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CREDITO: LE IMPRESE VENETE SONO LE PIU’ PENALIZZATE

Dall’inizio della crisi del debito sovrano (2012) alla fine del 2025, il Veneto ha subito la contrazione degli impieghi bancari vivi[1] alle imprese più significativa del Paese. In questi 13 anni la caduta è stata verticale; siamo passati da quasi 95 miliardi erogati alla fine del 2012 a quasi 60 nel dicembre del 2025. Solo nel periodo Covid, grazie alle garanzie pubbliche messe in campo dall’allora governo Conte II, il trend ha cambiato segno. Una volta terminato l’effetto di questa misura straordinaria, l’erogazione dei prestiti ha continuato a diminuire. Per i piccolissimi imprenditori le cose sono andate addirittura peggio. In 13 anni i prestiti sono scesi da 19,6 miliardi a 9,5 (-51,6 per cento), con punte del -57 per cento a Vicenza e del -56,5 a Padova. (vedi Tab.1). E’ evidente che le chiusure, in particolare, della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca hanno condizionato negativamente lo score del Veneto. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA.

  • Nei primi mesi di quest’anno le cose non vanno meglio

Nel 2026 la situazione è continuata a peggiorare. Tra il marzo di quest’anno e lo stesso mese del 2025, gli impieghi vivi erogati all’intero sistema delle imprese venete sono diminuiti di quasi 1,5 miliardi (-2,4 per cento), con picchi del -5,8 a Belluno e del -4,7 a Treviso. Tra le 7 province venete, solo Venezia è in contro tendenza, avendo registrato un risultato positivo pari al +2,6 per cento (vedi Tab.2). Tra le realtà produttive con meno di 20 addetti, invece, il quadro è drammaticamente negativo per tutti. Sempre nell’ultimo anno, la media regionale degli impieghi è scesa di 564,4 milioni di euro (-5,7 per cento), con picchi del -6,9 a Verona e del -6,5 a Belluno (vedi Tab. 3).

  • Il risiko bancario di questi giorni produrrà effetti positivi anche per il Veneto?

Mentre in questi ultimi giorni i principali istituti di credito italiani sono impegnati nelle complesse partite di acquisizione che stanno ridisegnando gli equilibri del sistema bancario nazionale ed europeo, sul fronte dell’economia reale continua a consumarsi una silenziosa penalizzazione ai danni in particolare delle micro e piccolissime imprese. Come abbiamo visto più sopra, in tutta Italia – e in particolare nel Veneto – sono quelle che hanno visto ridursi drasticamente i prestiti bancari. Il problema è che a essere escluse dal sostegno creditizio sono proprio quelle realtà che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo italiano e veneto: ricordiamo che anche nella nostra regione i lavoratori autonomi, gli artigiani, i piccoli commercianti e le micro imprese costituiscono il 98 per cento del totale delle aziende e, al netto degli occupati nel pubblico impiego, danno lavoro a oltre il 55 per cento dei veneti. Di fronte a questi numeri, viene spontaneo chiedersi se il sistema bancario, sempre più concentrato nelle grandi operazioni di finanza straordinaria, non stia progressivamente smarrendo la propria funzione originaria: accompagnare e sostenere chi crea lavoro, ricchezza e coesione sociale nei territori. Perché se il credito non raggiungere chi ne avrebbe più bisogno, il rischio è quello di alimentare un’economia a due velocità, nella quale i piccolissimi imprenditori e i territori in cui sono ubicati restano sempre più ai margini.

  • Perché il credit crunch “colpisce” i piccoli?

Prima di tutto, la persistente contrazione degli impieghi vivi destinati alle micro e piccole imprese non può essere interpretata come un fenomeno congiunturale o riconducibile a specifiche strategie commerciali dei soggetti creditizi. Si tratta, piuttosto, dell’esito di trasformazioni strutturali che hanno interessato il sistema bancario, il quadro regolamentare e il contesto macroeconomico negli ultimi anni.

Un primo elemento riguarda i modelli di valutazione del merito creditizio. Le microimprese presentano mediamente una maggiore volatilità dei flussi di cassa, livelli di patrimonializzazione più contenuti e una più elevata esposizione alle oscillazioni del ciclo economico. In presenza di un contesto caratterizzato da elevata incertezza, tali caratteristiche tendono a tradursi in un peggioramento dei parametri di rischio utilizzati dagli intermediari, determinando un irrigidimento delle politiche di erogazione proprio nei confronti delle realtà imprenditoriali di minori dimensioni. A ciò si aggiungono gli effetti della disciplina prudenziale introdotta con gli accordi di Basilea III e successivamente rafforzata. L’assorbimento di capitale richiesto a fronte delle esposizioni considerate più rischiose incide direttamente sulla redditività delle operazioni di finanziamento. I prestiti alle microimprese, in ragione del loro profilo di rischio generalmente più elevato, comportano un maggiore impiego di capitale regolamentare. Questo orienta gli intermediari verso segmenti di clientela caratterizzati da una migliore qualità creditizia e da maggiori volumi operativi. Un ulteriore fattore riguarda la struttura dei costi bancari. Le attività di istruttoria, valutazione, monitoraggio e gestione amministrativa di un affidamento presentano una componente prevalentemente fissa, indipendente dall’ammontare del finanziamento concesso. Poiché le esigenze finanziarie delle microimprese sono generalmente contenute, il rapporto tra costi operativi sostenuti e ricavi attesi risulta meno favorevole rispetto a quello associato ai finanziamenti di importo più elevato. Ne deriva una minore convenienza economica dell’operazione, con effetti penalizzanti per il segmento delle imprese di piccolissima dimensione. Infine, non va trascurato il profondo processo di trasformazione che ha interessato il sistema bancario italiano nell’ultimo decennio. La progressiva concentrazione del settore e la significativa riduzione della rete territoriale hanno indebolito il tradizionale modello fondato sulla conoscenza diretta dell’imprenditore e sulla valutazione di elementi qualitativi non sempre rilevabili dai bilanci. Oggi, i grandi gruppi bancari operano attraverso processi decisionali maggiormente standardizzati, basati su sistemi di rating interni e di modelli automatizzati che tendono a privilegiare la disponibilità di informazioni strutturate e storicizzate. Un approccio che, inevitabilmente, può risultare meno favorevole alle microimprese, spesso caratterizzate da assetti organizzativi più semplici e da una minore formalizzazione dei processi gestionali.

