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CGIA: in Veneto ancora più stipendi che pensioni ma….

Nel Sud e nelle Isole le pensioni[1] erogate superano abbondantemente il numero di lavoratori dipendenti e autonomi, ma nel giro di qualche anno il sorpasso è destinato a compiersi anche nel resto del Paese; Veneto compreso. Secondo alcune previsioni[2], infatti, entro il 2029 nella nostra regione sono destinati a uscire dal mercato del lavoro per raggiunti limiti di età 291.200 addetti (vedi Tab. 1). E’ evidente, visto la grave crisi demografica in atto, che difficilmente riusciremo a rimpiazzare tutti questi lavoratori che non saranno più tenuti a timbrare il cartellino ogni giorno. Insomma, in meno di 7/8 anni i trattamenti pensionistici erogati in Veneto sono destinati a superare le buste paga degli operai e degli impiegati presenti nelle nostre fabbriche e nei nostri uffici. Gli ultimi dati disponibili che ci consentono di effettuare un confronto tra il numero degli occupati e quello delle pensioni erogate sono riferiti al 2024. Ebbene, se il numero dei lavoratori dipendenti e degli autonomi in Veneto era di 2,2 milioni, gli assegni corrisposti ai pensionati[3] erano 1,8 milioni (saldo pari a +395.338). A livello regionale solo la Lombardia, con un saldo pari a +803.180 unità, registra un risultato migliore del nostro (vedi Tab. 2).  Questa analisi è stata realizzata dall’Ufficio studi della CGIA che ha elaborato i dati dell’Inps e dell’Istat.

  • Padova, Verona e Treviso le realtà più virtuose

Dall’analisi del saldo tra il numero di occupati e le pensioni erogate nel 2024, la provincia veneta più virtuosa è Padova che registra un risultato pari a +99.804. Seguono Verona con +98.955, Treviso con +76.848, Vicenza con +67.773, Venezia con +52.000 e Belluno con +1.998. La situazione più critica riguarda Rovigo. Nella provincia polesana il sorpasso è già avvenuto. Il saldo, infatti, è pari a -2.040 (vedi Tab. 3).   Come dicevamo più sopra, ancorché il Veneto presenti un risultato positivo, il trend è destinato a peggiorare, a causa della interazione di tre fenomeni strettamente correlati fra di loro: la denatalità, il progressivo invecchiamento della popolazione e un tasso di occupazione che rimane inferiore alla media delle aree più sviluppate d’Europa. La combinazione di questi fattori ha ridotto progressivamente il numero dei contribuenti attivi e, conseguentemente, ingrossato la platea dei percettori di welfare.  Un problema che non riguarda solo l’Italia; purtroppo, attanaglia la gran parte dei principali paesi del mondo occidentale.

  • L’anzianità dei lavoratori è un problema soprattutto per gli imprenditori delle regioni piccole

Con tanti pensionati e pochi giovani, anche le imprese sono in seria difficoltà. Reperire sul mercato del lavoro figure professionali altamente specializzate è ormai diventata un’impresa quasi impossibile.  Ad oggi, la regione che presenta l’indice di anzianità dei dipendenti privati più elevato d’Italia è la Basilicata (82,7). Seguono la Sardegna (82,2), il Molise (81,2), l’Abruzzo (77,5) e la Liguria (77,3). Il dato medio nazionale è pari al 65,2. Le regioni meno “colpite” da questo fenomeno – anche se già da alcuni anni sono costrette comunque a fare i conti con questa criticità – sono l’Emilia Romagna (63,5), la Campania (63,3), il Veneto (62,7), la Lombardia (58,6) e il Trentino Alto Adige (50,2). In buona sostanza, nella nostra regione il fenomeno è meno “impattante” che in molte altre aree del Paese, tuttavia i dati ci segnalano che ogni 100 dipendenti che lavorano in Veneto con meno di 35 anni, ve ne sono 62,7 che hanno oltre 55 anni (vedi Graf. 1).

Tab. 1 – Domanda di sostituzione 2025-2029

(rank per domanda di sostituzione)

Regioni Domanda di cui Inc. %
di sostituzione dipendenti dip. privati
  2025-2029* privati* su totale**
Lombardia 567.700 366.900 64,6
Lazio 305.000 147.200 48,3
Veneto 291.200 164.600 56,5
Emilia Romagna 261.000 152.900 58,6
Piemonte e Valle d’Aosta 252.000 140.400 55,7
Campania 210.500 95.200 45,2
Toscana 200.700 106.300 53,0
Sicilia 173.900 74.600 42,9
Puglia 153.500 73.000 47,6
Liguria 93.300 41.100 44,1
Marche 83.200 42.000 50,5
Sardegna 80.000 30.800 38,5
Friuli Venezia Giulia 75.400 40.400 53,6
Calabria 75.400 27.600 36,6
Trentino Alto Adige 70.500 35.500 50,4
Abruzzo 64.400 31.400 48,8
Umbria 44.800 20.100 44,9
Basilicata 25.700 13.000 50,6
Molise 13.800 5.300 38,4
Nordovest 913.000 548.400 60,1
Nordest 698.100 393.400 56,4
Centro 633.600 315.600 49,8
Mezzogiorno 797.300 350.900 44,0
ITALIA 3.042.000 1.608.300 52,9

Elaborazione Ufficio studi CGIA su dati Unioncamere – Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Sistema Informativo Excelsior

*valori assoluti arrotondati alle centinaia La somma corrisponde al 74% del tot. Italia

