Approfondimenti

Le molte criticità del disegno di legge sull’autonomia differenziata secondo CGIL Rovigo

Nelle ultime settimane è entrata con forza nel dibattito pubblico la questione della cosiddetta “autonomia differenziata”, con il disegno di legge recentemente approvato dal Governo e che ha notevole rilevanza anche per il Veneto e la stessa nostra Provincia.

Anche questo delicato tema, come vari altri, andrebbe analizzato con cura, senza posizioni semplicistiche e propagandistiche che invece spesso finiscono per ridurre la questione su quanti soldi, per altro tutti da dimostrare, resterebbero in questo o quel territorio.

Va innanzitutto chiarito che l’autonomia differenziata così intesa non è una semplice questione di “architettura costituzionale” per addetti ai lavori ma è strettamente connessa a come si vogliono governare i processi sociali ed affrontare in particolare la questione sociale, a partire dal superamento della tante diseguaglianze sociali e territoriali presenti nel nostro Paese e che riguardano tutti noi.

La preoccupazione che emerge dall’attuale disegno di legge è che così si finirà invece per cristallizzare o peggio allargare le diseguaglianze ed i divari territoriali oggi esistenti.

Il provvedimento è, in tal senso, egoistico e privo delle indispensabili risorse utili a ridurre davvero i divari esistenti e non subordina l’approvazione dello stesso (senza un corretto coinvolgimento del Parlamento) alla definizione delle leggi di principio che devono fissare i limiti di unitarietà delle politiche pubbliche strategiche a cui le intese non devono poter derogare nelle tante materie che le Regioni vogliono avocare a sè.

Al contrario, andrebbero prima eliminati concretamente i divari sociali e territoriali oggi presenti, di cui non ci si sta preoccupando, e poi si potrebbero trovare le forme di decentramento che favoriscano davvero le autonomie locali (non un nuovo centralismo regionale che la gestione della stessa Sanità ha chiaramente dimostrato di acuire i problemi proprio nei Territori),  coniugando il decentramento con il principio della solidarietà – previsto dalla nostra Costituzione – che salvaguardi l’unitarietà e l’universalità dei diritti sociali e civili.

Per quanto riguarda poi materie di rilevanza strategica – quali l’istruzione, le infrastrutture, i trasporti e le politiche energetiche – riconoscere alle Regioni la competenza esclusiva su di esse significherebbe la rinuncia ad un governo unitario delle politiche di sviluppo e progresso economico e sociale di tutto il Paese, che non possono essere trattate per loro natura in modo frammentato in vari territori ma devono avere una visione e progettualità più alta e di confronto con la stessa Europa; diversamente nessuno potrebbe davvero farcela da solo andando per conto proprio.

Anche sulla questione del lavoro sarebbe sbagliato attribuire alle diverse Regioni competenza esclusiva perché si finirebbe per mettere in discussione il valore del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, fondamentale in termini di tutele e diritti, che è invece fondamentale elemento di perequazione ed uguaglianza per tutte le lavoratrici ed i lavoratori, indipendentemente da dove risiedono. Tale preoccupazione è confermata dalla recenti parole dell’attuale Ministro dell’Istruzione e del Merito che vorrebbe di fatto reintrodurre le divisive “gabbie salariali” nel settore dell’istruzione, alla faccia del principio di uguaglianza previsto dalla sessa Costituzione italiana.

Se caliamo tutto questo impianto nella nostra realtà provinciale risulta evidente il rischio che corriamo come Territorio da sempre “debole”. Non abbiamo certo bisogno di politiche ulteriormente divisive e di ulteriore frammentazione ma, come diciamo da tempo, di visione e programmazione più “alta” che guardi ad un’aera vasta per far crescere in maniera duratura l’intera nostra Provincia. Solo per fare qualche esempio, si pensi – anche in vista di importanti strumenti e investimenti in arrivo nel nostro Territorio – se le infrastrutture materiali ed immateriali necessarie, il trasporto di merci e persone, le politiche dell’istruzione e formazione sono questioni che possono essere utilmente trattate in una logica miope e divisiva (già dimostratasi perdente) solo regionale e provinciale o debbano al contrario essere agganciate a politiche e ad una idea di sviluppo di più ampio respiro extra provinciale e Regionale.

Per tali ragioni, anche localmente, come Cgil intendiamo tenere alta l’attenzione e la discussione non strumentale su questo delicato provvedimento, contrastando anche culturalmente forzature che finiscano per favorire  la frammentazione di dei diritti sociali e civili fondamentali universali, delle politiche pubbliche e della contrattazione collettiva nazionale, continuando invece a rivendicare misure che davvero riducano nei fatti le urgenti diseguaglianze ed i divari esistenti, a partire da quelli territoriali che vanno superate in una logica nazionale e non racchiudendosi in localismi vari.

Il  segretario generale  Cgil Rovigo – Pieralberto Colombo

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