 Friuli -Venezia Giulia 935.860 4.015 4.290
9 Toscana 2.740.834 11.435 4.172
10 Valle d’Aosta 97.340 400 4.108
11 Prov. Aut. Trento 429.799 1.729 4.022
12 Marche 1.125.374 4.089 3.633
13 Umbria 645.256 2.339 3.624
14 Abruzzo 913.672 2.956 3.236
15 Sardegna 1.073.158 3.426 3.192
16 Campania 3.229.281 9.736 3.015
17 Sicilia 2.875.974 8.220 2.858
18 Molise 208.811 585 2.803
19 Puglia 2.589.763 7.218 2.787
20 Basilicata 372.094 1.035 2.782
21 Calabria 1.163.524 2.952 2.538
Non indicata 3.302 11 3.435
  ITALIA 41.497.318 170.993 4.121
Nord Ovest 11.764.654 58.692 4.989
Nord Est 8.878.013 39.383 4.436
Centro 8.425.072 36.779 4.365
  Mezzogiorno 12.426.277 36.129 2.907

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze

 Tab. 2 – Calcolo della pressione fiscale ufficiale e reale in Italia

(anno 2023)

Descrizione milioni

di euro

Gettito fiscale (a) 870.793
Pil (b) 2.050.600
PRESSIONE FISCALE UFFICIALE [(a/b) x 100] 42,5%
Pil al netto dell’Economia non osservata (c) 1.835.287
PRESSIONE FISCALE REALE [(a/c) x 100] 47,4%

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati ISTAT e Ministero dell’Economia e delle Finanze

NOTA: per gli anni dal 2011 al 2021, la stima dell’economia sommersa è di fonte ISTAT, per gli anni 2022 e 2023 al fine di calcolare la pressione fiscale reale, si è ipotizzato che l’incidenza dell’economia sommersa sul PIL sia costante e pari a quella registrata nel 2021. I dati relativi al 2023 sono stati tratti dalla NADEF.

Tab. 3 – Autonomi: reddito medio in contabilità

semplificata

(anno di imposta 2021)

Regione Importi

 in euro

Lombardia 35.462
Prov. Aut. Trento 34.436
Veneto 33.318
Friuli Venezia Giulia 33.205
Emilia Romagna 33.152
Piemonte 32.992
Liguria 32.779
Prov. Aut. Bolzano 32.757
Toscana 31.543
Marche 30.373
Valle d’Aosta 29.672
Umbria 26.531
Lazio 25.815
Sicilia 23.946
Abruzzo 23.605
Sardegna 23.413
Puglia 23.223
Campania 22.662
Basilicata 21.012
Molise 19.610
Calabria 19.551
Italia 29.425

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Ministero dell’Economia e delle Finanze

 

Nota: reddito derivante da attività di impresa in contabilità semplificata, al lordo delle eventuali quote imputate ai collaboratori familiari e perdite pregresse, sono esclusi i soggetti che iniziano o cessano l’attività nel corso dell’anno

[1] E’ l’Imposta sui redditi delle persone fisiche e viene pagata dai lavoratori autonomi, dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Tra tutte le imposte presenti a livello nazionale è quella che garantisce il gettito più importante che vale circa un terzo del totale delle entrate tributarie.

[2] Ultimo dato disponibile riferito al 2021.

[3] L’economia non osservata è costituita dagli effetti economici negativi provocati dal lavoro irregolare e illegale

[4] E’ evidente che chi esercita una attività illegale o irregolare non paga né tasse né contributi previdenziali.

[5] Istat, L’economia non osservata nei conti nazionali (anni 2018-2021), 13 ottobre 2023.

[6] Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva – Aggiornamenti per gli anni 2016-2021 a seguito della revisione dei conti nazionali apportata dall’Istat, 2 gennaio 2024.

[7] Anno 2021.

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