«Per anni i cittadini hanno sentito raccontare la sanità veneta come un modello di eccellenza. Oggi, però, i dati ci consegnano una realtà che impone una riflessione: il Veneto è la Regione che ricorre maggiormente ai medici e agli infermieri a gettone, con oltre 206 professionisti equivalenti a tempo pieno. Un fenomeno che interessa quasi tutto il territorio regionale: dall’ULSS 6 Euganea, che registra 70 professionisti a gettone, all’ULSS 8 Berica con 38,8, all’ULSS 5 Polesana con 32,9, all’ULSS 7 Pedemontana con 25,1, all’ULSS 1 Dolomiti con 17,7, all’ULSS 3 Serenissima con 12,7, all’ULSS 4 Veneto Orientale con 7,5, fino all’ULSS 9 Scaligera con 1,5 e all’ULSS 2 Marca Trevigiana con 0,6. Può davvero essere questo il modello di eccellenza che ci è stato raccontato?»
Lo afferma Rossella Cendron, Consigliera regionale del Veneto del gruppo Le Civiche Venete.
«Nessuno mette in discussione il lavoro straordinario di medici, infermieri e operatori sanitari. La domanda è un’altra: perché il Veneto fatica sempre di più ad attrarre e trattenere professionisti? Perché tanti scelgono altre Regioni, il privato o l’estero? Se per garantire i servizi dobbiamo ricorrere sempre più spesso ai gettonisti, significa che qualcosa nella visione e programmazione dell’eccellenza veneta non ha funzionato.
Anziché rincorrere le emergenze, è arrivato il momento di investire sul personale, rendere attrattivi i nostri ospedali e costruire una programmazione capace di garantire continuità ai servizi.
La vera eccellenza non si misura dagli slogan, ma dalla capacità di attrarre e trattenere professionisti, ridurre le liste d’attesa e garantire ai cittadini servizi efficienti e di qualità. Oggi il Veneto ha il dovere di costruire nuove strategie di potenziamento della sanità pubblica, non di proseguire con politiche che rischiano di tradursi in un progressivo ridimensionamento dei servizi.
Come Consigliera regionale rinnovo la mia piena disponibilità ad aprire un confronto serio e concreto con la Giunta, con i professionisti sanitari, con i sindacati e con tutti gli attori del sistema per individuare proposte innovative e condivise. La sanità pubblica veneta non ha bisogno di contrapposizioni ideologiche, ma di idee, programmazione e coraggio. Su un tema così importante, il nostro contributo costruttivo non mancherà mai.»



