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Importanza per il settore agricolo della sentenza di Sarzano

La sentenza dei cittadini di Sarzano contro l’impianto APIS ha accolto due punti focali del ricorso.

Ha sottolineato l’importanza delle colture DOP del territorio, ottenute grazie ad un lavoro di certificazione e promozione che ha impegnato i consorzi di tutela, le associazioni di categoria e la Regione. Questa caratterizzazione del prodotto si basa sulla identificazione e sulla qualità del territorio, rappresenta una valorizzazione dell’attività imprenditoriale, della specificità delle condizioni pedoclimatiche e della tecnica di produzione. La certificazione di qualità si inserisce a pieno titolo fra gli elementi della pianificazione territoriale e condiziona le scelte di insediamenti che possono andare a compromettere la qualità agraria in quel territorio. Dalla sentenza si evince che l’ambito agricolo, tanto più se ospita colture produttive e di qualità, non è un terreno “vuoto”, che si può “sacrificare” a destinazioni che ne dequalificano la capacità e la potenzialità produttiva e ne deprezzano il valore fondiario. Invece in queste aree è richiesta una valutazione ambientale supplementare e specifica per garantire la continuità dell’attività economica riconosciuta. E’ un principio che sostiene la necessità da parte degli amministratori, dei tecnici e dei pianificatori, di mettere a confronto il valore economico dell’agricoltura di qualità e del suo indotto, contro le pretese di insediamenti aggressivi e inquinanti incuranti delle conseguenze economiche e ambientali e sociali che provocano. Particolarmente importante che questa sentenza arrivi a Rovigo, dove l’agricoltura è un settore economico rilevante, che in questo momento viene messo a repentaglio da diversi progetti di impianti dalle conseguenze nefaste.

Inoltre sempre secondo la sentenza, negli ambiti agricoli produttivi vale anche la salvaguardia della risorsa idrica, sia superficiale che sotto superficiale, elemento essenziale alla qualità e salubrità della produzione, in quanto strettamente connessa alla possibilità di irrigazione. L’esame e le conclusioni del TAR hanno sviscerato ed evidenziato come la produzione agraria rappresenti un settore economico da difendere e implementare, anche nelle sue forme di organizzazione della tutela e valorizzazione della qualità. Si tratta di considerazioni che devono essere messe in risalto in molte aree della nostra provincia e diventare punti di riferimento per considerare il valore economico e produttivo della nostra agricoltura.

Il secondo punto accettato dal TAR nel ricorso riprende ancora un tema legato all’agricoltura. Il digestato che sarebbe prodotto dall’impianto di Sarzano, date le dimensioni decisamente eccezionali, dovrebbe essere distribuito su una superficie di 2500 ettari, visto che il Polesine è zona vulnerabile ai nitrati e questo materiale ne è ricco. A fronte di accordi di distribuzione per una superficie pari solo alla metà, il TAR afferma che, essendo fondamentale non superare i quantitativi distribuiti per la salvaguardia delle falde, il quantitativo in eccesso del digestato diventa automaticamente rifiuto e quindi cambia la tipologia dell’impianto, che diventa lavorazione rifiuti. Questa affermazione conferma che un impianto a biometano per essere funzionale al settore agricolo, deve essere dimensionato alla capacità di spandimento mentre in questo caso stiamo parlando di un impianto di taglio industriale, che non può essere considerato e valutato come impianto agricolo.

In conclusione il Tribunale amministrativo regionale assegna un ruolo prioritario al settore agricolo e ne valorizza le produzioni di qualità, riconoscendo il diritto dei cittadini e degli imprenditori a difendere la qualità del loro territorio e i loro interessi economici. La produzione di biometano deve essere dimensionata alla possibilità di distribuzione sui terreni, compatibilmente con le leggi regionali che in Polesine sono a salvaguardia della qualità dei terreni, delle acque superficiali e di falda.

Dina Merlo

Dott.ssa Agronomo

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