**Il totale include anche i dipendenti pubblici e gli autonomi

 Tab. 2 – Pensioni erogate e occupati per Regioni

(media 2024)

Rank Regioni e
ripartizioni
Pensioni
(a)
Occupati
(b)
Saldo
(b-a)
1 Lombardia 3.734.644 4.537.824 +803.180
2 Veneto 1.834.663 2.230.001 +395.338
3 Lazio 2.037.224 2.415.092 +377.868
4 Emilia-Romagna 1.804.925 2.032.635 +227.710
5 Toscana 1.483.693 1.667.959 +184.266
6 Trentino-Alto Adige 381.453 511.259 +129.806
7 Piemonte 1.731.827 1.854.204 +122.377
8 Friuli-Venezia Giulia 508.589 527.531 +18.942
9 Valle d’Aosta 49.955 57.162 +7.207
10 Abruzzo 517.433 507.890 -9.543
11 Marche 657.733 644.253 -13.480
12 Molise 122.577 107.801 -14.776
13 Basilicata 216.743 196.765 -19.978
14 Liguria 656.493 633.899 -22.594
15 Umbria 401.288 373.057 -28.231
16 Sardegna 655.506 591.938 -63.568
17 Campania 1.850.921 1.722.177 -128.744
18 Sicilia 1.657.884 1.475.490 -182.394
19 Calabria 772.455 541.355 -231.100
20 Puglia 1.535.677 1.303.971 -231.706
  ITALIA (*) 23.015.011 23.932.263 +917.252
Nord Ovest 6.172.919 7.083.089 +910.170
Nord Est 4.529.630 5.301.426 +771.796
Centro 4.579.938 5.100.361 +520.423
  Mezzogiorno 7.329.196 6.447.387 -881.809

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati INPS e ISTAT 

(*) La somma delle pensioni a livello regionale non corrisponde al totale per la presenza di pensioni fuori dal territorio nazionale e di quelle non ripartibili.

Tab. 3 – Veneto: pensioni erogate e occupati per province

(media 2024)

Rank Province Pensioni
(a)
Occupati
(b)
Saldo
(b-a)
4 Padova 345.878 445.682 +99.804
5 Verona 335.814 434.769 +98.955
11 Treviso 324.604 401.452 +76.848
12 Vicenza 322.202 389.975 +67.773
14 Venezia 316.470 368.470 +52.000
53 Belluno 87.888 89.886 +1.998
61 Rovigo 101.807 99.767 -2.040
2 Veneto 1.843.663 2.230.001 +395.338
  ITALIA (*) 23.015.011 23.932.267 +917.256

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati INPS e ISTAT

(*) La somma delle pensioni a livello provinciale non corrisponde al totale per la presenza di pensioni fuori dal territorio nazionale e di quelle non ripartibili.

[1] Di seguito i trattamenti corrisposti agli italiani.

Pensione di vecchiaia. Trattamento pensionistico corrisposto ai lavoratori che hanno raggiunto l’età stabilita dalla legge per la cessazione dell’attività lavorativa nella gestione di riferimento e che sono in possesso dei requisiti contributivi minimi previsti dalla legge.

Pensione assistenziale. Prestazione erogata a cittadini con reddito scarso o insufficiente, inferiore ai limiti di legge e indipendentemente dal versamento di contributi, a seguito del raggiungimento del limite di età previsto dalla normativa o per invalidità non derivante dall’attività lavorativa svolta.

Pensione ai superstiti. Trattamento pensionistico erogato ai superstiti di pensionato o di assicurato in possesso dei requisiti di assicurazione e contribuzione richiesti.

Pensione di invalidità. Prestazione non reversibile legata al versamento di contributi per almeno cinque anni dei quali tre nell’ultimo quinquennio e al riconoscimento, da parte degli organi competenti dell’Ente previdenziale, della riduzione permanente della capacità di lavoro dell’assicurato a meno di un terzo. L’assegno è compatibile con l’attività lavorativa. Ha durata triennale e confermabile per periodi della stessa durata. Dopo il secondo rinnovo l’assegno è considerato permanente. Al compimento dell’età pensionabile l’assegno ordinario di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia.

Pensione indennitaria. Rendita corrisposta a seguito di un infortunio sul lavoro, per causa di servizio e malattia professionale. La caratteristica di queste rendite è di indennizzare la persona per una menomazione, secondo il livello della stessa, o per morte (in tal caso la prestazione è erogata a superstiti) conseguente a un fatto accaduto nello svolgimento di una attività lavorativa.

[2] Unioncamere, Sistema Informativo Excelsior, “Previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2025-2029).

[3] I dati sono estratti dall’archivio amministrativo del Casellario centrale per la raccolta, la conservazione e la gestione dei dati e degli elementi relativi ai titolari di trattamenti pensionistici. In base al Dpr 31 dicembre 1971, numero 1388, successivamente modificato dal decreto legge 6 luglio 1978, numero 352 e dalla legge 22 marzo 1995, numero 85, tutti gli enti erogatori di prestazioni pensionistiche obbligatorie e integrative e i soggetti erogatori di pensioni e assegni continuativi assistenziali sono tenuti a comunicare all’Inps, entro il primo trimestre dell’anno la situazione delle prestazioni pensionistiche vigenti al 31 dicembre dell’anno precedente. Per ciascuna prestazione l’archivio contiene, oltre alle caratteristiche della pensione e al suo importo in pagamento, una serie di informazioni sul beneficiario. Sulla base di tali elementi è stato possibile valutare non solo il numero delle pensioni vigenti, ma anche il numero dei soggetti percettori delle stesse.

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