  • Non bisogna trascurare la diminuzione della domanda di credito

Un altro fattore riguarda le minori esigenze di finanziamento, ovvero il calo della domanda di credito avanzata dalle aziende di piccola dimensione: molte di queste, infatti, hanno ridotto gli investimenti in capitale fisso dopo la fase di sostegno pubblico legata alla pandemia e hanno sfruttato le risorse interne per coprire esigenze di breve periodo. Pertanto, la maggiore incertezza economica e la propensione alla prudenza degli imprenditori hanno portato a una riduzione delle richieste di prestito, specie per investimenti a lungo termine che, almeno in parte, spiegano il calo degli impieghi vivi in corso in questi ultimi anni nei confronti delle imprese. Un trend che ha cambiato segno a partire dalla metà del 2025, in particolare per le aziende più strutturate.

Tab. 1 – L’erogazione degli impieghi vivi alle imprese con < 20 addetti

Rank per consistenze
al 31/12/2025
2012-dic
(mln €)
2024-dic
(mln €)
2025-dic
(mln €)
Var. ass.
2025-2012
(13 anni)
Var. %
2025/2012
(13 anni)
VENETO 19.666 10.078 9.525 -10.141 -51,6
Verona 4.199 2.457 2.302 -1.897 -45,2
Padova 4.289 1.990 1.864 -2.425 -56,5
Treviso 3.705 1.855 1.773 -1.932 -52,1
Venezia 3.068 1.607 1.520 -1.548 -50,4
Vicenza 2.747 1.238 1.182 -1.566 -57,0
Rovigo 980 544 520 -460 -46,9
Belluno 677 388 363 -314 -46,4
TRIVENETO 33.237 19.146 18.249 -14.987 -45,1
EMILIA ROMAGNA 17.761 10.138 9.679 -8.082 -45,5
NORD EST 50.997 29.284 27.928 -23.069 -45,2
ITALIA 162.075 99.525 94.705 -67.370 -41,6

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d’Italia

Tab. 2 – Erogazione impieghi vivi al totale imprese

Rank

naz.
per calo

Regioni e ripartizioni 2025 (mar)
milioni di €
2026 (mar)
milioni di €
Var. ass.
2026-2025
Var. %
2026/2025
9 Belluno 1.402,6 1.321,2 -81,4 -5,8
18 Treviso 13.056,3 12.444,1 -612,2 -4,7
22 Rovigo 1.656,6 1.586,8 -69,8 -4,2
28 Verona 13.885,6 13.448,1 -437,5 -3,2
35 Padova 11.133,5 10.836,2 -297,3 -2,7
40 Vicenza 12.047,0 11.817,0 -230,0 -1,9
74 Venezia 9.028,4 9.264,8 +236,4 +2,6
4 Veneto 62.209,9 60.718,2 -1.491,7 -2,4
  ITALIA (*) 643.712,8 653.489,8 +9.777,0 +1,5

Elaborazione Ufficio Studi CGIA su dati Banca d’Italia

 Tab. 3 – Erogazione impieghi vivi alle imprese con < 20 addetti

Rank

naz.
per calo

Regioni e ripartizioni 2025 (mar)
milioni di €
2026 (mar)
milioni di €
Var. ass.
2026-2025
Var. %
2026/2025
31 Verona 2.432,8 2.264,8 -168,0 -6,9
36 Belluno 384,3 359,1 -25,2 -6,5
46 Padova 1.950,8 1.839,0 -111,8 -5,7
48 Venezia 1.596,1 1.509,6 -86,5 -5,4
52 Vicenza 1.227,6 1.164,7 -62,9 -5,1
62 Treviso 1.820,5 1.735,4 -85,1 -4,7
64 Rovigo 536,5 511,6 -24,9 -4,6
6 Veneto 9.948,7 9.384,2 -564,4 -5,7
  ITALIA (*) 98.467,8 93.727,9 -4.740,0 -4,8

[1] Consistenze al netto delle sofferenze.

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