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Antonio Rossini, una interpellanza sulle foibe

Pubblichiamo l’interpellanza proposta dal consigliere comunale Rossini al Sindaco di Rovigo.

L’argomento è importante e spesso utilizzato strumentalmente, quando invece, anche per la delicatezza del tema, richiederebbe l massima attenzione e apertura, Caratteristiche che, spiace dirlo, non sembra avere questa interpellanza, che parte da un probabile tentativo di accreditamento nel mondo della destra (Polesine Azione ha lasciato il campo libero, il consigliere Rossini prova a farlo suo) su un tema caro all’estrema destra e da sempre terreno di discussioni aspre. L’ulteriore tentativo di cavalcare Giuseppe Di Vittorio sembra altrettanto poco credibile. Resta l’importanza dell’argomento e la necessità di affrontarlo in modo coerente dal punto di vista storico, senza inutili fughe in avanti (il paragone Shoah-Foibe risulta davvero squilibrato), tenendo conto degli innumerevoli studi fatti, a partire dal lavoro comune di tanti storici italiani e sloveni che hanno provato a condividere lo sforzo comune di massima chiarezza e correttezza. ARCI da anni si muove su questa linea (vedi la locandina di un evento realizzato a Rovigo) e lo farà ancora nel prossimo futuro.

 

IL FATTTO
La stampa locale ha messo in risalto il
seguente comunicato dell’Associazione “Polesine Azione”:” A malincuore e con tanta tristezza nel cuore, la nostra associazione si vede costretta a issare bandiera bianca”, in merito ad una sua iniziativa di far assumere a protocollo, presso il Municipio di Rovigo la richiesta di intitolazione di una via o di uno spazio ai Martiri delle foibe.
Detta iniziativa, a dire dei rappresentanti dell’Associazione si era concretizzata in altri comuni polesani quali Porto Tolle, Porto Viro, Rosolina ed Adria, anche alla luce delle motivazioni alla base dell’istituzione del “Giorno del Ricordo” che si celebra in tutt’Italia il 10 febbraio di ogni anno.

VALUTAZIONI
In via preliminare mi corre l’obbligo, per amore della verità e per spegnere sul nascere pretestuose e sgradevoli polemiche fatte sulla pelle di chi è stato ammazzato senza colpa alcuna, se non l’APPARTENERE (ad una popolazione, ad un’etnia, ad un gruppo di pensiero, ad una Nazione), che l’opportunità e/o l’obbligo morale per il Comune di Rovigo di ricordare in modo consono gli ITALIANI soppressi dai partigiani di Tito nelle foibe carsiche, era già stata da me rappresentata al Sindaco di Rovigo protempore, Massimo Bergamin, all’inizi del 2019 ricevendone la risposta che allego in copia e che di seguito sintetizzo:
“non posso pertanto che accogliere come un suggerimento, una proposta appunto, per realizzare in Piazzale Di Vittorio di un monumento o di una lapide commemorativa, a ricordo, in particolare della tragedia delle Foibe”.
Detto suggerimento sembra sia passato poi nel dimenticatoio, come altre iniziative a difesa di questi nostri connazionali e nemmeno la successiva Amministrazione Comunale targata GAFFEO ha ritenuto opportuno ricordare in modo tangibile queste vittime senza colpa.
Fermo restando che non appartiene al mio modo di fare politica l’esclusione aprioristica e senza base oggettiva di una proposta solo in base alle più o meno dichiarate simpatie ideologiche di chi la formula, ritengo che ormai sia giunto il momento di evitare, almeno a Rovigo, che le giornate dedicate a ricordare nascano quando i ricordi appassiscono, perché è quando la memoria sta per andarsene ed il ricordo si appanna, che nasce la necessità di farsi un nodo al fazzoletto della mente.
Come consigliere comunale ma ancora prima come cittadino ho l’obbligo morale verso le nuove generazioni di ricordare queste parole: “Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città… Non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che sono già scarsi”.

Questa è stata la risposta, pubblicata su ” L’Unità”, organo del Pci, del 30 novembre 1946 a proposito dei profughi istriani, dalmati, giuliani. Italiani doc, che secondo i comunisti fuggivano non da un nemico “ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori”.

Queste sono le vergognose parole di una
parte ideologica di sinistra che ancora oggi serpeggia manipolando la massa con slogans e aggressioni contro le forze dell’ordine dietro la
Facciata di valori che non corrispondono all’agire!!!!

