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Integrazione economica per le rette di persone non autosufficienti

Mi sono commosso stamattina, quando leggendo  la prima pagina de la Voce, ho appreso che 5 famiglie polesane  hanno vinto un ricorso contro il Comune di Rovigo, che pur con una Sindacalista come sindaco,  dopo 25 anni dalla Legge 328/2000, sembra non abbia ancora applicato quella Legge che, all’art. 6 c. 4 recita: Per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all’eventuale integrazione economica.

Norma che, non conoscevo prima del 2005, fino alla mia nomina ad Assessore Provinciale alla Sanità. Ma da allora, insieme anche a Cristiano Pavarin (quando militava in Rifondazione Comunista), ho fatto centinaia di assemblee pubbliche per informare la gente dei loro diritti e della possibilità di risparmiare un mare di soldi che dovevano essere pagati dai comuni e non dai famigliari!!  Ma quasi niente si è mosso!!!!! Ed ora finalmente noto che 5 famiglie hanno preso la via giusta, quella di chiedere il riconoscimento dei propri diritti e non di chiedere la carità al Sindaco di turno. Detto questo però, è giusto constatare e chiedere:

  • Lo stato, 25 ANNI FA, emana una Legge fondamentale per aiutare famiglie in stato di sofferenza  e, questa legge non viene quasi mai applicata (salvo rare eccezioni come quella del Comune di Grugliasco (Torino), che già circa 15 anni fa informava le sue famiglie che a pagare la eventuale integrazione di retta non dovevano essere i famigliari, bensì il Comune. Diritti, non Carità!
  • La stragrande maggioranza dei comuni, ha limitato il proprio apporto, a contributi per i casi più disperati e non a quelli previsti dalla Legge, secondo un calcolo ISEE definito dalla normativa.
  • I Sindaci e gli amministratori comunali che non hanno rispettato questa legge, la conoscevano e, del caso, perché non l’hanno rispettata?  E uno che non rispetta la legge, oltretutto svolgendo funzioni pubbliche, a cosa dovrebbe andare incontro?
  • I Sindaci e gli amministratori comunali, perché invece di far pagare chi non doveva, non hanno chiesto i soldi necessari alla Regione, il primo soggetto che doveva fornire le risorse necessarie? Era più facile farseli dare dai famigliari, facendo magari firmare loro, impegni di spesa neanche previsti dalla legge? E gli amministratori di case di riposo o RSA convenzionate con la Regione, perché facevano firmare quegli impegni di spesa invece di chiedere i soldi dovuti al comune di residenza prima del ricovero?
  • E tra le istituzione addette al controllo della legalità e del buon uso del denaro pubblico, non c’è n’è stata una che sia venuta a conoscenza di questa illegalità e sia intervenuta, per impedire questi illegittimi pagamenti, non previsti per i famigliari, dalla Legge 328/2000?
  • La gente che ha pagato e paga ingiustamente soldi che dovevano arrivare dallo Stato, transitare per la Regione e finire nelle casse dei comuni, Cittadini costretti forse dalla non conoscenza, dalla paura di mettersi contro i potenti di turno,  a pagare cifre pesantissime che hanno influito sui bilanci di migliaia famiglie, perché hanno continuato e continuano a votare per chi non rispetta i loro diritti e si è fatto pagare e ancora lo fa, cifre che dovrebbero essere sborsate  da chi governa l’Italia, la Regione  e i Comuni del Veneto?

Ma, io oggi sono contento. Finalmente dopo 20 anni, anche senza essere nominato, sulla stampa trovo che avevo ed ho ragione su un tema così delicato.                                                                                         E la soluzione all’esborso obbligatorio dei comuni, c’è! Ed è molto semplice! Invece di alimentare le guerre, costruendo armi che servono a massacrare altri esseri  umani, perché non usate quei soldi per rispettare la Legge 328/2000, che vede i comuni obbligati ( non i famigliari) a pagare le integrazioni di Retta per persone non autosufficienti ricoverate in posti letto convenzionati?

 

Guglielmo Brusco – Rifondazione Comunista – Sanità Polesine.

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