RICHIESTE
RICHIAMATO il pensiero di Giuseppe Di Vittorio che, nel suo discorso al II Congresso della Cultura Popolare a Bologna il giorno 11 gennaio 1953 ribadì la sua concezione dell’autonomia del sindacato, che sfuggisse alle insidie del trasformismo, del leaderismo e del consenso passivo verso i “capi”. Di Vittorio ha il merito storico di avere avviato la rottura delle liturgie del leninismo, anche grazie a un’acuta percezione della complessità del processo sociale, che spingeva il sindacalismo confederale in una dimensione politica.
“Io non sono, non ho mai preteso, né pretendo di essere un uomo rappresentativo della cultura. Però sono rappresentativo di qualche cosa. Io credo di essere rappresentativo di quegli strati profondi delle masse popolari più umili e più povere che aspirano alla cultura, che si sforzano di studiare e cercano di raggiungere quel grado del sapere che permetta loro non solo di assicurare la propria elevazione come persone singole, di sviluppare la propria personalità, ma di conquistarsi quella condizione che conferisce alle masse popolari un senso più elevato della propria funzione sociale, della propria dignità nazionale e umana… La cultura non soltanto libera queste masse dai pregiudizi che derivano dall’ignoranza, dai limiti che questa pone all’orizzonte degli uomini: la cultura è anche uno strumento per andare avanti e far andare avanti, progredire e innalzare tutta la società nazionale…
Io sono, in un certo senso, un evaso da quel mondo dove ancora imperano in larga misura l’ignoranza, la superstizione, i pregiudizi, gli apriorismi dogmatici che derivano da questa ignoranza. Io lo conosco quel mondo, profondamente. Ci sono vissuto e so quanto siano grandi gli sforzi che occorrono per tentare di uscirne. Ma in quel mondo, dietro quel muro, vi sono ancora milioni di italiani, milioni di fratelli nostri. Tutte le iniziative, tutte le forme di organizzazione, tutti i tentativi debbono essere fatti per accorrere in aiuto di questi nostri fratelli, per aiutarli a liberarsi da questa ignoranza, perché anch’essi possano provare a sentire le gioie e i tormenti dell’accesso al sapere. Dobbiamo andare fra quelle masse di nostri fratelli, chiamarle, stimolarle alla vita nuova, al sapere, al conoscere, a vedere alto e lontano; dobbiamo andare come un trattore potente su un terreno incolto da secoli per fecondarlo e trarlo a coltura, a vita, a bene della società…”

RIBADITO CHE:

•​con il “Giorno del Ricordo” si tiene viva la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, nonché dell’esodo dalle loro terre di oltre 250.000 italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia;
•​l’iniziativa intende mantenere e diffondere la conoscenza dei tragici eventi, avvenuti nel Novecento al confine nord orientale dell’Italia: avvenimenti che hanno profondamente condizionato la memoria collettiva, ma che non sempre trovano posto nei libri di storia e nei programmi scolastici.

CHIEDO

che la Signora Sindaco si adoperi affinché,

•1​nel quadro della riqualificazione del Centro Storico, sia individuata in Piazzale Di Vittorio, od in altra zona, un’area ove realizzare un monumento, od una lapide commemorativa a ricordo dei nostri connazionali infoibati di modo che il loro sacrificio di ieri possa essere oggi frutto in termini di nuova speranza per il futuro, assieme alla giusta, affettuosa riconoscenza verso le generazioni passate, verso i padri e i nonni dei giovani di oggi, per quanto da loro fatto per costruire, attraverso innumerevoli sacrifici, il nostro presente;

•2​interessi l’Assessore alla Cultura sulla forte convinzione dell’Amministrazione della necessità di mantenere alta e viva la memoria di quanto avvenuto e, soprattutto, di trasmetterla alle giovani generazioni attraverso un programma di attività da realizzarsi nelle scuole della città e in convegni pubblici per non dimenticare parti così importanti della nostra storia e le sofferenze patite con l’Olocausto e l’eccidio delle Foibe da milioni di incolpevoli donne ed uomini e per trasmettere agli studenti e ai cittadini un messaggio per onorare la sofferenza delle vittime della Shoa, delle Foibe, di tutte le persecuzioni su base etnica per favorire una cultura di dialogo e di pace.

INVITO

la Giunta ad individuare la copertura finanziaria per la realizzazione del monumento/lapide commemorativa e la programmazione degli eventi di cui al punto 2

AUSPICO

il supporto, degli organi di stampa e in modo che le richieste illustrate nei punti 1 e 2 trovino il più ampio consenso possibile nella considerazione dell’incontestabile valore sociale, politico ed umano delle parole di un grande uomo come Giuseppe Di Vittorio e che anche il Capoluogo del Polesine possa disporre di un luogo ove ricordare i nostri connazionali, vittime innocenti di efferati crimini e adoperarsi con iniziative culturali – storiche per onorare la sofferenza delle vittime della Shoa, delle Foibe, di tutte le persecuzioni su base etnica per favorire una cultura di dialogo e di pace.
Antonio Rossini capogruppo lista civica Noi per Rovigo

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